Dall'inazione un futuro incerto

Dall'inazione un futuro incerto

Presentato il Rapporto OCSE sulle previsioni ambientali al 2050

rapporto ocse

Nel corso della riunione dei Ministri dell’Ambiente dei Paesi OCSE, avvenuta a Parigi il 29-30 marzo 2012 e avente per titolo “Making Green Growth Deliver”, è stato presentato il rapporto “Previsioni ambientali al 2050: le conseguenze dell’inazione” (Environmental Outlook to 2050: The Consequences of Inaction) che lancia un ulteriore allarme su un Pianeta sempre più a corto di risorse per tutti e tratteggia un futuro incerto per l’intera umanità. 

Il Rapporto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico traccia le tendenze demografiche ed economiche dei prossimi quarant’anni, utilizzando un modello elaborato congiuntamente dall’OCSE e dall’Agenzia di Valutazione Ambientale dei Paesi Bassi (PBL). Il Rapporto si concentra sui quattro settori più urgenti:
- il cambiamento climatico;
- la biodiversità;
- le risorse idriche;
- gli impatti dell’inquinamento sulla salute.

Lo studio prosegue, quindi, con l’esame di politiche che potrebbero contribuire a migliorare lo scenario ambientale, giungendo alla conclusione che è “necessario agire ora in modo urgente e olistico al fine di evitare notevoli costi e conseguenze dell’inazione tanto in termini economici quanto umani”.

“Abbiamo già assistito al collasso di alcune specie di pesci a causa dell’over fishing, con impatti significativi sulle comunità locali, mentre serie carenze d’acqua sono una minaccia incombente per l’agricoltura - ha affermato il Segretario generale dell’OCSE, Angel Gurría - Queste enormi sfide non si possono affrontare ciascuno per conto proprio, ma devono essere gestite nel contesto di altre sfide globali, come il cibo, la sicurezza energetica e la diminuzione della povertà”.
Nel corso degli ultimi decenni, l’attività umana ha dato il via a una crescita economica senza precedenti con l’obiettivo di raggiungere un più elevato tenore di vita.
Tuttavia, l’ampiezza stessa della crescita economica e demografica ha travolto i progressi compiuti per contenere il degrado ambientale. Il sostentamento di 2 miliardi di abitanti in più entro il 2050 sarà una sfida per la nostra capacità di gestire e ripristinare le risorse naturali da cui dipende la nostra vita.

Ecco di seguito i dati degli scenari dei costi dell’inazione per il 2050 evidenziati nel Rapporto.

Energia.
La domanda globale crescerà dell’80% rispetto ad oggi, con la maggior parte della crescita concentrata nelle economie emergenti (in Messico sarà del 112%), ma consistenti sono gli aumenti attesi per i Paesi europei dell’OCSE (+ 28%) e per il Nord America (+15%), soprattutto basati sulle fonti fossili. Questo potrebbe portare ad un aumento del 50% dei gas serra a livello globale, con relativo inquinamento.

Cambiamenti climatici.
Il maggior fabbisogno energetico potrebbe far aumentare del 50% le emissioni che potrebbero raggiungere una concentrazione pari 685 parti per milione (ppm), accentuando il fenomeno dei cambiamenti climatici, che diventerebbe irreversibile. Secondo le proiezioni, la temperatura media globale aumenterà oltre la soglia dei 2 °C (salvo che non si realizzino misure di riduzione delle emissioni molto rapide e costose dopo il 2020), modificando i regimi delle precipitazioni, accelerando lo scioglimento dei ghiacciai e del permafrost, provocando un innalzamento del livello del mare e peggiorando l’intensità e la frequenza di eventi climatici estremi. Questi fenomeni contribuiranno ad ostacolare la capacità di adattamento delle persone e degli ecosistemi.

Biodiversità.
La biodiversità del Pianeta, che ha già avuto una erosione del 30%, subirà un’ulteriore diminuzione del 10% entro il 2050. La superficie delle foreste primarie, ricche in biodiversità, potrebbe diminuire del 13%. L’impoverimento della biodiversità minaccia il benessere umano, in particolare per le popolazioni rurali povere e per le comunità indigene la cui sopravvivenza dipende spesso direttamente dalla biodiversità e dai servizi ecosistemici.

Acqua.
A fronte di una minore disponibilità di acqua, si registrerà una maggior domanda del 55%, a causa della crescente necessità dell’industria (+400%), delle centrali termiche (+140%) e per gli usi domestici (+130%). Queste richieste concorrenti metteranno a rischio l’uso idrico per scopi agricoli. Ci saranno 2,3 miliardi di persone in più rispetto ad oggi che vivranno in bacini fluviali in grave crisi idrica, specialmente in Nord e Sud Africa, Asia centrale e del Sud.

