La fotografia scattata dal Rapporto Ismea-Qualivita sulle produzioni italiane agroalimentari e vitivinicole certificate conferma che il Sistema protegge dalle crisi di mercato con una crescita di valore alla produzione del 2,6%.

È stato presentato il 7 febbraio 2017 il XIV Rapporto Ismea - Qualivita sulle produzioni italiane agroalimentari e vitivinicole DOP, IGP e STG, l'indagine annuale che analizza i più importanti fenomeni socio-economici della qualità alimentare certificata, il comparto che forse meglio di ogni altro rappresenta la peculiarità e la forza delle produzioni made in Italy.

Con 814 prodotti certificati Food e Wine e ben 13 nuove registrazioni nel corso del 2016, l'Italia mantiene il suo primato a livello globale, raggiungendo nel 2015 il valore alla produzione del settore di 13,8 miliardi di euro, per una crescita del +2,6% su base annua e un peso del 10% sul fatturato totale dell'industria agroalimentare nazionale.
"Sono dati importanti perché ci dicono che la DOP protegge dalle crisi di mercato - ha sottolineato il Viceministro alle Politiche agricole alimentari e forestali, Andrea Olivero - Basti pensare al comparto lattiero-caseario dove i formaggi DOP e IGP vanno meglio rispetto alle altre voci del settore. Non è quindi vuota economia quando chiediamo qualità alle imprese, e questa scelta produttiva garantisce reddito. Prodotti e territorio sono un binomio vincente per l'Italia. Tutelare i nostri marchi a denominazione non è peraltro protezionismo ma un modo efficace di tutelare il livello qualitativo delle nostre produzioni, e questa forza nessuno ce la può portare via".

Le Indicazioni Geografiche continuano a rappresentare un fattore chiave della crescita del made in Italy nel mondo, con un valore all'export di 7,8 miliardi di euro, pari al 21% delle esportazioni del settore agroalimentare e un trend positivo che sfiora la doppia cifra con un +9,6%.

Il settore Food - composto da oltre 80 mila operatori - vale 6,35 miliardi di euro alla produzione (-1,5% su base annua) e registra una crescita al consumo del +1,7%, con un trend che nella Grande Distribuzione supera il +5%. Il comparto Wine - che raggiunge una produzione certificata di 2,84 miliardi di bottiglie - vale 7,4 miliardi di euro alla produzione con una crescita del +5,8%.

Nel 2015 sono cresciute del +5,1% le vendite in valore dei prodotti Food DOP e IGP a peso fisso presso la Grande Distribuzione nazionale (GDO), trend decisamente più sostenuto di quello rilevato per l'intera categoria dei prodotti agroalimentari a peso fisso nella GDO (+1,9%). Per il Wine l'incidenza dei vini certificati presso la Grande Distribuzione, senza considerare gli spumanti, sfiora il 75% delle vendite in valore per un giro d'affari di 1,3 miliardi di euro.

Gli areali di produzione delle denominazioni nel loro complesso coinvolgono capillarmente tutto il Paese, con zone ad alta presenza di filiere agroalimentari di qualità ed altre con intensità minore. L'analisi Ismea-Qualivita sulla ricaduta del valore economico delle filiere DOP e IGP nelle Province italiane restituisce una fotografia dell'impatto del sistema IG a livello territoriale. L'analisi conferma una forte concentrazione - soprattutto nelle aree del Nord-Est e Nord-Ovest - con il 20% delle province italiane che copre oltre l'80% del valore economico complessivo, anche se si rilevano dinamiche di impatto diverse sui territori d'Italia per le varie filiere produttive. Nel comparto agroalimentare, le prime tre Province - Parma, Modena, Reggio nell'Emilia - confermano l'importanza della FoodValley emiliana, grazie al numero di filiere DOP e IGP (34) che insistono nel territorio, ma soprattutto all'entità del valore economico delle produzioni maggiori (Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma e Aceto Balsamico di Modena, in primis). Nel comparto Wine, è il "Sistema Prosecco" a determinare il maggiore impatto sul territorio di Treviso e Verona, Province che presentano, comunque, altre numerose importanti denominazioni; seguono le Province di Siena, Cuneo, Asti e Firenze, areali di produzione delle "denominazioni storiche" toscane e piemontesi.

L'agroalimentare certificato DOP e IGP produce per 6,35 miliardi di euro, in debole flessione rispetto al dato consolidato 2014 (-1,5%), mentre al consumo registra un aumento del +1,7% che attesta il dato totale a 13,3 miliardi di euro (corrispondente al 10% della spesa complessiva destinata dalle famiglie italiane ai generi alimentari). Sui mercati esteri il volume d'affari conseguito con l'export del Food italiano DOP e IGP, raggiunge nel 2015 i 3,1 miliardi di euro(+17% su base annua): risultato considerevole rispetto alla pur consistente crescita del +7,8% delle esportazioni complessive dell'agroalimentare nazionale.

Il Comparto Wine registra una produzione certificata di 2,84 miliardi di bottiglie e un valore alla produzione dello sfuso di 7,4 miliardi di euro( +5,8%), aspetti che, insieme all'aumento del valore all'export del +7,7%, sono sostenuti in particolare dall'ottimo trend del "Sistema Prosecco" che con un +57% sul 2014 stima un valore alla produzione dello sfuso di oltre 600 milioni di euro.

Superano i 32 milioni di euro le risorse investite in comunicazione dai Consorzi di tutela del comparto Food, destinate soprattutto a TV, stampa e partecipazione a fiere, in particolare nazionali. Il 67% degli investimenti è destinato alla comunicazione in Italia e il restante 33% verso l'estero. Circa un Consorzio su tre ha almeno un profilo sui Social Network Sites per un pubblico che sfiora i 2 milioni di utenti Facebook e 4 milioni di visualizzazioni su Youtube.

Nel 2016, ai 13 nuovi prodotti DOP e IGP, si aggiungono 4 richieste di registrazione da parte dell'Italia. Nel nostro Paese sono inoltre state effettuate 16 modifiche a disciplinari, avanzate 10 domande di modifica a disciplinari e applicata 1 protezione transitoria. Il Sistema italiano conta 247 Consorzi di tutela riconosciuti dal MiPAAF - 137 Food e 110 Wine - e 247 Agenti vigilatori. Nel corso dell'anno sono stati effettuati dagli Organismi di controllo pubblici oltre 162mila controlli, di cui più di 1.500 sul Web, per un valore di sequestri complessivo che supera i 36 milioni di euro.