La nuova Direttiva sui limiti nazionali degli inquinanti atmosferici

La nuova Direttiva sui limiti nazionali degli inquinanti atmosferici

Dopo un lungo e travagliato iter legislativo Parlamentoeuropeo e Consiglio UE hanno trovato un compromesso sulla nuova Direttiva NEC che impone limiti più rigorosi sui principali inquinanti atmosferici che sono responsabili di mezzo milione di morti premature all'anno in Europa per malattie correlate.

Dopo la firma congiunta del 14 dicembre 2016 di Parlamento europeo e Consiglio, con cui è stata formalmente adottata la nuova Direttiva NEC (National Emission Ceiling) concernente la riduzione delle emissioni nazionali di determinati inquinanti atmosferici, gli Stati membri avranno tempo fino al 30 giugno 2018 per recepirla nella legislazione nazionale.

La nuova Direttiva che modifica la Direttiva 2003/35/CE e abroga la Direttiva 2001/81/CE, ponendo limiti più rigorosi dal 2020 al 2029 per taluni inquinanti (biossido di zolfo, ossidi di azoto e ammoniaca) e introducendone dei nuovi (particolato fine e composti organici volatili non metanici), ha avuto un lungo e tormentato iter legislativo, con un conseguente compromesso per trovare un punto di mediazione tra le varie istanze.

La Direttiva, infatti, costituisce il fulcro del Pacchetto "Aria Pulita in Europa" che la precedente Commissione Barroso aveva proposto nel Dicembre 2013, ma che non era condiviso da BusinessEurope, la Confindustria europea, e trovava opposizioni nel Consiglio UE. Così la nuova Commissione Juncker non lo inseriva nel Programma di lavoro 2015, anche se non lo accantonava del tutto, relegandolo nell'Allegato 2 ovvero tra quelle proposte legislative da sospendere o modificare.

Nel frattempo, i malumori del Parlamento europeo, l'adozione del Pacchetto "Clima ed Energia al 2030", la sottoscrizione dell'Accordo di Parigi sul clima e i Rapporti sempre più allarmanti sul numero delle morti premature causate dall'inquinamento atmosferico, nonché quelli che testimoniavano l'incidenza di inquinanti sulla perdita di biodiversità e sul degrado degli ecosistemi, inducevano il Consiglio UE trovare un accordo con il Parlamento su un testo di Direttiva per la riduzione delle emissioni degli inquinanti atmosferici.

L'ultimo Rapporto "Qualità dell'Aria in Europa" dell'Agenzia Europea dell'Ambiente, infatti, presentando l'analisi aggiornata sulla base dei dati provenienti da stazioni di monitoraggio ufficiali in tutta Europa, tra cui quelle delle centraline di oltre 400 città, ha evidenziato che nel 2014 circa l'85% della popolazione urbana nell'UE è stata esposta a particolato fine (PM2,5) a livelli ritenuti dannosi per la salute dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Inoltre, il Rapporto ha fornito nuove stime degli impatti sulla salute degli inquinanti atmosferici più nocivi sulla base dei dati del 2013: l'esposizione al PM2,5 è stata responsabile di circa 467.000 morti premature in 41 Paesi europei (nella sola UE hanno superato il numero di 430.000) e quelle per esposizione a biossido di azoto (NO2) e ozono hanno rispettivamente raggiunto il numero di circa 71.000 e 17.000.

In particolare, l'Italia mantiene il triste primato del più alto numero di morti premature attribuite allo smog automobilistico (66.630 morti per il PM2,5), ma anche per quelle correlate agli impianti di riscaldamento e alle emissioni industriali (21.040 per biossido di azoto).
Anche nel 2015, la situazione non è stata migliore, anzi è risultato uno degli anni peggiori, secondo il Rapporto "Qualità dell'Ambiente Urbano", presentato dall'ISPRA il 16 dicembre 2016.

La nuova Direttiva stabilisce nuovi impegni nazionali di riduzione delle emissioni, applicabili a partire dal 2020 e dal 2030, per 5 principali inquinanti (biossido di zolfo, ammoniaca, composti organici volatili non metanici, ossidi di azoto e PM2,5) , secondo le riduzioni previste per ciascun inquinante dal 2020 al 2029 che sono le stesse che gli Stati membri si sono già impegnati a rispettare nella versione rivista del protocollo di Göteborg, adottato per la prima volta nel 1999, per ridurre l'acidificazione, l'eutrofizzazione e l'ozono troposferico e che prevede il taglio, rispetto ai livelli del 1990, del: 59% per il biossido di zolfo (SO2); 42% per i biossidi di azoto (NOx); 28% per i composti organici volatili non metani (NMCOV); 6% per l'ammoniaca (NH3); 22% per il particolato fine (PM2,5).
Dal 2030, come concordato, ci sarà un'ulteriore riduzione che sarà rispettivamente del: 79%; 63%; 40%; 19% e 49%.

Oltre che recepire la nuova Direttiva entro il 30 giugno 2018, gli Stati membri dovranno:
- adottare, attuare ed aggiornare periodicamente i rispettivi programmi nazionali di controllo dell'inquinamento atmosferico precisando in che modo soddisferanno i loro impegni di riduzione;
- monitorare le emissioni di inquinanti atmosferici, e di preparare e aggiornare inventari e proiezioni nazionali delle emissioni;
- monitorare, ove possibile, gli impatti negativi dell'inquinamento atmosferico sugli ecosistemi acquatici e terrestri;
- coordinare i piani di settori quali i trasporti, l'agricoltura, l'energia e il clima (acqua, suolo e ecosistemi);
- promuovere la cooperazione con i paesi non appartenenti all'UE e le organizzazioni internazionali per migliorare la lotta alle emissioni inquinanti a livello globale.

"Ora sta ai Governi nazionali cominciare ad attuarla in modo che i cittadini possano beneficiare di un'aria più pulita - ha dichiarato il Commissario UE per Ambiente, Affari marittimi e Pesca, Karmenu Vella - Noi lavoreremo con gli Stati membri per sostenerli in questa sfida per migliorare la salute dei cittadini dell'Unione europea".

Speriamo che i Governi nazionali si convincano che i costi di queste misure saranno compensati sul più lungo periodo dai benefici in termini di risparmi sui costi per l'assistenza sanitaria e le malattie, e non si preoccupino troppo degli impatti negativi sui bilanci di alcune grandi imprese!

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