Da FREE una proposta di Green Act in 10 punti

Da FREE una proposta di Green Act in 10 punti

Il Coordinamento delle Associazioni delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, in vista di un testo legislativo in chiave “ambientale” annunciato entro marzo dal Presidente del Consiglio dei Ministri, ha formulato le proprie indicazioni strategiche per caratterizzare in modo trasversale e fortemente “sostenibile” le politiche del Governo.

free coordinamento green act

Continua il pressing di Associazioni ambientaliste, imprenditoriali, di consumatori sul Governo che aveva annunciato nei primi giorni di gennaio 2015 con un tweet del Presidente del Consiglio Matteo Renzi che avrebbe promulgato a marzo un Green Act.

Dopo Legambiente che aveva aperto il confronto, presentando il 26 febbraio 2015 un insieme di misure immediatamente applicabili contenute in 11 schede, è stata la volta di FREE (Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica) che nel corso del Convegno “Le proposte del Coordinamento Free per il Green Act per un futuro rinnovabile, efficiente e sostenibile”, svoltosi a Roma il 19 marzo 2015, ha esposto le proprie proposte per dare sostanza al Green Act, rimettendo in moto settori significativi che contribuiranno all’uscita dalla crisi economica e, al contempo, offrendo indicazioni strategiche per caratterizzare in modo trasversale e fortemente “sostenibile” la politica del Governo.
In vista della Conferenza sul Clima di Parigi molti Governi stanno definendo obiettivi ambiziosi, delineando strategie innovative, dagli USA alla Cina, dall'India alla Danimarca - ha dichiarato Gianni Silvestrini, Presidente del Coordinamento FREE - Il nostro Paese non può rimanere in seconda fila nell'inesorabile processo di decarbonizzazione dell'economia. Occorre che il Governo Renzi stimoli un salto di qualità alle politiche energetiche, industriali, dell'edilizia, dell'agricoltura, in coerenza con la gravita' della sfida ambientale ed economica. Diversi risultati significativi sono stati già raggiunti, si pensi al 43% della produzione elettrica da rinnovabili. Quello che serve è rafforzare i trend in atto e far decollare nuovi comparti con misure anticicliche in grado di dare occupazione ". 

Le proposte del Coordinamento che raccoglie attualmente, in qualità di Soci, 29 Associazioni in toto o in parte attive nei settori delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, oltre ad un ampio ventaglio di Enti e Associazioni, sono condensate in 10 punti.

Si inizia, riaffermando la necessità di Promuovere l’economia circolare.
L’80% dei materiali utilizzati dall’industria produttrice di beni di consumo non viene recuperato, con effetti negativi sull’ambiente e sulla bilancia commerciale, con spreco di materie prime e di energia. Per massimizzare l’uso efficiente delle risorse, va promossa la trasformazione del sistema produttivo e di quello commerciale verso forme di economia circolare, dove il recupero/riuso dei materiali utilizzati sia facilitato mediante prodotti progettati in modo da essere riqualificabili, di facile manutenzione e, a fine vita, di agevole estrazione di materiali e componenti riutilizzabili. Va inoltre promossa la vendita di servizi, conservando la proprietà dei manufatti, in modo da poter procedere al suo riutilizzo.

Prosegue, poi, con Rafforzare l’industria “green” in Italia
Dopo il programma “industria 2015” del 2006, peraltro arenatosi per l’insipienza dei governi che si sono succeduti, è mancata un’incisiva politica industriale in Italia mirata ai comparti, come quelli dell’efficienza, delle rinnovabili, della mobilità sostenibile, della biochimica che hanno visto un forte dinamismo a livello internazionale. Considerata l’ulteriore accelerazione che subiranno questi comparti alla luce degli obiettivi climatici al 2030, diventa strategica per il paese la valorizzazione delle realtà nazionali che operano in questi ambiti.

Si sottolinea, quindi, la necessità dell’introduzione di una Carbon tax, come previsto dalla Delega fiscale, che entrerebbe in vigore, però solo quando adottata a livello europeo, per cui si sollecita il Governo ad agire con fermezza perché quanto già previsto da una Comunicazione della Commissione Europea venga rapidamente trasformato in Direttiva europea. 

Promuovere la Mobilità elettrica con decisione per motivi ambientali locali, per ridurre le emissioni climalteranti e per favorire la creazione di una filiera industriale, considerando che attualmente nel nostro Paese la diffusione di veicoli elettrici è bassissima e decisamente inferiore a quella di molti paesi europei.

Per favorire le vendite occorrerebbe aumentare marginalmente la fiscalità sulla grande platea dei veicoli maggiormente inquinanti  e destinare gli extra introiti al sostegno dei veicoli a minimo impatto, promuovendo, inoltre, la realizzazione di punti di ricarica direttamente presso le abitazioni o le aziende.