Inquinamento.
Al 2050 il numero di decessi prematuri a causa dell’esposizione ai particolati inquinanti che provocano danni respiratori potrebbero raddoppiare nel mondo rispetto agli attuali 3,6 milioni l’anno, soprattutto in Cina e India. A causa dell’invecchiamento della popolazione e la sua concentrazione in città; i Paesi OCSE sono quelli candidati ad avere il tasso maggiore di morti premature per via del livello di ozono terrestre nel 2050, secondi solo all’India.

Per evitare i disastrosi scenari previsti per il 2050, il Pianeta deve correre ai ripari.
Nella ricetta proposta dal Rapporto a fare la differenza potrebbero risultare alcuni interventi immediati. In particolare, l’OCSE propone di:
- Eliminare i miliardi di dollari di sussidi oggi destinati alle tradizionali fonti fossili, che nei Paesi dell’OCSE negli ultimi anni hanno oscillato fra i 45 e i 75 miliardi di dollari l’anno. Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), le economie emergenti e in via di sviluppo hanno sborsato 400 miliardi di dollari solo nel 2010. Nella simulazione del Rapporto, l’abbandono dei sussidi nei Paesi in via di sviluppo potrebbe ridurre del 6% le emissioni globali di gas serra, dando così aiuti ad un aumento dell’efficienza energetica e alle energie rinnovabili e incrementando i finanziamenti pubblici per le iniziative che rispondono ai cambiamenti climatici. In ogni caso, la riforma dei sussidi alle fonti fossili deve includere anche misure appropriate per evitare i potenziali impatti negativi sulle famiglie.
- Intervenire sul mercato delle emissioni, per rendere l’inquinamento più costoso rispetto alle alternative più compatibili con l’ambiente. Se i Paesi industrializzati rispettassero gli impegni presentati alla Conferenza UNFCCC di Cancún, tramite il pagamento dei permessi per le emissioni di CO2, gli introiti fiscali di questo meccanismo sarebbero equivalenti ad oltre lo 0,6% del PIL di questi Paesi nel 2020 (oltre 250 miliardi di dollari).
Rimandare le iniziative fino al 2020 oppure adottarne di più soft, secondo l’OCSE significherebbe dover aumentare gli sforzi successivamente, con un aumento dei costi del 50% nel 2050 rispetto ad oggi, oltre a maggiori rischi ambientali. L’applicazione di tasse ambientali, inoltre, possono generare entrate fiscali molto utili.
- Attribuire un valore e un prezzo al capitale naturale e ai servizi ecosistemici, per esempio attraverso la determinazione di un prezzo per l’acqua quale metodo efficace per allocare le risorse idriche scarse, i pagamenti per i servizi ecosistemici, le tariffe per l’ingresso nei parchi naturali, ecc.
- Aumentare le aree protette che oggi coprono il 13% dell’area terrestre globale. Per arrivare a raggiungere i target previsti dalla Convenzione sulla biodiversità entro il 2020, cioè la protezione del 17% delle aree terrestri e delle acque interne, più il 10% di aree marine e costiere, bisognerebbe tutelare altri 9,8 milioni di km2 di superficie terrestre, adottando politiche più ambiziose.

Alla sessione dedicata alla presentazione del Rapporto è intervenuto in qualità di “lead speaker” il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Corrado Clini.
“Sono necessarie politiche che armonizzino economia e ambiente. L’integrazione tra visione economica e ambientale ci assicura da un rischio al quale andiamo incontro: quello di sprecare risorse economiche, insieme alla perdita del patrimonio ambientale - ha affermato il Ministro - Un esempio di tali politiche è quello di unire le misure volte alla riduzione del debito, a quelle che contribuiscano alla tutela e al miglioramento dell’ambiente. Senza questo approccio integrato non riusciremo a dare una svolta definitiva alla crisi e nei prossimi anni dovremo affrontare questioni ambientali sempre più critiche e complesse”.

“Particolarmente preoccupanti sono le previsioni di aumento dello sfruttamento petrolifero e di quello dell’acqua, soprattutto a causa delle esigenze demografiche ed economiche dei paesi emergenti - ha sottolineato ancora Clini, secondo la nota diramata dal Ministero.

Il Ministro ha affermato, inoltre, di lavorare in modo particolare, insieme a tutta la squadra di Governo, agli obiettivi di sostenibilità ambientale, anche attraverso strumenti di natura fiscale, come le “carbon tax”, che mirano a “dare un prezzo al danno ambientale”, e migliorare la qualità ambientale attraverso soluzioni di mercato.

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