Earth Overshoot Day 2016

Earth Overshoot Day 2016

Quest'anno, secondo calcoli fatti dal Global Footprint Network che ha sviluppato fin dal 1993 l'idea di calcolare la data in cui il nostro consumo di risorse naturali supera la capacità rigenerativa del Pianeta, il giorno è caduto 5 giorni prima rispetto al 2015, confermando che anno dopo anno cominciamo ad “indebitarci” sempre prima. Attualmente vengono dissipati servizi e risorse come se il Pianeta fosse 1,6 volte più grande.

earth overshoot day 2016

Se l’umanità per secoli ha usufruito delle risorse della Terra, mantenendo il prelievo all’interno del bilancio e dei confini planetari, secondo calcoli fatti dal Global Footprint Network, dagli anni ’70 la comunità globale ha iniziato a consumare più di quanto gli ecosistemi terrestri siano in grado di produrre risorse ed assorbire rifiuti (overshooting). Anche se non tutte le risorse della Terra sono consumate dall’uomo, attualmente vengono dissipati servizi e risorse come se il Pianeta fosse 1,6 volte più grande.

Quindi, l’Earth Overshoot Day, seppure pensato come una stima piuttosto che una data esatta, segnala il momento in cui l’umanità contrae un debito ecologico. Quest’anno è caduto l'8 agosto, mentre l’anno scorso è avvenuto il 13 agosto. Quando nel 1993 venne sviluppata l’idea dell’Earth Overshoot Day quale data di un determinato anno in cui il nostro consumo di risorse naturali supera la capacità rigenerativa del Pianeta, era stato il 21 ottobre. Anno dopo anno cominciamo ad “indebitarci” sempre prima, scaricando sulle future generazioni gli interessi passivi.

Peraltro, il “quando” è meno importante del “quanto”, perché indipendentemente da quale approccio scientifico sia usato e quali miglioramenti metodologici siano adottati per cercare di tenere conto del fabbisogno umano e della produzione naturale, l’andamento rimane sempre lo stesso. Il nostro debito sta aumentando e matura interessi crescenti che stiamo pagando e che si traducono in: carenza di cibo; popolazioni di animali selvaggi in caduta libera; scomparsa delle foreste; degrado della produttività delle terre; crescente CO2.

"Emettiamo più anidride carbonica nell'atmosfera di quanto gli oceani e le foreste siano in grado di assorbire e deprediamo le zone di pesca e le foreste più velocemente di quanto possano riprodursi e ricostituirsi", evidenzia l'Organizzazione, secondo cui per soddisfare la domanda servirebbero 1,6 Pianeti. Se la popolazione globale vivesse come gli italiani, ci sarebbe bisogno di 2,7 Terre, mentre ci vorrebbero ben “4,3 Italie” per soddisfare con le sole risorse nazionali la nostra domanda. 

how many countries are required

L'ultimo Rapporto del Gruppo di scienziati di fama internazionale dell'UNEP ammonisce che l'attuale ritmo di estrazione e consumo di materiali non è sostenibile e sta già avendo pesanti impatti sulla salute e qualità della vita delle persone.

Non c’è dubbio che l’aumento della popolazione mondiale ha un peso, ma finora è una minoranza della popolazione mondiale che sta consumando la maggioranza delle risorse della Terra. Questo “prestito”, ovviamente, non può continuare a lungo, e potrebbe risultare fisicamente impossibile, oltre che eticamente insopportabile, dal momento che l’impoverimento dei servizi ecosistemici avrà un costo pesantissimo per le popolazioni che basano la propria sussistenza su forme semplici di agricoltura, allevamento, pesca e silvicoltura. Il contributo del carbonio all’impronta ecologica globale, che tiene conto anche dell’uso dei combustibili fossili, è pari alla metà ed è, secondo Global Footprint, il componente che cresce più velocemente. Stiamo immettendo tanto carbonio che il Pianeta non riesce ad assorbire e si accumula, così, in atmosfera, contribuendo ai cambiamenti climatici in atto.

Se il global warming rappresenta il sintomo più inquietante dell’overshooting, esso offre anche una grande opportunità per l’inversione di tendenza, poiché ogni iniziativa intrapresa per ridurre i cambiamenti climatici riduce anche il sovraconsumo e viceversa. Mitigare i cambiamenti climatici senza esaurire altre risorse naturali, contribuisce a bilanciare il “budget” del Pianeta ed è la sfida che i policy makers debbono affrontare.

Il taglio della CO2 è l'obiettivo dell'Accordo internazionale sul clima siglato a Parigi nel dicembre scorso. Un obiettivo che, per il Global Footprint Network, "richiede di trovare un nuovo modo di vivere ma è raggiungibile con le tecnologie disponibili, ed è economicamente vantaggioso".

Allo stesso tempo, sottolinea l'organizzazione, come singole persone ognuno può impegnarsi per il cambiamento del proprio stile di vita quotidiano. In quest'ottica è nata la Campagna #pledgefortheplanet, "Impegnati per il Pianeta", in cui si sceglie un impegno - dal ridurre il consumo di carta all'organizzare una cena 'veg' tra amici - e si condivide sui social media un selfie che lo testimonia. 

"Un tale nuovo modo di vivere porta molti vantaggi, ma richiede anche impegno per realizzarlo - ha dichiarato  Mathis Wackernagel, co-fondatore e Ceo di Global Footprint Network- La buona notizia è che tutto ciò è attuabile con le tecnologie disponibili ed é economicamente vantaggioso dato che i benefici complessivi sono superiori a costi. Si stimoleranno settori emergenti come le energie rinnovabili, riducendo i rischi e i costi connessi a settori imprenditoriali ormai senza futuro perché basati su tecnologie caratterizzate da alte emissioni di carbonio o perché soggetti ai rischi connessi al cambiamento climatico. L’unica risorsa di cui abbiamo più bisogno è la volontà politica".

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