Dopo circa 10 anni di proroghe dovrebbe finalmente scattare il divieto di conferimento per i rifiuti combustibili.

il caso roma fonte il messaggero

Aggiornamento dell’11 gennaio 2013
Non ci eravamo sbagliati a mettere il punto di domanda sul titolo dell’articolo, dal momento che in data odierna il Consiglio dei Ministri, secondo il Comunicato Stampa diffuso al termine, ha approvato un Decreto Legge sulle “Criticità nella gestione dei rifiuti” che interviene anche sul divieto di conferimento in discarica dei rifiuti con PCI superiore a 13.000 kj/kg, che sarebbe dovuto scattare dal 1° gennaio 2013 e che viene differito al 1° gennaio 2014 “per consentire, nel pieno rispetto delle meno severe norme europee, la gestione in discarica anche di questa particolare e diffusissima tipologia di rifiuti”.



Dal 1° gennaio 2013 scatta l’inammissibilità in discarica dei rifiuti con potere calorico inferiore (PCI) > 13.000 kJ/kg, ad eccezione di quelli provenienti dalla frantumazione dei veicoli a fine vita (ELV), ovvero il fluff, e di quelli dei rottami ferrosi, destinati agli impianti appositamente autorizzati entro il 7 febbraio 2011.
Entra a regime, quindi, il D.Lgs. n. 36/2003, attuativo della Direttiva 1999/31/CE su “Discariche di rifiuti”, che aveva previsto (Art. 6, lettera p) che dal 1° gennaio 2007 non sarebbero stati più ammessi in discarica tali rifiuti combustibili, come peraltro è avvenuto già per altre 13 tipologie di rifiuti.

Il termine era stato fatto slittare, poi, ad ogni Finanziaria e decreto “Milleproroghe”, fino all’ultima per il 2012 con il relativo “Centoproroghe” (come era stato ribattezzata per il minor numero di differimenti rispetto ai precedenti).

In verità, c’era stata un’ulteriore richiesta di proroga anche per il 2013, inserita come sub-emendamento alla d.d.l. recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale (la vecchia “Finanziaria” che ha cambiato il nome in “Legge di Stabilità”), che, accolto alla Camera dei Deputati, non veniva, però, approvato dalla Commissione Bilancio del Senato della Repubblica.

Sembra che a pesare su questa decisione abbiano influito le risultanze del 3° Rapporto sul recupero energetico in Italia di ENEA-Federambiente in cui si sottolineava la necessità di limitare il conferimento in discarica e si metteva in risalto come in Italia gli impianti di recupero energetico dei rifiuti, a differenza di quanto avviene negli altri Paesi dell’Unione europea, fossero sottoutilizzati, quantunque in linea, se non addirittura all’avanguardia, con le realtà più avanzate (cfr: “Come ridurre i quantitativi avviati alle discariche”, in Regioni&Ambiente, n. 5-6, maggio-giugno 2011, pag. 31)

D’altra parte abbiamo già collezionato tanti “messa in mora” e “parere motivato” sulla questione discariche da parte della Commissione UE che non potevamo più permetterci ulteriori deferimenti alla Corte europea di Giustizia, che potrebbe comminare all’Italia multe milionarie.

Ora, si nutrono preoccupazioni di un probabile caos in quanto non solo l’indifferenziato che veniva inviato a Trattamento Meccanico Biologico per essere triturato prima di essere avviato in discarica, non dovrebbe più averne l’ingresso, ma anche il semplice tritovagliato che, pur mantenendosi, per lo più, sotto il limite calorico previsto, potrebbe trovare intoppi, specie se il Consiglio di Stato dovesse esprimersi, con decisione attesa per domani 11 gennaio 2013, che il tritovagliato non è rifiuto urbano bensì speciale.

Chiaramente, si troveranno in maggior difficoltà quelle realtà che hanno tuttora bassi indici di raccolta differenziata e scarsità di impianti di recupero energetico (in prevalenza il Sud) e che hanno fatto finora uso della discarica e che non “dovrebbero” più conferirvi quelle componenti merceologiche (ma esistono sanzioni penali e amministrative per le violazioni di cui all’Art. 6 del D.lgs. n. 36/2003?).

“Da anni l’Italia concede proroghe, ma non è ancora riuscita a distogliere dalla discarica quasi la metà dei rifiuti prodotti ogni anno. La scelta del governo è dunque coerente - recita un Comunicato stampa di Federambiente, la Federazione dei Servizi Pubblici di Igiene Ambientale - Tuttavia occorre considerare l’impatto immediato che rischia di essere devastante per tutte quelle realtà italiane del Nord e del Sud che hanno avuto finora necessità di smaltire i rifiuti in discarica e che potrebbero trovarsi, in poche ore, nella condizione di non poter provvedere a forme diverse di smaltimento. Per di più resterebbe in campo la contraddizione per cui la discarica potrebbe essere usata soltanto per rifiuti non trattati. In tal modo si manterrebbe questa forma di smaltimento che invece a regime dev’essere superata”.
“Federambiente – continua la nota - sollecita un tempestivo provvedimento che gradualizzi l’efficacia di quanto ora disposto in modo da cogliere il risultato desiderato senza contraccolpi che potrebbero causare gravissime difficoltà in larga parte del Paese. Ciò in un quadro d’efficace pianificazione per un assetto finalmente normale della gestione dei rifiuti in Italia”.

Già, ma chi dovrebbe adottare tale “eccezionale” graduale provvedimento?
Inoltre, non c’è il rischio che si continui a percepire che, comunque, verranno concesse deroghe o proroghe, durate quasi 10 anni nel corso dei quali si è fatto ben poco per mettersi in regola?
Nessuno valuta, inoltre, le ripercussioni che un provvedimento del genere potrebbe ingenerare tra quelle realtà che, avendo provveduto in questi anni ad approntare forme diverse di smaltimento, anche con sacrifici economici, si sentano essere prese in giro?

*Foto credit messaggero.it