“Destinazione Italia” è legge

“Destinazione Italia” è legge

Anche se manca la pubblicazione in G.U., il Decreto Legge dicembre 2013, n. 145 “Interventi urgenti di avvio del piano "Destinazione Italia", per il contenimento delle tariffe elettriche e del gas, per la riduzione dei premi RC-auto, per l'internazionalizzazione, lo sviluppo e la digitalizzazione delle imprese, nonchè misure per la realizzazione di opere pubbliche ed EXPO 2015” ha avuto il via libera definitivo dal Senato della Repubblica alla sua conversione in Legge.

energia

Il testo conclusivo è composto da 15 articoli alcuni dei quali introducono o modificano alcune norme di carattere ambientale che meritano una puntualizzazione, a partire dall’art. 1 “Disposizioni per la riduzione dei costi gravanti sulle tariffe elettriche, per gli indirizzi strategici dell'energia geotermica, in materia di certificazione energetica degli edifici e di condominio, e per lo sviluppo di tecnologie di maggior tutela ambientale” che aveva già suscitato non poche perplessità per l’introduzione di una rimodulazione degli incentivi per le fonti rinnovabili, al fine di far pesare meno le bollette elettriche.

Viene cancellata, infatti, la norma che prevedeva i prezzi minimi garantiti, ad eccezione degli impianti fotovoltaici fino a 100 kW e quelli idroelettrici fino a 500 kW. Gli operatori potranno continuare a usufruirne per il periodo residuo oppure scegliere un incentivo più basso, ma prolungato di sette anni. Chi decidesse di non avvalersi della rimodulazione non potrà usufruire di altre agevolazioni per 10anni dalla fine del periodo di incentivazione. La riduzione viene differenziata a seconda del residuo periodo di incentivazione, del tipo di fonte rinnovabile e dell'istituto incentivante, prevendo un periodo residuo di incentivazione, al di sotto del quale non si applica l'esclusione, per gli operatori che non accettano la rimodulazione, dagli incentivi in caso di interventi quali i potenziamenti o i rifacimenti.

Molto contestato il comma 6 bis introdotto con un emendamento alla Camera che introduce delle agevolazioni per le imprese con alto consumo di gas e luce, con uno sconto in bolletta sugli “oneri generali di sistema applicati al consumo di gas” che, secondo Federconsumatori, pari a 600 milioni di euro potrebbero venire scaricati sulle utenze gas dei clienti domestici.

Con il comma 7 si interviene sull’APE (Attestato di Prestazione Energetica) dopo il pasticcio creato con l’accavallarsi in pochi giorni di norme tra loro contraddittorie che hanno modificato l'obbligo di allegazione dell'attestato di prestazione energetica in caso di di vendita, di trasferimento di immobili o di loro locazione. Con l’art. 1, comma 139, della Legge di Stabilità, infatti, la sanzione della nullità era stata "congelata" fino all'entrata in vigore del decreto di adeguamento delle linee guida per la certificazione energetica degli edifici, da emanare con decreto interministeriale. Nel frattempo, però, 3 giorni prima della pubblicazione in G.U. della Legge di Stabilità era entrato in vigore il Decreto "Destinazione Italia" che aveva sostituito la pena della nullità degli atti con una sanzione amministrativa. In definitiva, la pena della nullità prima è stata sostituita da una sanzione amministrativa, poi ripristinata posticipandone la decorrenza a "data da destinarsi".
Ora, viene confermata retroattivamente la trasformazione della nullità degli atti in sanzione amministrativa per l’omessa dichiarazione o allegazione dell’APE da 3.000 a 18.000 euro, oscillante per le locazioni di singole unità immobiliari da 1.000 a 4.000 euro, che si riducono della metà se il contratto ha una durata fino a 3 anni. Il pagamento da entrambe le parti delle multe, non fa venir meno l’obbligo di presentare la dichiarazione o la copia dell’APE nel termine di 45 giorni. Ne sono esentati i contratti di trasferimento di immobili a titolo gratuito e i nuovi contratti di locazione di singole unità immobiliari.
Ai fini della redazione e rilascio dell’APE, si deve tener conto del raffrescamento derivante dalle schermature solari mobili, a condizione che la prestazione energetica delle predette schermature sia di classe 2, così come definita dalla norma europea EN 14501:2006 o superiore (comma 8 bis).
Nessun riferimento viene fatto alla possibilità, prevista dal Decreto “Milleproroghe” (da approvare entro il 28 febbraio 2014), che l’APE sia acquisito successivamente agli atti di trasferimento in caso di cessioni e di dismissioni di immobili pubblici.

