In occasione della prima "Giornata del Design italiano nel mondo", la Fondazione Symbola ha presentato il Rapporto "Design economy" che evidenzia come il design si sia dimostrato in questi ultimi anni di crisi come l'infrastruttura immateriale del nostro Made in Italy in grado di dare risposte a nuovi bisogni, producendo nel 2015 una ricchezza di circa 26 miliardi di euro, il 49,4% in più del 2010.

In occasione della 1a "Giornata del Design italiano nel mondo", organizzata dal Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e dalla Triennale di Milano, in collaborazione con il Salone del Mobile, l'Associazione per il Disegno Industriale e l'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, e svoltasi il 2 marzo 2017, la Fondazione Symbola ha presentato all'Istituto italiano di cultura di Madrid il Rapporto "Design Economy".

La cultura del design in Italia nasce nel Rinascimento e si sviluppa grazie ad un'influenza reciproca tra disegno industriale e correnti artistiche. Dal II Dopoguerra, poi, il design accompagna la crescita economica del Paese e diventa elemento guida per la nostra produzione industriale.
Il design italiano incorpora elementi che lo rendono riconoscibile nel mondo: l'originalità di progetto; la qualità dei materiali e della fabbricazione degli oggetti; il processo produttivo rispettoso dell'ambiente e di chi userà i prodotti.
Il design italiano integra la bellezza del disegno nei prodotti di consumo di massa e permette all'arte e all'industria di coesistere in percorsi di reciproco arricchimento.
''Il design non è legato solo all'estetica. ma anche alla capacità di risolvere problemi complicati, che vale oro nella complessità contemporanea: dall'ideazione di nuovi prodotti all'individuazione di nuovi mercati, fino alla ricerca di nuovi significati - ha spiegato il Presidente di Symbola, Ermete Realacci - Ieri come oggi il design è l'infrastruttura immateriale del made in Italy, e non è un caso se le imprese di design prosperano lì dove ci sono le PMI che fanno il made in Italy''.

Il design è per molti aspetti il marchio di fabbrica del made in Italy, e rappresenta un vero e proprio antidoto alla crisi, forte di 29.000 imprese e di 1 addetto su 5 italiano a livello europeo.

Con 4,4 miliardi di euro di fatturato (poco meno dello 0,3% del PIL nazionale), l'Italia è 2a tra le grandi economie europee dopo la Gran Bretagna (8,8 miliardi), davanti a Germania (3,6), Francia (1,9) e Spagna (1,0).
Da podio anche la specializzazione del Paese: l'Italia è seconda, sempre dietro il Regno Unito (0,17%), per incidenza del fatturato del design sul totale dell'economia: 0,15%, quasi il doppio della media dell'UE (0,09%), molto più della Germania (0,06%) e di Francia e Spagna (0,05%).

Fonte: elaborazione Fondazione Symbola su dati Eurostat

Le performance del nostro Paese vanno oltre il fatturato e la specializzazione: l'Italia è uno dei leader anche nei brevetti. Il Registered Community Design, lo strumento comunitario di registrazione dei progetti e disegni in ambito industriale, vede il nostro Paese al 2° posto, dopo la Germania. Nel complesso, sulle 32 categorie aggregate previste nella classificazione, in 22 casi ci collochiamo tra i primi 3 Paesi per numero assoluto.
Siamo sul podio:
- in 4 casi, come primi (cibo, articoli di ornamento, strumenti musicali, loghi);
- in 8, come secondi (tessile, articoli da viaggio, tessili artificiali, arredamento, articoli per la casa, impianti pubblicitari e insegne, impianti sanitari, di distribuzione, riscaldamento e condizionamento, apparecchi di illuminazione);
- in 10 casi, come terzi (articoli per la pulizia, pacchetti e contenitori, orologeria, mezzi di trasporto, macchinari, strumenti fotografici, cinematografici e ottici, stampa e macchine per ufficio, articoli per la caccia e la pesca, costruzione ed elementi per le costruzioni, macchine per la preparazione di cibi).
"Oggi il design serve a rispondere a nuovi bisogni - ha proseguito Realacci - Ad esempio, è un elemento essenziale nella progettazione dei prodotti hi-tech: non è un caso se Google per i suoi glass si è rivolto a un'impresa italiana; non è un caso se Giugiaro oggi ha iniziato a disegnare anche auto elettriche per grandi aziende cinesi. E siccome il design rinnova l'idea di progetto e risponde ai bisogni e alle vocazioni dei tempi, oggi assume e veicola nei prodotti anche i dettami dell'economia circolare: efficienza, minore impiego di materia ed energia, riciclabilità".