Senza immediati investimenti sulle energie pulite a rischio il futuro delle nuove generazioni

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“A politician thinks of the next election; a stateman of next generation. A political looks for the success of this party; a stateman for that of the country. The stateman wished to steer, while the politician was satisfied to drift.” “Un politico pensa alla prossima elezione, uno statista alla prossima generazione. 


"Un politico guarda al successo del suo partito; uno statista a quello del suo Paese. Lo statista desidera stare alla guida, mentre il politico è contento di lasciarsi trasportare.”

Il duro monito ai Governanti del mondo contenuto nel World Energy Outlook (WEO) 2011 (la pubblicazione di punta dell’Agenzia Internazionale dell’Energia), presentato il 9 novembre 2011 ci ha rammentato la riflessione, in questi giorni di moda, seppur citata non sempre a proposito, in modo riduttivo e mal attribuita, che il teologo e saggista James Freeman Clarke, molto vicino al movimento trascendentalista americano (Clarke era un lontano cugino del suo maggior rappresentante, Ralph Waldo Emerson) espresse nel 1870 (Cincinnati, Daily Gazette, 3 febbraio, pag. 1).



In premessa, si deve osservare che l’Agenzia, spesso definita come il “cane da guardia dell’energia dei Paesi ricchi”, non si connota di certo per la sua sensibilità ambientalista, eppure non ha potuto sottrarsi ad amare considerazioni circa la possibilità di evitare pericolosi cambiamenti climatici con cui le giovani e future generazioni potrebbero essere condannate a convivere, tant’è che il WEO inizia così: “Se non cambiamo presto direzione, finiremo esattamente dove ci stiamo incamminando”.
“La crescita, la prosperità e la popolazione in aumento spingeranno inevitabilmente verso l’alto il fabbisogno di energia nei prossimi decenni. Ma non possiamo continuare a fare affidamento sugli usi insicuri e ambientalmente insostenibili di energia - ha affermato il Direttore esecutivo IEA, Maria van der Hoeven - I Governi devono introdurre misure più incisive per indirizzare gli investimenti verso tecnologie efficienti e a basse emissioni di carbonio. L’incidente nucleare di Fukushima, le turbolenze in alcune aree del Medio Oriente e del Nord Africa e una netta ripresa della domanda di energia nel 2010, hanno spinto le emissioni di CO2 a livelli record, evidenziando l’urgenza e la portata della sfida”.

Le preoccupazioni legate alla crisi dei debiti sovrani e all’integrità finanziaria degli Stati coinvolti, secondo l’IEA, hanno allontanato l’attenzione dei Governi dalla politica energetica e limitato i loro strumenti di intervento, segnale tutt’altro che incoraggiante per il conseguimento degli obiettivi climatici concordati a livello globale. Sullo sfondo, ovviamente, la prossima Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC) che si terrà a Durban (28 novembre - 9 dicembre) e che dovrà mettere in atto le misure per contenere entro i 2 °C l’innalzamento della temperatura globale del XXI secolo, corrispondenti alla presenza in atmosfera di 450 ppm (parti per milione) di anidride carbonica.

“La nostra analisi dimostra che se entro il 2017 non si saranno fatti importanti investimenti per le energie pulite, la porta per raggiungere l’obiettivo dei 2 °C si chiuderà inesorabilmente - ha dichiarato Faith Birol, Capo economista della IEA, in una intervista pubblicata il 14 novembre 2011 dalla European Energy Review - Per vedere tale necessaria ondata di investimenti, c’è la necessità di raggiungere un accordo giuridicamente vincolante a Durban o in una successiva ravvicinata Conferenza. Purtroppo non ho grandi speranze che tale accordo possa essere concluso, dal momento che i principali emettitori di gas ad effetto serra, quali Cina e Stati Uniti, che rappresentano quasi la metà delle emissioni di CO2, non sembrano essere disposti a vincolarsi ad un accordo permanente verso la traiettoria dei 2 °C. Senza la loro adesione sarà difficile politicamente farlo accettare agli altri Paesi che, qualora lo facessero, non cambierebbero comunque in modo significativo i trend climatici conseguenti”.

Nell’intervista Birol ha fatto cenno alla diatriba sulle responsabilità storiche dei Paesi industrializzati che, a suo parere, non avrebbe più senso, visto che dai dati dell’IEA la Cina è già diventato il Paese più grande emettitore e l’India è il terzo, dopo gli USA, ed altri Paesi in via di sviluppo stanno aumentando in maniera significativa le proprie emissioni. Circa il dibattito nell’UE sull’opportunità di tagliare le emissioni dal 20 al 30%, Birol ha laconicamente osservato che la differenza è pari a due settimane di emissioni di CO2 in Cina!

Dopo aver ricordato, infine, che al World Energy Congress di Roma nel 2007, aveva già indicato la necessità di massicci 10 investimenti per l’energia pulita nel periodo 2016-2025 per evitare un disastro climatico correlato, Birol ha concluso che “Il futuro del mondo è a rischio, ma i nostri governanti sembrano ignorare il limite della CO2 e la minaccia per la salute della terra”. Attraverso una rigorosa analisi quantitativa dei trend energetici e climatici, il WEO 2011 esamina le minacce e le opportunità che il sistema energetico mondiale si trova ad affrontare. L’analisi presenta tre scenari globali e molteplici casi di studio.
Lo scenario principale proposto in questa edizione del WEO è lo Scenario Nuove Politiche, in cui si ipotizza che i recenti impegni assunti dai Governi e le relative politiche vengano implementati solo moderatamente, anche nel caso in cui non siano ancora state definite le relative misure di attuazione.

