Un calo del 6,4% nel 2012, rispetto al 2011, costituisce un campanello d’allarme per la possibilità di raggiungere l’obiettivo dell’UE del 55% di rinnovabili del segmento entro il 2020, senza adeguate politiche di sostegno da parte dei Paesi membri.

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In occasione di “Intersolar Europe”, la più grande Fiera mondiale dedicata all’industria del solare, svoltasi a Monaco di Baviera (19-21 giugno 2013), la Federazione Europea dell’Industria del Solare (ESTIF), ha presentato il Rapporto “Solar Thermal Markets in Europe” che contiene trends e statistiche del mercato europeo nel 2012.

Il dato saliente che emerge è che il solare termico dell’UE continua a soffrire dei vincoli imposti dalla crisi economico-finanziaria che interessa la maggior parte del continente, con un conseguente rallentamento delle costruzioni e la riduzione dei regimi di sostegno pubblico. Così, a fronte di una capacità installata che nell’ultimo decennio si è più che triplicata, il 2012 ha registrato un calo pari a 2,4 GWth, con una diminuzione del 6,4% rispetto all’anno precedente, anche se il settore ha rappresentato un fatturato complessivo di 2,4 miliardi di euro e 32.000 posti di lavoro a tempo pieno.

Alcuni segmenti di mercato tradizionali hanno risentito della recessione, mentre altri, come il calore solare di processo industriale, sono migliorati. Così, alcuni mercati maturi hanno sperimentato delle battute d’arresto, viceversa altri stanno dimostrando grande capacità di ripresa e segnali incoraggianti, soprattutto in alcuni mercati emergenti che si stanno sviluppando a ritmo sostenuto.

Segmenti di mercato ben precisi, come la produzione di acqua calda sanitaria per le abitazioni unifamiliari, sono stati i più colpiti dalla crisi economica, mentre i sistemi di grandi dimensioni (superiori a 35 kWth) per il riscaldamento e raffrescamento delle utenze commerciali e i sistemi di grandi dimensioni utilizzati nel teleriscaldamento solare (superiori a 350 kWth) hanno mostrato una rapida crescita e un sviluppo positivo. La Danimarca ha dimostrato di essere la terra dei grandi e grandissimi impianti di teleriscaldamento solare, pari al 65% della capacità totale europea installata in impianti di grandi dimensioni.

La Germania, il colosso europeo del solare termico, il cui mercato rappresenta quasi il 40% della capacità totale installata in Europa, ha avuto nel 2012 una battuta d’arresto con una diminuzione del 9,4%, contribuendo così al risultato complessivamente negativo dell’Europa. Tuttavia, altri Paesi, come Polonia, Ungheria e Belgio, hanno continuato a crescere, confermando l’importanza dei sistemi di incentivazione finanziaria come strumenti per la diffusione del solare termico nelle prime fasi di sviluppo del mercato.

Paesi dell’Europa meridionale, come Portogallo, Italia e Spagna, hanno ancora una volta subito un forte calo, con diversi anni consecutivi di declino, mentre colpisce positivamente la Grecia che, nonostante la dura recessione, è riuscita a rimanere stabile nel corso degli ultimi due anni, dimostrando che il solare termico è in grado di fornire ai consumatori una soluzione conveniente e affidabile, nonché una maggiore indipendenza energetica.

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Per quanto attiene all’Italia, il 2012 ha segnato un calo del 15% rispetto all’anno precedente, anche se con 241 MWth quello italiano rappresenta il 2° mercato del solare termico europeo, con una fetta del 10%.

"Il supporto per il calore solare, il risparmio energetico e le energie rinnovabili dovrebbe avere una vera parità di condizioni nel mercato – ha affermato il Presidente ESTIF, Robin Welling - La transizione energetica è una scelta politica attuata tramite le politiche pubbliche come le politiche energetiche sono sempre state".

Nel primo Rapporto sui progressi della Direttiva 2009/28/CE sulle energie rinnovabili, presentato dalla Commissione UE il 27 marzo 2013, si evidenzia che le iniziative politiche in corso e quelle previste non sono nella traiettoria per far raggiungere al solare termico l’obiettivo del 55% entro il 2020, rallentando di conseguenza i progressi verso i 3 obiettivi della politica energetica dell’UE:

- indipendenza dalle energie fossili;

- sicurezza degli approvvigionamenti;

- energia sostenibile.

Inoltre, un’insufficiente diffusione delle diverse tecnologie proprie delle energie rinnovabili ostacolerebbe l’adeguata riduzione dei costi di produzione e, quindi, non consentirebbe alle energie rinnovabili di contribuire alla competitività dell’UE. Infine, il mancato raggiungimento degli obiettivi nazionali vincolanti da parte di alcuni Stati membri porterebbe all’avvio di procedure di infrazione nei loro confronti.