Scarsa la copertura mediatica per la necessaria mobilitazione

Rifugiati

Il tema scelto quest’anno dall’Agenzia dell’ONU per i Rifugiati (UNHCR) per la Giornata Mondiale del Rifugiato (20 giugno 2012) è: “I Rifugiati non hanno altra scelta. Tu sì” (Refugees have no choice. You do). 

Dobbiamo lavorare insieme per mobilitare la volontà politica e la leadership per prevenire e porre fine ai conflitti che provocano flussi di rifugiati - afferma il Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moonNonostante i vincoli di bilancio in tutto il mondo, non dobbiamo allontanarci dai bisognosi. I rifugiati scappano perché non hanno scelta. Noi dobbiamo scegliere di aiutarli”.

Se non c’è un’adeguata copertura mediatica su questi drammi è difficile che si possano fare le scelte, come denunciato dal Rapporto “Le crisi umanitarie dimenticate dai media 2011” che Medici Senza Frontiere (MSF) ha presentato alla stampa il mese scorso.

Dal 2005 MSF, in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia, Istituto di ricerca specializzato in analisi della comunicazione, e con il contributo di importanti rappresentanti del mondo giornalistico ed accademico, pubblica il Rapporto per accendere un riflettore sulle gravi questioni di carattere umanitario e sanitario che si sono verificate nel corso dell’anno trascorso e che spesso si perpetuano in quello in corso, oltre ad aggiungersene di nuove.

Per l’edizione 2011, MSF ha deciso di porre l’attenzione su come i telegiornali italiani hanno trattato il tema della migrazione a seguito delle rivolte esplose in Tunisia, Egitto e Libia e su due fronti di crisi:
- le “crisi sanitarie”, malnutrizione in Somalia, HIV/AIDS e le malattie tropicali dimenticate;
- le “crisi umanitarie” su cui i riflettori dei media italiani si sono accesi solo parzialmente Costa d’Avorio, Sudan e Sud Sudan, Bahrain Repubblica Democratica del Congo.

Su richiesta di MSF, l’Osservatorio di Pavia ha analizzato lo spazio dedicato in un anno dalle edizioni serali - prime time dei TG Rai, Mediaset e La7 - alle crisi individuate da MSF. Nel 2011, i telegiornali hanno dedicato circa il 10% del totale dei servizi a contesti di crisi, a conflitti e a emergenze umanitarie e sanitarie, e tra questi spiccano naturalmente le rivolte della Primavera araba (Libia in primis) e il terremoto in Giappone. È proprio tale attenzione a spiegare l’incremento rispetto al 6% del 2009.

Per la prima volta, MSF ha deciso di far monitorare come e quanto i TG italiani hanno raccontato l’arrivo in Italia dei migranti in fuga da Libia, Tunisia ed Egitto.
Nel 2011, sono state dedicate 1.391 notizie al tema e seppur non si tratti di una crisi dimenticata, preoccupa il modo in cui è stata rappresentata. Dall’analisi degli sbarchi in alcune settimane campione, spicca come il termine emergenza sia il più diffuso per comunicare il contenuto della notizia, mentre le condizioni medico-sanitarie dei migranti non sono quasi mai il focus centrale della narrazione.

Il dato più sconcertante – ha dichiarato Kostas Moschochoritis, Direttore generale MSF Italia – è che in questi servizi è praticamente assente la voce dei migranti. I protagonisti a cui è data voce sono nel 65% dei casi i politici, fra Governo e amministrazioni locali. Alle testimonianze dei migranti è stato riservato solo il 14% dello spazio; il 12% alle comunità locali e il 10% alle realtà impegnate nella gestione del fenomeno - forze dell’ordine, esponenti religiosi, società civile, organizzazioni.”
Nelle immagini utilizzate, inoltre, i bambini che approdano sulle coste italiane sono mostrati in video senza nasconderne il volto.

In tempi di informazione globale, nel 2011 sono stati dedicati solo 5 servizi al Congo (RDC), 10 alla Costa d’Avorio, 14 quelli sull’HIV/AIDS, nessuno alle malattie tropicali neglette (leishmaniosi viscerale/kala-azar, malattia del sonno, Chagas e ulcera di Buruli) che falcidiano la popolazione dei Paesi in via di sviluppo.
E’ restato in ombra anche il Bahrain con solo 24 notizie. All’emergenza nutrizionale nel Corno d’Africa dedicate sono state dedicate 41 notizie e 44 al Sudan.

Il totale dello spazio dato a tutte queste crisi insieme resta comunque lontano dalle 413 notizie dedicate invece alle nozze reali di William e Kate. Il matrimonio di Alberto di Monaco si è invece guadagnato “solo” 91 servizi.
Il Congo in realtà è totalmente scomparso, se si considera che le uniche 5 notizie dedicate, si occupano di incidenti aerei e di altri eventi e non delle violenze in corso o dell’AIDS che flagella il Paese con un milione di contagiati. L’analisi mostra che di AIDS, in generale, si è parlato soprattutto in relazione ai viaggi del Pontefice e, a differenza di altri anni, nessuno dei TG ha dedicato una notizia alla pandemia in occasione della Giornata Mondiale (1 dicembre).

L’AIDS è ormai invisibile e altrettanto drammaticamente ignorata è la crisi finanziaria in cui versa il Fondo Globale per la Lotta contro Aids, Tubercolosi e Malaria, che, se non affrontata, avrà effetti devastanti per i pazienti affetti da HIV/AIDS e tubercolosi multiresistente ai farmaci.
La “nostra” influenza stagionale è stata invece abbondantemente coperta dai TG con 92 servizi.

Non siamo sicuri che le parole siano in grado di salvare vite, ma sappiamo con certezza che il silenzio può uccidere. Per questa ragione continuiamo a stimolare i media a parlare delle crisi umanitarie – ha proseguito Moschochoritis - In questo nuovo rapporto, fra le varie crisi che hanno determinato la Primavera araba, abbiamo voluto accendere un riflettore sul Bahrein, crisi pressoché ignorata dai media, ma gravissima ed esemplare dal punto di vista della manipolazione dell’assistenza medica come strumento di identificazione e arresto dei dimostranti”.

Il caso del Bahrain è emblematico: in ben 7 servizi dei 24 totali, si parla del Paese solo in relazione al Gran Premio di Formula 1 e alla sua possibile cancellazione, come conseguenza dell’instabilità politica del paese. Ancora oggi in Bahrein, l’accesso alle cure è un problema, nonostante le riforme, e i pazienti continuano a evitare di rivolgersi agli ospedali pubblici per farsi curare, a causa della discriminazione percepita, delle molestie e dei maltrattamenti. MSF chiede di operare nuovamente in Bahrein, dove da marzo non è più autorizzata a entrare.

Ma è la condizione dei rifugiati dal Mali fuggiti in Burkina Faso, Mauritania e Niger la crisi su cui oggi MSF chiede di accendere un riflettore.

Il Burkina Faso è, dopo la Mauritania, il paese con il più alto numero di rifugiati in fuga dal Mali dove fornire assistenza medica è estremamente difficile e i rifugiati continuano ad arrivare di giorno in giorno mentre l’aiuto internazionale è lento e insufficiente – ha concluso Direttore generale MSF Italia - Chiediamo ai media italiani di accendere un riflettore su quest’area del tutto dimenticata, colpita pesantemente dalla siccità e dall’insicurezza alimentare”.