L’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni ha presentato un Piano per la riduzione del rischio idrogeologico che prevede interventi di bonifica quasi tutti immediatamente cantierabili, ma occorre che la classe politica cominci a pensare a progetti a medio-lungo termine anziché far fronte alle emergenze.

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Gli interventi necessari per ridurre il rischio idrogeologico richiedono un investimento di quasi 8 miliardi di euro per 3.383 interventi”.
È questa, secondo l’ANBI, la previsione di spesa contenuta nel Piano contro il dissesto idrogeologico presentato il 18 febbraio 2014 dall’Associazione che rappresenta e tutela i Consorzi che hanno il compito di realizzare e gestire opere di difesa e regolazione idraulica.

Di fronte al succedersi delle criticità idrogeologiche che colpiscono il Paese e di fronte alla persistente disattenzione concreta della politica, ci siamo assunti, ancora una volta, la responsabilità di presentare il Piano - ha dichiarato il Presidente ANBI, Massimo Gargano - L’adeguamento delle opere di bonifica idraulica è condizione fondamentale per la sicurezza del territorio e per qualunque attività economica”.

Sono 1.260.000 edifici a rischio, e di questi 6.251 sono edifici scolastici e 547 sono ospedali, per effetto di fenomeni ricadenti nel dissesto idrogeologico, in continuo aumento non solo per gli effetti dei cambiamenti climatici, con il conseguente regime di piogge intense che si concentrano in poche ore (le cosiddette “bombe d’acqua”), ma soprattutto per l’inarrestabile urbanizzazione di questi ultimi decenni e un insostenibile uso e consumo di suolo.

Secondo l'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ad ogni secondo nel nostro Paese vengono occupati 8 m2 di suolo per un totale di 70 ettari al giorno. 

Con l’aumento dei fenomeni di dissesto, sono lievitati anche i costi per la messa in sicurezza del territorio visto che una edizione del Piano, poroposta dall’ANBI 5 anni fa prevedeva una spesa di quasi la metà di quel che è stato indicato in questo.
È necessario accelerare i tempi perché, aumentando la fragilità del territorio, non solo si creano irreparabili  drammi umani e danni alle cose, ma si pregiudica ormai anche un bene indispensabile per la ripresa economica del nostro Paese, quale il patrimonio culturale, come ulteriormente testimoniato dal recente crollo delle mura di Volterra [ndr: nella foto di copertina]- ha sottolineato Gargano - I primi dati delle nostre elaborazioni dimostrano, per il quinto anno consecutivo, come, in assenza di un piano di interventi, la situazione peggiori in maniera rilevante, incrementando la necessità di risorse per riparare i danni, pari a circa cinque volte quanto servirebbe per prevenirli”.

Il piano proposto dall’ANBI interessa:

- lavori di adeguamento e ristrutturazione dei torrenti e delle rogge (anche con interventi di ingegneria naturalistica) ed interventi per il ripristino delle frane sulle sponde dei canali;
- lavori di manutenzione straordinaria e di adeguamento del reticolo idraulico di bonifica, delle centrali idrovore e degli argini;

- interventi di manutenzione del reticolo idraulico a difesa dei centri abitati;

- realizzazione di opere per il contenimento delle piene (casse di espansione, canali scolmatori) al fine di smaltire gli elevatissimi volumi idrici derivanti dai bacini montani e che giungono a valle sempre più rapidamente;

- adeguamento delle infrastrutture idrauliche al territorio urbanizzato;

- lavori di stabilizzazione delle pendici, collinari e montane.

Si tratta di un piano di interventi quasi tutti immediatamente cantierabili - ha aggiunto Gargano, lanciando un appello al nuovo esecutivo - Il dissesto idrogeologico deve essere un imperativo per chi si candida alla guida del Governo".

Qualche settimana fa, Coldiretti in una nota redatta a margine del contributo dell’organizzazione al processo di consultazione pubblica avviata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per la “Strategia Nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici”, osservava che da una analisi condotta dall’organizzazione sulla base dei dati del CNR, in Italia 4 cittadini su 10 (41%) si sentono minacciati dalle alluvioni e dalle frane sul territorio nazionale dove si contano 6.633 comuni (82% del totale), con parte del territorio a rischio per il dissesto idrogeologico per una superficie di 2.951.700 ettari (9,8% del territorio nazionale). 

"Con i cambiamenti climatici - si sottolineava nella nota  - è sempre più urgente investire nella prevenzione per un Paese con più di 5 milioni i cittadini italiani che ogni giorno vivono o lavorano in aree considerate ad alto rischio. Se in media l'82% dei comuni italiani ha parte del territorio a rischio per frane ed alluvioni, la situazione è peggiore nelle regioni interessate dalla recente ondata di maltempo come la Calabria e la Basilicata dove la percentuale sale 100/100o, in Toscana e Liguria con il 98% e al 95% in Emilia Romagna”.

Nonostante questa situazione drammatica gli interventi statali sono risultati del tutto inadeguati e, quando ci sono stati, non sono stati spesi, come ha denunciato la Corte dei Conti - Sezione Centrale di Controllo. Nel definire il “Programma dei controlli sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato per l’anno 2013” (delibera n. 1/2013), al punto 2) Piani strategici nazionali e Programma di interventi urgenti per la riduzione del rischio idrogeologico, della Cat. IV Ambiente, tutela del territorio e politiche agricole, la Corte scrive: “L’attuale indagine, che comprende, principalmente, la gestione dei capitoli di bilancio 8640 e 8531 [del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare] per i quali si evidenziano concreti pericoli di imminenti fenomeni di perenzione degni di approfondimento, dovrà verificare, a distanza ormai di quasi 4 anni dalla precedente, quale sia il vigente stato di avanzamento dei plurimi programmi e piani di intervento, accertando se sussistano tuttora le pregresse gravi patologie gestorie evidenziate [il corsivo ovviamente è nostro]”. 

Nell’indagine precedente, cui la Corte fa riferimento, si mettevano in evidenza, infatti, le “situazioni di inerzia e di difficoltà dei soggetti attuatori”.

È assolutamente inammissibile - scriveva la Magistratura contabile - che vengano lasciati troppo a lungo inutilizzati per lo scopo specifico cui sono destinati i finanziamenti prontamente e interamente erogati dall’amministrazione centrale per la realizzazione di interventi definiti urgenti”.

In Italia, proseguiva la nota di Coldiretti riportando i dati del CNR-Cirpi, dal 1960 al 2012 sono morte oltre 4.000 persone, a seguito di 541 inondazioni che hanno colpito 451 località di 388 Comuni, di 812 frane in 747 località di 536 Comuni. 

Purtroppo, l’esperienza insegna che la nostra classe politica è più propensa ad investimenti di cantierabilità per far fronte all’emergenza, piuttosto che a quelli per interventi di lungo periodo.
Fino a che gli interessi elettorali (a breve termine) saranno prevalenti rispetto alle preoccupazioni per l’ambiente di vita delle giovani e future generazioni (medio-lungo termine), continueremo a convivere con altrettante tragedie.