Il primo Rapporto Waste Strategy, realizzato da Althesys, segnala che la gestione dei rifiuti in Italia è ancora troppo sbilanciata sulle discariche, soprattutto nelle regioni meno dotate di impianti di selezione e smaltimento. Tale fenomeno rischia di acuirsi ulteriormente alla luce della revisione delle Direttive sui rifiuti che la Commissione UE ha definito nel luglio scorso e che propongono percentuali più ambiziose di raccolta differenziata per recuperare maggiori quantità di materiali, raggiungendo l’obiettivo discarica-zero.

discarica rifiuti


È stato presentato a Roma la settimana scorsa il 1° Rapporto Waste Strategy (WAS) dedicato a “L’industria italiana del waste management e del riciclo tra strategie aziendali e politiche di sistema”, realizzato da Althesys che fa parte del think tank (WAS) che ha lo scopo di fornire una visione unitaria della filiera produzione e consumo della gestione dei rifiuti e del riciclo per proporre strategie d’impresa e politiche di sistema che integrino i diversi aspetti ambientali, sociali, industriali economici, normativi e tecnologici, si è articolato sulle seguenti aree:
1. l’evoluzione del settore del waste management in Italia: il contesto regolatorio, tecnologico e di mercato;
2. lo scenario competitivo e il quadro economico-finanziario dei maggiori player: gli investimenti nel settore in Italia;
3. le tendenze strategiche e i modelli prevalenti;
4. gli effetti della gestione dei rifiuti sul sistema Paese;
5. le politiche italiane: analisi e proposte.

Dal report emerge che in Italia ci sono troppe discariche e che la loro aspettativa di vita, stante gli attuali ritmi di smaltimento, è di 2 anni.
In particolare, si segnala che il mix di gestione italiano rimane ancora troppo sbilanciato sulle discariche che in alcune aree del nostro Paese sono la destinazione finale di oltre il 90% dei rifiuti urbani prodotti, contro una media nazionale che si attesta al 37%, con le situazioni più critiche in Sicilia, Calabria, Lazio, Puglia e Liguria.

Le regioni italiane hanno diversi livelli di dipendenza dalle discariche in funzione del livello di raccolta differenziata e di termovalorizzazione. Le regioni meno dotate di impianti sono anche quelle con i livelli di raccolta differenziata più bassi. Analizzando i Piani Regionali emerge la tendenza a continuare a puntare sulle discariche o, addirittura, a non prevedere soluzioni per lo smaltimento. Anche qualora previsti, secondo il report, i termovalorizzatori raramente giungono a costruzione: della capacità totale prevista dagli ultimi Piani Regionali disponibili (circa 2,5 mln ton per 16 regioni al 2013) ne è stata realizzata meno del 20%.

La gestione dei rifiuti comporta una serie di importanti ricadute per il sistema Paese - ha spiegato Alessandro Marangoni, Amministratore delegato di Althesys, presentando il Rapporto - L'Europa si prepara a fare un altro salto: perdere questa opportunità vorrebbe dire rinunciare a decine di migliaia di posti di lavoro e rendere meno competitivo l'intero sistema produttivo nazionale. Mentre mettersi in linea con Bruxelles significa ottenere vantaggi consistenti in termini di occupati, fatturato, emissioni serra evitate, diminuzione dell'impatto ambientale del ciclo dei rifiuti. La posta in gioco è un pacchetto di vantaggi al 2030 che per l'Italia vale 15 miliardi di euro”.

La Commissione UE ha proposto nel luglio scorso la revisione delle 6 Direttive che disciplinano la gestione dei rifiuti (2008/98/CE sui rifiuti; 94/62/CE sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggi; 1999/31/Ce relativa alle discariche di rifiuti; 2000/53/CE sul fine vita dei veicoli; 2006/66/CE su pile e accumulatori e rifiuti di pile e accumulatori; 2012/19/UE sui RAEE) come parte fondamentale per conseguire gli obiettivi della “circular economy” che presuppone una gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti, fissando obiettivi più ambiziosi in materia di riutilizzo, riciclaggio e messa in discarica, sui quali, tuttavia, le delegazioni ministeriali dei Paesi membri all’ultimo Consiglio Ambiente del 28 Ottobre 2014 hanno espresso varie perplessità.

Secondo il WAS, la gestione dei rifiuti in Italia è ancora distante da quella dei Paesi del Nord Europa, che nel corso degli anni sono riusciti a ridurre drasticamente, se non di azzerare, la discarica, sia tramite alte percentuali di raccolta differenziata e recupero dei materiali sia per quanto attiene alla raccolta differenziata sia per l’utilizzo della termovalorizzazione intesa non già come alternativa al riciclo, ma strumento per raggiungere l’obiettivo discarica-zero.

In merito agli operatori chiamati a misurarsi con le sfide dei prossimi anni, secondo l'analisi compiuta dal WAS sui 70 maggiori player, il report evidenzia come le performance migliori siano delle imprese di grandi dimensioni e più integrate (Grandi Multiutility), le uniche a riuscire a presidiare l’intera filiera. Nel 2013 questi operatori hanno realizzato circa il 50% degli investimenti e conseguito un rapporto medio, tra l’indicatore di redditività (EBITDA) e ricavi, più che doppio (32,2%) rispetto a quello degli altri.
Nell’ultimo triennio i 70 top player hanno investito 1 miliardo di euro complessivi, soprattutto per interventi di manutenzione straordinaria e ammodernamento degli impianti e in prevalenza nel Nord-Est del Paese. Le numerose aziende operanti nel settore (4.761 quelle autorizzate alla raccolta e al trasporto dei rifiuti urbani, secondo l’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali) sono in maggior parte di piccole dimensioni. Il mercato, tuttavia, risulta piuttosto concentrato, seppur meno che nel resto d’Europa.

I 70 maggiori operatori, pubblici e privati, coprono infatti il 58% dei ricavi e il 54% dei rifiuti urbani raccolti, servendo oltre la metà della popolazione. Le aziende che hanno adottato il modello Multiutility sono più redditizie: le piccole e medie Multiutility, pur avendo ricavi medi più bassi, hanno un rapporto Ebitda/ricavi migliore delle Monoutility, mentre le Grandi Multiutility hanno una redditività nettamente superiore a tutte le altre.

In generale, invece, gli Operatori Metropolitani hanno risultati intermedi, grazie all'aumento dell’Ebitda, passato nel 2013 al 15,71% rispetto al 11,05% del 2012. Per gli operatori privati, invece, il rapporto tra Ebitda e ricavi è del 6,9%, in crescita nel 2013 rispetto all’anno precedente. I migliori risultati dei grandi gruppi sono dovuti anche alla loro più ampia presenza lungo la filiera, nelle attività a maggior valore aggiunto, rispetto alle aziende minori attive nella sola fase di raccolta.