Presentata alla Fiera Mondiale della Moneta di Berlino

eco coin

Alla Fiera Mondiale della Moneta di Berlino (28-30 gennaio 2011), la Zecca italiana ha presentato, prima nel mondo, l’Eco-Coin, una moneta in metallo riciclato, che costituisce un messaggio di green economy sulla necessità di risparmiare le risorse e l’energia per la coniazione delle monete.

Anche se oggi il ricorso al cash è sempre meno diffuso a favore dei pagamenti con carte di credito, la moneta e i metalli del suo conio godono ancora di un certo valore simbolico, seppur non equiparabile all’apprezzamento che questi hanno avuto nel passato allorché proprio i metalli o le percentuali del loro utilizzo testimoniavano la solidità finanziaria ed economica del Paese che coniava le monete.
Nei libri di Storia antica si dedica tuttora spazio al ruolo giocato dalle riforme monetarie effettuate durante il Basso Impero Romano e, in particolare, all’importanza avuta dall’introduzione del follis (moneta rivestita da un patina d’argento) nell’accentuare l’inflazione dei prezzi dei beni di consumo e la crisi economico-finanziaria che portò alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente. (vedi box).

L’idea dell’Eco-Coin era nata negli anni ’90 del secolo scorso da un progetto ideato e coordinato da Sandro Sassoli, in collaborazione con Arthur Schle-singer Jr. (ex consigliere del Presidente USA, John F. Kennedy), per una moneta mondiale (UFWC - United Future World Currency).
La moneta è contraddistinta su una faccia dalla dicitura “Test Expo 2015 Milano” perché sarà in quella occasione che avverrà il test della nuova valuta virtuale che coinvolgereb-be gli oltre 20 milioni di visitatori previsti durante i 6 mesi dell’evento milanese il cui tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita”, sottolinea la scelta di trattare le tecnologie, l’innovazione, la cultura, le tradizioni e la creatività in rapporto alle problematiche dell’alimentazione e del cibo.
Questo lato, opera del coin designer della Zecca Reale del Belgio, Luc Luycx che ha creato il lato comune delle monete Euro, riporta il numero 1 ripetuto 5 volte, con accanto il simbolo internazionale del riciclo.

L’altro lato è stato realizzato da Laura Cretara, ex responsabile artistica della Zecca, che per il rovescio di questa moneta ecologica ha disegnato “L’Albero della Vita”, costituito da 5 foglie di altrettanti alberi che crescono in ognuno dei 5 Continenti e che richiama il tema dell’Expo 2015.
Attualmente non ha un valore, anche se dai primi studi dovrebbe variare tra 1,23 e 1,68 euro, secondo quanto affermato da Sassoli che ha pure annunciato che presto la moneta sarà consegnata al Segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon.

“L’ecologia salverà il mondo - ha dichiarato Sandro Sassoli - Questa moneta dà un mes-saggio forte sulla protezione della natura, con particolare riferimento al riciclaggio delle materie”.
La scelta di limitare lo spreco e il consumo eccessivo di materie prime e di energia avrà un ruolo centrale nelle future strategie globali, e la moneta, che rappresenta un oggetto degli scambi internazionali, costituisce un ottimo strumento di diffusione e promozione di tali concetti, in quanto raggiunge un grande numero di persone in tutto il mondo.
Basta dare uno sguardo alle cifre per rendersi conto della quantità di energia che si risparmierebbe con il riciclaggio dei metalli, rispetto all’utilizzo dei minerali vergini:
- il 92% per l’alluminio;
- il 90% per il rame;
- il 56% per l’acciaio.
A questi dati si devono aggiungere i risparmi di risorse naturali che potrebbero essere utilizzate in altro modo. Per esempio, con 1.000 kg. di acciaio riciclato, si eviterebbe l’estrazione di 1.130 kg. di ferro, di 634 kg. di carbone e 53 kg. di calcare; riciclando 1 tonnellata di alluminio si conserverebbero 8 tonnellate di bauxite e 14 MW orari di energia elettrica.

LA SCARSA QUALITÀ DELLE MONETE COME SINTOMO DELLA CRISI DELL’IMPERO ROMANO

Viene riproposta diffusamente nei libri di storia la vicenda esemplare del follis, moneta introdotta da Diocleziano alla fi ne del III secolo, costituita essenzialmente da bronzo (95%) e da una lamina esterna in argento (5%). Alla fi ne del III secolo d. C., le monete argentee, su cui si erano basati fi no allora gli scambi commerciali, erano ormai introvabili perché la gente preferiva “tesorizzarle”, in quanto le zecche non erano più in grado di provvedervi per le diffi coltà di reperimento del prezioso metallo. Le comunicazioni tra le varie parti dell’Impero, che permettessero il raggiungimento delle miniere, erano diventate diffi cili ed insicure, sia per le prime scorribande delle popolazioni “barbariche” sia per la scarsa affi dabilità degli eserciti che ne dovevano controllare l’accesso, senza contare i saccheggi che i carichi subivano durante il tragitto verso le zecche del tempo.Dal 235 al 284, infatti, l’Impero Romano, indebolito economicamente dalle scarse raccolte di prodotti agricoli per le sfavorevoli condizioni climatiche (vedi articolo “L’instabilità climatica determinante nel crollo dell’Impero Romano”, a pag. 8 di questo stesso numero), dalle conseguenti carestie ed epidemie che determinarono una diminuzione dei lavoratori nelle campagne e dei soldati, dall’utilizzo sempre più diffuso di eserciti stranieri per poter fronteggiare le incursioni dei Germani e delle altre popolazioni dell’Europa Centro-orientale, fu preda di una grave crisi politico istituzionale che prese il nome di “anarchia militare”.Erano gli scontri tra le varie armate degli eserciti imperiali a determinare l’ascesa al trono dell’imperatore e le truppe erano diventate così esose nelle loro richieste fi nanziarie che lo Stato si trovò impotente e a corto di liquidità.Iniziò così il rincaro dei beni di consumo che comportò una conseguente infl azione che la riforma monetaria (295 d. C.) voluta dall’imperatore Diocleziano accentuò drammaticamente, con l’introduzione del follis, di cui le regioni dell’Impero furono letteralmente inondate. Collocato come valore tra le monete bronzee e quella aurea, il follis era così “svilito” e si ossidava in così poco tempo che la gente non vedeva l’ora di liberarsene.Se dal 285 al 295 i prezzi si erano raddoppiati, nel decennio successivo aumentarono addirittura del 500%. Inutile risultò a quel punto il tentativo dell’imperatore dalmata di imporre un prezzo massimo ai generi di consumo (301) che, per lo più, furono ritirati dal commercio per essere immessi sul “mercato nero”, fuori così dal giro delle imposte: tant’è che l’Editto fu ritirato.Anche se Costantino nel 324 tentò di ripristinare un buon corso ad una moneta aurea (solido), ormai si era perduto il suo valore nominale: per pagare veniva pesata.