Seguono, poi, una serie di commi che introducono modifiche e integrazioni al Regolamento sui requisiti professionali dei certificatori energetici degli edifici, previsto dal DPR n. 75/2013, aumentando il numero delle lauree e diplomi con cui esercitare la professione di certificatore senza frequentare il corso la cui durata minima è stata elevata da 64 a 80 ore. Sono stati esentati anche i laureati in: ingegneria aerospaziale e astronautica, biomedica, dell’automazione, delle telecomunicazioni, elettronica, informatica e navale; pianificazione territoriale urbanistica e ambientale; scienze e tecnologie della chimica industriale (classi di laurea LM-20, LM-21, LM-25, LM-27, LM-29, LM-32, LM-34, LM-48, LM-71 e 25/S, 26/S, 29/S, 30/S, 32/S, 35/S, 37/S, 54/S) e i diplomati in: aeronautica, energia nucleare, metallurgia, navalmeccanica, metalmeccanica.

In merito ai requisiti di indipendenza e imparzialità dei certificatori energetici, all'articolo 3 del DPR 75/2013, dopo il comma 1 è stata inserita una norma la quale dispone che, “Qualora il tecnico abilitato sia dipendente e operi per conto di enti pubblici o di organismi di diritto pubblico operanti nel settore dell’energia e dell’edilizia, il requisito di indipendenza di cui al punto 3 è da intendersi superato dalle stesse finalità istituzionali di perseguimento di obiettivi di interesse pubblico proprie di tali enti ed organismi” (Comma 8-bis, lettera d).

Le locazioni degli edifici residenziali utilizzati meno di 4 mesi l’anno vengono escluse dall’obbligo di riportare negli annunci di vendita o locazione gli indici di prestazione energetica dell'edificio o dell'unità immobiliare e la classe energetica corrispondente ai sensi dell’art. 6, comma 8 del Dlgs 192/2005 (comma 8-quater).

Viene modificato il comma 52 dell’Allegato A del D.Lgs. n. 192 relativo al “ terzo responsabile dell’impianto termico: la persona giuridica che, essendo in possesso dei requisiti previsti dalle normative vigenti e comunque di capacità tecnica, economica e organizzativa adeguata al numero, alla potenza e alla complessità degli impianti gestiti, è delegata dal responsabile ad assumere la responsabilità dell’esercizio, della conduzione, del controllo, della manutenzione e dell’adozione delle misure necessarie al contenimento dei consumi energetici” , sostituendo il termine “persona giuridica” con “impresa” (comma 7 -bis).
Con questa modifica si è inteso risolvere la discriminazione nei confronti delle imprese individuali che nel frattempo si vedevano revocare i contratti stipulati con i condomìni per la manutenzione dei impianti, a causa della loro forma giuridica.

È stata cancellata la norma del D.L. (comma 9, lettera b) che prevedeva per i condomìni la “maggioranza degli intervenuti in assemblea ed almeno i due terzi del valore dell'edificio” per le deliberazioni relative a opere e interventi per il contenimento del consumo energetico degli edifici, ripristinando di fatto il comma 2 dell’art. 1120 del Codice Civile che per tali innovazioni richiede la maggioranza semplice.

L’Art. 4 “Misure volte a favorire la realizzazione delle bonifiche dei siti di interesse nazionale e misure particolari per l'area di crisi complessa del porto di Trieste” ha suscitato più di una perplessità ed è stato contestato dal Coordinamento Nazionale Siti Inquinati e dalla Rete Comuni SIN (sono 52 i siti di interesse di interesse nazionale e regionale che necessitano di bonifiche e riqualificazioni), che hanno definito l’articolo 4 “un condono tombale per i disastri ambientali”, tant’è che lo stesso Ministro dell’Ambiente Orlando era intervenuto dopo le polemiche sorte con una nota.
Viene prevista la stipula di Accordi di programma, anche con i soggetti responsabili della contaminazione, finalizzati in particolare all'individuazione degli interventi di messa in sicurezza e di bonifica, nonché di riconversione industriale e di sviluppo economico che devono essere attuati. L'attuazione degli impegni di messa in sicurezza e bonifica e di riparazione, individuati dall’Accordo di programma, esclude per i soggetti attuatori ogni altro obbligo di bonifica e riparazione ambientale e fa venir meno l'onere reale per tutti i fatti antecedenti all'Accordo medesimo.
Alle imprese sottoscrittrici degli Accordi di programma che acquisiscono beni strumentali nuovi è attribuito un credito d'imposta nei limiti delle risorse stanziate (70 milioni di euro nel biennio 2014-2015).
Ma le polemiche non si sono sopite, nonostante la riformulazione operata dalla Camera, che avrebbe “evitato il rischio sanatoria sulle bonifiche”, come affermato dal Presidente della Commissione Ambiente e primo firmatario dell’emendamento con cui viene precisato che la revoca dell'onere reale per tutti i fatti antecedenti all'accordo di programma è subordinata al rilascio della certificazione dell'avvenuta bonifica e messa in sicurezza dei siti inquinati da parte delle ARPA/APPA, come previsto dall’articolo 248 del Codice Ambientale. Inoltre, i fondi previsti nel provvedimento non potranno essere utilizzati dai responsabili dell’inquinamento per le bonifiche, ma solo per favorire nuove attività produttive.

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