Ecobonus: estenderli e stabilizzarli per non sprecare “una buona crisi”

Ecobonus: estenderli e stabilizzarli per non sprecare “una buona crisi”

La crisi immobiliare non sarà di breve durata, per cui è meglio dirottare le scarse risorse per incentivare le ristrutturazioni e l’efficientamento dell’esistente, i cui ritorni economici in termini di risparmio della bolletta energetica, riduzione dei costi per malattie e salvaguardia di risorse sono rilevanti.

case costruzione

Non lasciare mai che una buona crisi vada sprecata” (Never let a good crisis go to waste).
L’attuale Sindaco di Chicago Emanuel Rahm, che aveva lasciato il ruolo di Capo di gabinetto della Casa Bianca nel Governo del Presidente Obama per candidarsi alla guida della 3a più grande città degli USA, è diventato famoso per aver pronunciato tale frase durante una Conferenza nel 2008, spiegando poi che la ragione del paradosso consiste nel fatto che tale circostanza costituisce “un’opportunità di fare cose che non avresti pensato di fare prima”.

In attesa di verificare come riuscirà ad applicare tale principio ora che deve far fronte ad un debito di 19 miliardi di dollari che il comune dell’Illinois ha accumulato per pagare le pensioni ai suoi ex dipendenti, senza dichiarare bancarotta, come viceversa ha dovuto fare Detroit, resta la validità della filosofia sottesa a quell’affermazione.
Peraltro, la tesi era già stata indicata tre secoli fa da Giambattista Vico, quando nella “Scienza Nova” invitava a guardare alla “realtà effettuale”, dove le “crisi”, come chiamiamo oggi le difficoltà socio-economiche, “paion traversie, ma sono opportunità”.

Il 2013 per l’edilizia è stato ancora un anno negativo, con una diminuzione secondo l’Istat attorno all’11% rispetto al 2012 considerato l’anno “horribilis” per il comparto. Sarebbe stato ancora più pesante se nel frattempo non fosse intervenuto il Decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito con modificazioni dalla Legge 3 agosto 2013 che prorogava fino al 31 dicembre 2013 le detrazioni del 50% per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio e portava al 65% quelle per interventi di riqualificazione energetica degli edifici, che per il risultato positivo conseguito hanno indotto il Governo a confermarle anche per il 2014 con la Legge di Stabilità ovvero Legge 27 dicembre 2013, n. 147 (S.O. n. 87 della G:U: n. 302 del 27.12.2013). Dal 2015, poi, i due incentivi verranno ridotti rispettivamente al 40% e al 50% e dal 2016 rimarrà solo il primo bonus, cioè quello sugli interventi del recupero del patrimonio edilizio, che ritornerà alla misura del 36%, con un limite di spesa di 48.000 euro per unità immobiliare.

Secondo il CRESME i cosiddetti ecobonus hanno prodotto investimenti stimati in 19 miliardi di euro e altrettanti se ne prevedono per il 2014, garantendo 189.000 posti di lavoro diretti e 283.000 occupati considerando anche l’indotto.
Non è stata accolta dal Governo, tuttavia, la richiesta del Parlamento di estenderli e stabilizzarli, ma questo passaggio sarà inevitabile, perché il settore nei prossimi anni dovrà affrontare momenti altrettanto “pesanti”.

Il nostro modello economico negli ultimi decenni si è retto essenzialmente sul “mattone”, fino a rappresentare il 20% del PIL nazionale. Questa crescita tumultuosa che ha posto il nostro Paese ai vertici europei ha avuto come contropartita un consumo abnorme di territorio, tanto che se nel 1956 erano stati irreversibilmente persi 170 m2 di suolo per ogni italiano, nel 2010 il valore è raddoppiato, passando a più di 340 m2, come ha recentemente attestato l’ISPRA.
Non casualmente, il Governo ha approvato il 13 dicembre 2013 un ddl per la riduzione in termini quantitativi di consumo di suolo, finalizzato ad arrivare al consumo di suolo "zero" nel 2050! A quella data, probabilmente, le banche avranno potuto gradualmente svalutare i propri asset appesantiti ora da un’esposizione nei confronti del settore di 172 miliardi di euro, sperando che nel frattempo ci sia moderata ripresa che a breve, però, non è prevista.

construction output

Il Rapporto “Global Cobstruction 2025. A global forecast for the construction industry over the next decade to 2025”, il 3° che il think tank britannico Global Construction Perspectives pubblica in collaborazione con Oxford Economics, valutando il potenziale di crescita del settore delle costruzioni, prevede al 2025 per l’Europa occidentale nel suo complesso una riduzione del comparto pari 5% inferiore rispetto al 2007, sia per effetto della disoccupazione e del calo dei salari che hanno un impatto negativo sulla edilizia, che per gli alti livelli di debito pubblico che non permetterano di avere disponibilità di finanziamenti per gli investimenti infrastrutturali. Migliori sono le previsioni per l’Europa Orientale, nonostante un previsto calo della popolazione, con Russia e Turchia a far da traino.
A livello globale al 2025 il settore concentrerà le sue costruzioni per il 60% in Cina, India e USA, con la Cina che rappresenterà il 25% del volume edilizio globale.

global construction

Considerando che in Italia, almeno fino al 2025, non si costruiranno molti nuovi edifici residenziali e che abbiamo un “involucro edilizio” dell’esistente tra i meno efficienti da un punto di vista energetico, perché lasciarsi sfuggire l’occasione di “una buona crisi”, dirottando a medio-termine le scarse risorse per implementare ed estendere gli ecobonus?
L’investimento avrebbe notevoli ritorni economici, poiché oltre a tenere in piedi il comparto e il relativo indotto, comporterebbe la riduzione dei costi della bolletta energetica nazionale, la maggiore tutela della salute dei cittadini, con benefici conseguenti sulla spesa del SSN, il minor consumo di risorse, la mitigazione dei cambiamenti climatici e la salvaguardia delle l’ambiente.
Sarebbe anche l’occasione per dare finalmente un segnale di voler rompere quel connubio tra banche e imprenditori, che finora ha privilegiato essenzialmente la rendita fondiaria.


 

Commenta