Per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione dell’economia, bisogna Puntare sulla riqualificazione spinta del parco edilizio, agendo su due livelli: l’aumento della quota di superficie annualmente efficientata e il passaggio dalla pratica oggi prevalente di interventi su singoli appartamenti alla riqualificazione diffusa che consenta di ridurre i consumi fossili del 70-90%. In pratica, occorrerà decuplicare nel giro di 15-20 anni i risparmi di energia ottenuti annualmente in questo comparto prevedendo un incremento annuo del 15% delle riduzioni dei consumi.

Come occasione di crescita e sviluppo imprenditoriale sostenibile, si propone di Mettere a valore il patrimonio forestale nazionale, strumento indispensabile per lo sviluppo delle filiere legate ai prodotti legnosi destinate all’edilizia, all’arredamento e alla produzione di energia rinnovabile, la tutela del territorio e la salvaguardia ambientale e paesaggistica, la conservazione delle componenti bio-culturali del territorio italiano, la protezione e prevenzione del dissesto idrogeologico e degli incendi.

Un ruolo fondamentale viene assegnato alla Promozione di un nuovo mercato elettrico,

consentendo la stipula di contratti a lungo termine, che evitino l’offerta di energia a costo zero, riducano l’imprevedibilità dei ritorni economici (che scoraggia gli investimenti), orientino meglio investimenti per loro natura ad alta intensità di capitale e con ritorni molto differiti nel tempo, favoriscano la bancabilità, proteggano produttori e consumatori dalla volatilità dei mercati a breve.

Le attuali normative, che non consentono di stipulare contratti bilaterali di qualsiasi durata, in quanto il compratore può disdirli senza alcuna penalità con preavvisi molto brevi, vanno abrogate, a favore di forme contrattuali che prevedano le consuete garanzie per la risoluzione anticipata.

La necessità di una trasformazione radicale del sistema energetico per far fronte alle conseguenze relative ai cambiamenti climatici e assicurare insieme la competitività e sostenibilità del sistema produttivo, garantendo la sicurezza ed accessibilità energetica a tutti i cittadini, presuppone la Semplificazione delle rinnovabili, per cui il Coordinamento propone di:
-
emanare un nuovo schema di sostegno che riguardi gli impianti di taglia piccola e media a servizio di famiglie e PMI, privilegiando comunque efficienza ed autoconsumo;

- promuovere in particolar modo la minicogenerazione da biogas agro-zootecnico e biomasse solide fino a 500 kW integrate nei cicli produttivi;
- incoraggiare l’efficientamento del parco di generazione da rinnovabili esistente, consentendo spostamenti di impianti in favore di maggiore possibilità di autoconsumo, e di potenziare la produzione a parità di impianto;
- rivalutare i meccanismi di autorizzazione e delle definizioni, avviando semplificazioni;
-  che ha molteplici effetti positivi sia ambientali come economici;
- potenziare il meccanismo dei SEU, consentendo l’accesso ai benefici per “aggregatori” di domanda ed offerta;
- rivedere la fiscalità stabilizzando i crediti di imposta per gli interventi di efficientamento energetico.
 

Questa semplificazione deve coinvolgere anche la Micro-cogenerazione, il cui potenziale mercato è vastissimo, ma la complessità degli adempimenti necessari per l’installazione degli impianti e soprattutto per l’accesso agli incentivi tuttora ne frena la crescita.

 Al fine di promuoverne lo sviluppo si dovrebbe:
- prevedere l’installazione necessaria di impianti di cogenerazione ad alto rendimento nei progetti di edifici di nuova costruzione e di ristrutturazioni rilevanti degli edifici esistenti;
- prevedere un metodo standardizzato di riconoscimento dei Titoli di Efficienza Energetica che prescinda dalla valutazione caso per caso;
- applicare anche all’installazione di micro cogeneratori il beneficio della detrazione fiscale al 65%;
- abolire l’officina elettrica (almeno fino a 20 kW), il contatore fiscale, il registro delle misure di energia elettrica e l’applicazione dell’accisa sull’energia elettrica prodotta, calcolandola sul combustibile utilizzato.
 

Infine, si chiede la Valorizzare gli impianti rinnovabili esistenti, contrariamente a quanto accaduto con le recenti misure introdotte dal Governo con il cosiddetto “spalma incentivi” che hanno modificato con efficacia retroattiva i rapporti incentivanti in essere. Per confidare negli investitori nazionali ed esteri sono necessarie, viceversa, regole chiare, certe, stabili nel tempo e che, soprattutto, siano coerenti con un preciso disegno di politica energetica di lungo periodo.
A tal fine, il Legislatore, quindi, dovrebbe introdurre un principio di favore per gli impianti esistenti attraverso misure quali l’eliminazione dei divieti imposti dallo “spalma incentivi volontario”, l’introduzione di ulteriori semplificazioni autorizzative, un accesso facilitato agli incentivi con meccanismi e contingenti dedicati, una maggior chiarezza su temi come la possibilità di riutilizzo di componenti dell’impianto preesistente, il diritto di installare in un impianto incentivato potenza aggiuntiva non incentivata, la possibilità per gli impianti di biogas di sfruttare il gas proveniente da ampliamenti delle discariche non previste in progetto, ecc..

 

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