CSS: problema o opportunità?

CSS: problema o opportunità?

Un Convegno di Confindustria Umbria è occasione per un confronto e approfondimento su una modalità di gestione dei rifiuti ancora poco diffusa in Italia, seppur ampiamente praticata in alcuni “virtuosi” Paesi dell’UE. 

cementifici

In Italia, la gestione dei rifiuti costituisce sempre un tema di attualità, ma anche di accessi dibattiti. È il caso del CSS (Combustibile Solido Secondario).

Introdotto con l’Art.10 (Modifiche all’articolo 183 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152) del D.Lgs. n. 205/2010 di recepimento nell’ordinamento nazionale della Direttiva 2008/98/CE sui rifiuti che lo definisce “combustibile solido prodotto da rifiuti che rispetta le caratteristiche di classificazione e di specificazione individuate delle norme tecniche UNI CEN/TS 15359 e successive modifiche ed integrazioni; fatta salva l’applicazione dell’articolo 184-ter”, nonché dall’Art. 12 (Sottoprodotto e cessazione della qualifica di rifiuto) che lo ha fatto diventare “sottoprodotto” e ne ha sancito la “cessazione di qualifica di rifiuto”, il CSS ha sostituito di fatto il Combustibile da Rifiuto (CDR) e CDR-Q) di cui al D.lgs. n. 152/2006 e s.m.i.

Infatti, il CSS non è composto di rifiuti tal quali, ma combustibile ottenuto meccanicamente dalla separazione, lavorazione e ricomposizione di rifiuti solidi urbani e speciali non pericolosi, che si pone come valida alternativa, anche dal punto di vista ambientale ed energetico, all’utilizzo di biomasse “vergini”.

Nel momento in cui l’Unione europea ha indicato chiaramente che la discarica non può più rappresentare una soluzione per il futuro, decidendone il graduale divieto di conferimento, e considerato che il nostro Paese è tra quelli che sono più in difficoltà nel recuperare i rifiuti con circa il 40% dei quali che finisce tuttora nelle discariche e con alcune Regioni in situazioni emergenziali, l’uso del CSS in centrali elettriche e cementifici può costituire un’alternativa per risolvere il problema.

L’impiego del CSS è pratica largamente diffusa in Europa, tant’è che in Paesi quali Germania e Paesi Bassi, dove vengono esportati anche i nostri rifiuti, il CSS è il combustibile maggiormente utilizzato nei cementifici. Inoltre, l’utilizzo di CSS eviterebbe di costruire nuovi inceneritori e potrebbe sostituire il combustibile fossile con un combustibile parzialmente rinnovabile, evitando secondo una Ricerca pubblicata lo scorso anno da Nomisma Energia 2 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 ogni anno.

Nello scorso ottobre il Governo aveva approvato uno schema di Regolamento, sotto la forma di un DPR, che individuava le condizioni per le quali ricorrere all’utilizzo del CSS in parziale sostituzione dei combustibili fossili tradizionali nei cementifici a ciclo completo, con capacità produttiva superiore a 500 tonn. giornaliere di clinker (materiale laterizio ottenuto con la cottura delle materie prime a temperature molto elevate), e comunque soggetti al regime delle Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA) e dotati di Certificazione di Qualità Ambientale (UNI EN ISO 14001 ovvero Registrazione EMAS).
Successivamente, il Decreto del Ministero dell’Ambiente n. 22 del 14 febbraio 2013, avente ad oggetto il “Regolamento recante disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto di determinate tipologie di combustibili solidi secondari (CSS)”, ha stabilito i criteri specifici da rispettare affinché determinate tipologie di CSS, cessano di essere qualificate come rifiuto. Inoltre, dal 16 aprile è in vigore anche il DM 20 marzo che modifica l’Allegato X della Parte V del T.U.A. in materia di CSS.

A seguito della conclusione anticipata della legislatura, anche per la richiesta di rinvio dell’esame sullo schema di DPR governativo da parte della Camera dei Deputati, il Regolamento dovrà essere riesaminato dal nuovo Parlamento.
Nel frattempo sono insorte polemiche circa un maggiore rischio di produzione di diossine, come sottolineato dall’ISDE (Associazione dei Medici per l’Ambiente), che viceversa non sussisterebbe secondo l’ex Senatore Francesco Ferrante, nonché ex Direttore generale di Legambiente ed attuale Vicepresidente del Kyoto Club, che all’indomani della richiesta di rinvio della Camera aveva dichiarato che “Bruciare CSS nei cementifici non solo non peggiora le emissioni inquinanti a livello locale, al contrario impone a questi impianti limiti di legge più restrittivi e quindi l'utilizzo di migliori tecnologie di abbattimento, ma impone anzi ai cementifici, nel caso bruciassero CSS, di monitorare alcuni inquinanti che non sono obbligati a monitorare per legge quando bruciano altre sostanze, classificate come combustibili tradizionali e di ridurre drasticamente le emissioni di sostanze altamente inquinanti, come ad esempio le diossine”.
Secondo Ferrante, sarebbe “meglio utilizzare un cementificio in funzione, che realizzare impianti dedicati di incenerimento da costruire ex novo, che vanificano gli sforzi di approntare una politica seria di riduzione e riciclaggio dei rifiuti. Infatti, sia ben chiaro, la soluzione definitiva del problema rifiuti è unicamente l'attuazione di efficienti politiche di riduzione,e una rigorosa raccolta differenziata finalizzata al riciclo e al recupero di materia. Recupero di materia che a oggi resta il buco nero nella nostra legislazione perché non adeguatamente favorito”.

Per fare il punto della situazione e approfondire le tematiche connesse, con un occhio particolare sul fronte industriale, si svolgerà domani 21 giugno alle ore 9,30 presso la sede di Confindustria Umbria a Perugia il Convegno “Rifiuti: problema o opportunità? La soluzione CSS”, a cui interverranno: l’Assessore all’Ambiente della Regione Umbria, Silvano Rometti; il Direttore di FISE-Assoambiente, Elisabetta Perrotta; il Responsabile Ambiente AITEC, Daniele Gizzi; il Presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli; il Direttore Tecnico di ARPA Umbria, Giancarlo Marchetti.


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