Il Rapporto di CeSPI, FOCSIV e WWF Italia sollecita le istituzioni e propone alla società civile una riflessione per non discriminare le persone che fuggono dai sempre più frequenti disastri ambientali causati dai cambiamenti climatici e che non sono tutelate dalla Convenzione di Ginevra (1951) per i rifugiati da guerre.

climate change migration

Quando si verificano esodi causati dal clima, possono essere visti sia come un fallimento nell’adattamento (cioè come un riflesso della vulnerabilità e dell’inadeguata resilienza, e quindi una reazione più “da rifugiati”) o come una strategia di sopravvivenza (uno sforzo per differenziare le fonti di guadagno e creare resilienza). […] I problemi ambientali sono spesso strettamente intrecciati con condizioni socioeconomiche come povertà e diseguaglianza di possesso di terre, dispute per le risorse, progetti di sviluppo mal pianificati e governance deboli. È poi più difficile distinguere con chiarezza tra spostamenti di persone volontari e obbligati. È più utile pensare in termini di un continuum di cause e fattori, invece che di distinzioni lapidarie". ("State of the World 2013 - È ancora possibile la sostenibilità?", Capitolo 31. Cambiamenti climatici e migrazioni, a cura di Gianfranco Bologna, Ed. Ambiente).

Queste considerazioni di Michael Renner, nell'annuale Rapporto del Worldwatch Institute che, per l’autorevolezza delle analisi e delle valutazioni condotte ininterrottamente dal 1984 sulle questioni più critiche e problematiche che si sono presentate sulla scena mondiale, è divenuto un classico della letteratura ambientale, costituiscono il focus del Rapporto “Migrazioni e cambiamento climatico”.

Partendo, infatti, dalla premessa che lo spostamento delle persone che vivono nelle aree a maggior rischio di eventi meteorologici estremi potrebbe diventare una strategia di adattamento, il Centro Studi di Politica Internazionale (CeSPI), associazione indipendente e senza fini di lucro, la Federazione Organismi Cristiani di Servizio Internazionale Volontario (FOCSIV) e l'Associazione ambientalista WWF Italia, in vista della Conferenza COP21 di Parigi sul clima, "chiedono alle istituzioni e propongono alla società civile una riflessione sugli strumenti legali internazionali", affinché non siano discriminate le persone in difficoltà o che hanno necessità di spostarsi, ma riconosca i diritti a chi fugge dai sempre più frequenti disastri ambientali causati dai cambiamenti climatici; occorre creare nuovi regimi dei flussi a livello regionale fondati sul riconoscimento dei diritti dei migranti, integrati nei piani di adattamento al cambiamento climatico.


global displacement by type of hazard

Secondo IDMC (Internal Displacement Monitoring Centre) dal 2008 al 2014 oltre 157 milioni di persone sono state costrette a spostarsi per eventi meteorologici estremi, soprattutto a seguito di tempeste e alluvioni che hanno rappresentato l’85% delle cause, seguite dai terremoti, e che oggi le persone hanno il 60% in più di probabilità di dover abbandonare la propria casa di quanto non ne avessero nel 1975.

Aumento delle temperature dell’aria e della superficie dei mari, cambiamento delle precipitazioni (frequenza, intensità); innalzamento del livello dei mari causato dalla fusione dei ghiacci; eventi “regionali” come El Niño e monsoni asiatici: sono tutti fenomeni che stanno portando all’intensificazione della competizione tra popolazioni, Stati e imprese per il controllo e l’utilizzo delle risorse naturali che potrebbe causare conflitti e quindi provocare migrazioni forzate.

È purtroppo facile prevedere che questo porterà intere popolazioni a subire enormi difficoltà nel soddisfacimento dei bisogni elementari, specie se alla scarsità delle risorse e alla gravità dei fenomeni meteorologici estremi si assoceranno conflitti per il controllo delle risorse, aumento della violenza e disgregazione sociale.

Gli effetti dei cambiamenti climatici interagiscono inoltre con altre variabili, di tipo socio-economico ma anche di politiche di uso del suolo e di gestione della risorsa idrica: cementificazione e pratiche agricole che riducono la capacità del terreno di assorbire l’acqua, accaparramento di terre e “land grabbing” sono tra quelle pratiche destinate ad amplificare gli effetti dei cambiamenti climatici, ponendo le premesse per migrazioni forzate.
 

the main drivers of displacement


Il report individua 5 “forme” di spostamento:
- all'interno dei Paesi come strategia proattiva delle famiglie per mettersi al riparo dai rischi, a carattere stagionale o di breve durata;
- migrazioni di carattere internazionale;
- a carattere permanente e di spostamento di interi nuclei familiari, come avviene nella regione del Sahel con lo spostamento verso le città o più a sud;
- sfollati interni e profughi a livello internazionale a causa di calamità naturali improvvise (il caso limite delle piccole isole del Pacifico, Kiribati o Tuvalu);
- ricollocazione di intere comunità per ridurre la loro esposizione a grandi rischi naturali e climatici.

A supporto della tesi che il fenomeno migratorio è complesso e che le cause sono interagenti, un box all'interno del report dedicato alla Siria, sottolinea come la crisi di quel Paese e i milioni di rifugiati che sono stati costretti ad andarsene a causa dei conflitti in corso, si inserisce in un quadro più ampio di cause concomitanti che trovano nella siccità che ha colpito negli ultimi anni quella regione che a scuola abbiamo conosciuto come la "Mezzaluna fertile" (Fertile Crescent), dove viceversa proprio la grande disponibilità di risorse idriche aveva creato i presupposti per dar vita ad alcune delle grandi civiltà del passato.
 

cambiamento climatico e guerra in siria


Un tema, quello dei cambiamenti climatici, al centro del pellegrinaggio “Una Terra. Una famiglia umana", organizzato da FOCSIV per la tappa italiana e sostenuto dalla Coalizione Italiana per il Clima, guidato Yeb Sano, ex Ministro delle Filippine e negoziatore del suo Paese per i cambiamenti climatici.

Per un’emergenza sempre più incombente, serve una risposta politica complessa: politica ambientale e interventi socio-economici per sviluppare la resilienza delle popolazioni colpite dagli effetti del global warming.