Dalle utility elettriche USA una indicazione: più capacità e meno vendita

Dalle utility elettriche USA una indicazione: più capacità e meno vendita

La pubblicazione del Rapporto della Società di consulenza Black & Weatch sugli orientamenti e le considerazioni sul mercato elettrico dei CEO delle utility statunitensi offre interessanti spunti di riflessione sull’evoluzione del mercato energetico e delle nuove tecnologie a livello globale, per passare da un sistema di distribuzione centralizzato ad uno diffuso e integrato, stante l’incremento delle energie rinnovabili e dell’autogenerazione.

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Nel prossimo decennio ci sarà un aumento della generazione distribuita, la sostituzione delle centrali a carbone e nucleari e una crescita stagnante di carico.
Sono queste le previsioni del mercato elettrico statunitense, secondo i punti di vista dei 576 CEO delle utilitiy elettriche che hanno rilasciato interviste e offerto dati tra il 7 e il 27 maggio 2014 alla Black & Weatch, Società leader mondiale nella consulenza per lo sviluppo delle infrastrutture energetiche, idriche e delle telecomunicazioni, quali emergono dal Rapporto "2014 Strategic Directions: US Electric Industry", l’ottavo studio di settore che fa parte della serie Prospettive Strategiche, e diffuso lo scorso agosto.

La relazione, appunto, traccia gli orientamenti dei professionisti del settore, che, quantunque afferenti gli USA, possono dare indicazioni su una serie di importanti questioni relative all’andamento del mercato dell’energia elettrica.

Ecco alcune delle conclusioni più importanti.
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La metà degli intervistati ha dichiarato che la propria azienda sta progettando di mandare in pensione le centrali a carbone e nucleari, sostituendole con quelle a gas, anche con un minor numero di MW per l’aumento dei livelli di efficienza energetica in vari settori. Il gas naturale sarà utilizzato anche come alimentazione di riserva della generazione da fonti rinnovabili.
Il nostro sistema elettrico è stato costruito intorno al concetto di generazione, trasmissione e distribuzione centralizzate. Ma ora con le energie rinnovabili e una maggior auto-generazione, c’è la necessità di andare verso la loro integrazione nella rete - ha dichiarato Dean Osvig, Presidente e CEO di B & V Energy - Questo significa che le utility tradizionali sono costrette a fare i loro profitti più sulla base della loro capacità piuttosto che sulla vendita di energia”.
In un altro Rapporto di B & V dedicato alle prospettive del mercato energetico, si indica che 60 GW di capacità elettrica da impianti a carbone sarà tagliata entro il 2020 e altri 35,4 GW da nucleare verranno meno entro il 2025, mentre la domanda di capacità elettrica da impianti a gas naturale raddoppierà nei prossimi 20 anni.

Più del 60% dei dirigenti delle utility crede che la quota di mercato della generazione distribuita crescerà di oltre il 5% negli Stati Uniti entro il 2020.
Oltre la metà ha dichiarato che sta prendendo in considerazione le tecnologie di nuova generazione, sulla base dei risultati che stanno offrendo, ma la domanda piatta e un'economia lenta rendono difficile proseguire nelle loro intenzioni.

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 "Molte utility stanno accantonando i grandi investimenti che avrebbero bisogno di fare fintanto che non siano in grado di analizzare attentamente questi scenari in relazione sia alla domanda di crescita che alla normativa ambientale - ha sottolineato Ann Donnelly, Direttrice di Black & Veatch - Ora, più di quanto non sia avvenuto nel passato, le utility elettriche devono tenere in debita considerazione la generazione distribuita e il ruolo che essa può svolgere nel soddisfare propriamente i fabbisogni di energia elettrica del cliente”.

Quasi il 60% delle utility hanno in programma di aggiornare i propri piani di emergenza, al fine di migliorare la resilienza al clima e agli eventi imprevisti.
Quasi un terzo degli intervistati ha dichiarato, inoltre, che la propria organizzazione sta offrendo soluzioni per sostenere i programmi di risposta alla domanda, come ad esempio termostati intelligenti.

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Oltre alle normative ambientali (il riferimento è ovviamente alla proposta dell’EPA di tagliare le emissioni di carbonio del settore energetico del 30% rispetto ai livelli del 2005) e alla lenta ripresa economica, a preoccupare i CEO delle utility ci sono anche la sicurezza informatica (anche se solo il 32% degli intervistati ha dichiarato di avere sistemi per proteggersi), l’invecchiamento degli impianti, l’approvvigionamento del combustibile.
 

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