Con l’inserimento nel PIL dei proventi delle attività illecite, si abbassa il rapporto deficit/PIL e l’indice della pressione fiscale, offrendo al Governo maggiori margini di manovra nell’elaborazione del DEF e della Legge di Stabilità 2015. Il ricalcolo, effettuato dall’Istat per rispondere al nuovo Sistema europeo dei conti (Sec 2010), è valso all’Istituto di Statistica italiano l’ironico IGNobel 2014 per l’Economia, assegnato ogni anno alle più improbabili ricerche in 10 ambiti scientifici.

Dal-BES-al-PIL-ignobile

Con un Comunicato del 22 settembre 2014, l’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) informa che da questo mese, di concerto con Eurostat e con gli altri Istituti di statistica europei, viene adottato il nuovo Sistema europeo dei conti nazionali e regionali (Sec 2010), in base al quale i dati diffusi a marzo 2014, calcolati con il vecchio Sec, il livello del PIL nominale per l’anno 2013 è stato rivisto al rialzo del 3,8%. Anche se il tasso di variazione annua rimane sempre lo stesso (-1,9%), con il nuovo conteggio migliora il debito pubblico che si attesta al 127,9% del PIL, contro il 132,6% di quello calcolato con il nuovo sistema e si abbassa al 2,8% pure il rapporto deficit/PIL che era in precedenza inchiodato al 3% e l’indice della pressione fiscale: dal 43,8% al 43,3%.
Così l’Italia che, in base al Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance dell’UE, il cosiddetto “Fiscal Compact” sottoscritto nel 2012, difficilmente sarebbe riuscita a rimanere sotto il 3% deficit/PIL per effetto della recessione, si ritrova con un PIL che è risalito, permettendo al Governo di utilizzare il “tesoretto”, già nel DEF di ottobre e nella Legge di Stabilità di fine anno.

Questi risultati “positivi” non giungono da migliorati parametri economici, bensì, come sopra accennato, per effetto del nuovo Sistema di calcolo che prevede l’inserimento, oltre alle spese per ricerca e sviluppo, anche i proventi di attività illegali come la vendita di droga, la prostituzione e il contrabbando, che ammonterebbero per l’Italia a 15,5 miliardi di euro.

Nei giorni scorsi (18 settembre 2014), all’Istat è stato assegnato uno degli IgNobel 2014, l’ “ignobile” riconoscimento che viene assegnato dal 1991 dalla Rivista Annals of Improbable Research, “per le ricerche più improbabili in 10 ambiti della scienza che in un primo momento fanno ridere, poi riflettere”.

All’Istat, per l’appunto, è andato quello per l’Economia, “per aver preso orgogliosamente l’iniziativa di adempiere al mandato dell’Unione europea di aumentare l'entità ufficiale della propria economia nazionale includendo i proventi da prostituzione, vendita illegale di droghe, contrabbando, oltre che di tutte le altre operazioni finanziarie illecite”.

Così, mentre era stato anticipato che quest’anno nella Legge di Stabilità sarebbero entrati anche criteri di contabilità ambientale, sempre annunciati ma finora non introdotti nella programmazione economica nazionale, ci ritroviamo con un PIL “rifatto”.

Sono sempre più numerosi gli economisti di fama mondiale che sottolineano come, con una crescita fuori controllo o fine a se stessa, sia ormai “Tempo di lasciarsi alle spalle il PIL”, diventato un parametro fuorviante del progresso di una nazione, per passare dalla misurazione economica alla misurazione del benessere dei cittadini in un contesto globale di sostenibilità (dal Welfare al Well-being).

Tra gli autori di quel pamphlet, pubblicato all’inizio di quest’anno su “Nature”, di cui primo firmatario è il famoso Economista ecologico Robert Costanza, anche l’ex-Ministro del Lavoro del Governo Letta, Enrico Giovannini che nell’assumere la carica lasciò la Presidenza dell’Istat dove aveva svolto un ruolo fondamentale nell’iniziativa innovativa di misurare il benessere delle persone e non la ricchezza materiale prodotta, sfociata nella presentazione (marzo 2013), assieme al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL), del 1° Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES).

Il Rapporto BES è solo il punto di partenza per realizzare un cambiamento culturale che, mi auguro, aiuterà a migliorare in concreto il benessere della generazione attuale e di quelle future - affermò Giovannini nell’occasione - Sono profondamente convinto che la misurazione del benessere sia una opportunità per la società italiana”.

In un’intervista del “Corriere della Sera” del 22 agosto 2014, dopo le polemiche suscitate dalla notizia che l’Istat avrebbe ricalcolato il PIL con l’introduzione dei proventi delle attività illecite, lo stesso Giovannini, indicato quale “promotore della rivalutazione”, ha affermato: “Non si fa altro che rendere il prodotto interno lordo un indicatore più aderente al circuito dell'economia […] Anche se l'indice del PIL si allontana sempre di più dalla misura del benessere”.

In risposta, poi, alla domanda se l’introduzione delle attività illegali possa determinare un allentamento delle azioni di contrasto, Giovannini ha risposto: “E perché? Avere una sua stima, come si fa per l'economia sommersa, aiuta solo a capire se l'economia illegale cresce o si riduce. E poi torniamo al discorso di prima: se elimini un'attività illegale come la produzione e il consumo di droga il PIL si riduce, ma altre dimensioni del benessere sicuramente migliorano”.

In merito, infine, agli effetti sul PIL di una legalizzazione di droga e prostituzione ha commentato: "Dipenderebbe dall'effetto finale sui prezzi e sui consumi".

Insomma, anziché contabilizzare il nostro patrimonio naturale e la ricchezza di biodiversità per valutarne lo stato di salute, “droghiamo” il PIL, ma … ce lo chiede l’Europa!