Il confronto con i risultati cui perviene lo Scenario Politiche Attuali, in cui si assume l’assenza di modifiche rispetto alle politiche in vigore a metà 2011, evidenzia il valore delle politiche e dei programmi considerati nello scenario principale. Da un altro punto di vista, è interessante anche il confronto con lo Scenario 450, che descrive un percorso energetico coerente con l’obiettivo internazionale di limitare l’aumento a lungo termine della temperatura media globale entro i 2 °C, oltre i livelli preindustriali.
La grande diversità dei risultati che emergono dai tre scenari analizzati sottolinea il ruolo critico dei Governi nel delineare il nostro futuro energetico, tramite la definizione di obiettivi e l’implementazione delle politiche necessarie al loro conseguimento.

Di seguito gli highlights del WEO 2011:
- Nonostante l’incertezza che caratterizza le prospettive di crescita economica nel breve termine, nello Scenario Nuove Politiche la domanda di energia cresce in modo sostenuto, aumentando di un terzo tra il 2010 e il 2035.
- Le nuove misure di efficienza energetica apportano un contributo sostanziale, ma è necessario fare molto di più.
- Nel breve termine, le pressioni al rialzo che interessano i mercati petroliferi possono venire attenuate da una crescita economica più lenta del previsto e dall’atteso ritorno sul mercato del greggio libico; ciò nonostante, le dinamiche di lungo periodo, lato domanda e lato offerta, continuano a sostenere i prezzi.
- Il previsto incremento netto della domanda petrolifera proviene interamente dal settore trasporti delle economie emergenti, in quanto la crescita economica di questi Paesi sostiene la domanda di mobilità di persone e merci.
- Durante il periodo di previsione, il costo di produzione del petrolio aumenta in quanto le compagnie petrolifere sono costrette ad orientarsi verso fonti più costose e di difficile estrazione per rimpiazzare la capacità utilizzata e soddisfare la crescente domanda.
- Le importazioni di petrolio degli Stati Uniti, oggi il primo importatore mondiale, diminuiscono grazie alla maggiore efficienza che riduce i consumi e allo sviluppo di nuove fonti quali il tight oil (greggio estratto da giacimenti a bassa permeabilità); tuttavia, la crescente dipendenza dalle importazioni in altre parti del mondo aumenta le preoccupazioni legate al loro costo e alla sicurezza degli approvvigionamenti.
- Un calo degli investimenti per l’upstream nell’area MENA [Medio Oriente e Nord Africa] potrebbe avere conseguenze di vasta portata per i mercati energetici mondiali.
- Le prospettive del gas naturale appaiono molto meno incerte: vi sono fattori, lato offerta e lato domanda, che sembrano indicare un futuro roseo, si potrebbe addirittura parlare di un’età d’oro del gas.
- Il consumo di carbone della Cina rappresenta quasi la metà della domanda mondiale di questa fonte e il Piano Quinquennale di Pechino per il periodo 2011-2015, che punta a ridurre l’intensità energetica e carbonica dell’economia cinese, costituirà un fattore determinante per i mercati mondiali del carbone.
- Un’ampia diffusione sia di più efficienti centrali elettriche a carbone che di sistemi di cattura e stoccaggio della CO2 potrebbe migliorare le prospettive di lungo termine del carbone, ma ci sono ancora considerevoli ostacoli da superare.
- L’incidente alla centrale nucleare di Fukushima Daiichi ha sollevato molti interrogativi circa il futuro ruolo dell’energia nucleare, anche se in Paesi come Cina, India, Russia e Corea, che stanno guidando l’espansione di questa fonte, le politiche in materia non sono state modificate.
- Nei decenni a venire, la Russia confermerà il suo ruolo di pietra miliare nel panorama energetico mondiale grazie all’immense risorse di cui dispone.
- Il cambiamento nella geografia di produzione di idrocarburi in Russia si rifletterà in una nuova geografia delle esportazioni.
- La Russia punta a creare un’economia più efficiente e meno dipendente da petrolio e gas, ma deve accelerare l’attuazione dei cambiamenti necessari.
- Nel 2009, si stima che siano stati investiti a livello mondiale circa 9 miliardi di dollari per consentire un primo accesso a forme moderne di energia; tuttavia, se l’obiettivo finale è quello di pervenire all’accesso universale entro il 2030 sarà necessario investire oltre 5 volte questo ammontare per ogni anno del periodo considerato, vale a dire 48 miliardi di dollari l’anno.
- A livello internazionale, l’attenzione alla questione dell’accesso universale all’energia sta aumentando. Le Nazioni Unite hanno definito il 2012 come l’Anno Internazionale dell’Energia Sostenibile per Tutti e il vertice Rio+20 rappresenta un’importante opportunità per muoversi in questa direzione.

La Segretaria esecutiva dell’UNFCCC, Christiana Figueres ha commentato le conclusioni del WEO 2011 come un’ulteriore dimostrazione dell’urgenza del problema clima, pur sottolineando i progressi che si sono fatti recentemente.

“Non è questo lo scenario che avremmo voluto - ha dichiarato la Figueres - Ma giungere ad un accordo non è facile. Ciò a cui miriamo non è un accordo internazionale di tipo ambientale, bensì alla più grande rivoluzione industriale ed energetica che si sia mai vista”. Vedremo se alla Conferenza di Durban si riuscirà a raggiungere almeno questo obiettivo!