I crimini ambientali minacciano anche la pace e la sicurezza

I crimini ambientali minacciano anche la pace e la sicurezza

Un nuovo Rapporto di Interpol e UNEP stima che almeno il 40% dei conflitti interni siano correlati allo sfruttamento delle risorse naturali e che gruppi criminali approfittino della povertà delle comunità locali per incentivarle a commettere reati come il bracconaggio, il taglio di alberi, la pesca illegale o l'estrazione abusiva di minerali.

A conclusione della "Law, Justice and Development Week 2016", ospitata presso il quartier generale della World Bank a Washington (D.C), Interpol (Organizzazione internazionale della polizia criminale) e UNEP (Programma Ambiente delle Nazioni Unite) hanno presentato il 9 dicembre 2016 il Rapporto "Environment, Peace and Security? A Convergence of Threats" che mette in risalto la correlazione tra i reati ambientali e altre attività illegali gravi, come la corruzione, la contraffazione, il traffico di droga, la criminalità informatica e i reati finanziari, nonché i rapporti con le organizzazioni terroristiche e i gruppi armati non governativi.
"La criminalità ambientale è di portata transnazionale ed ha una natura insidiosa - ha dichiarato il Segretario generale dell'Interpol, Jürgen Stock - Sottrae ai Governi entrate tanto necessarie, alle persone i propri mezzi di sussistenza e alle comunità pace e sicurezza. La comunità internazionale deve sostenere un approccio globale, facendo seguire alla retorica l'azione, la politica con l'attuazione e il rafforzamento della legge con le forze".

La ricerca ha coinvolto quasi 70 Paesi, rivelando che oltre l'80% delle nazioni considera i reati ambientali come una "priorità nazionale", e la maggior parte è convinta che le nuove e sofisticate attività criminali rappresentano sempre più una minaccia per la pace e la sicurezza.
Secondo il Rapporto, il valore dei reati ambientali globali ammontano tra i 91 e i 258 miliardi di dollari all'anno che si intrecciano con quelli connessi con altre attività criminali. Ad esempio, i gruppi terroristici e altre reti criminali finanziano le loro attività attraverso lo sfruttamento delle risorse nelle zone di conflitto. I ricercatori stimano che almeno il 40% dei conflitti interni siano correlati allo sfruttamento delle risorse naturali. In altri casi i gruppi criminali approfittano della povertà delle comunità locali per incentivarle a commettere reati come il bracconaggio, il taglio di alberi, la pesca illegale o l'estrazione abusiva di minerali.

I crimini ambientali vanno ben oltre il bracconaggio della fauna selvatica e includono il taglio illegale degli alberi, la pesca abusiva, l'estrazione clandestina di minerali e anche traffico illegale di rifiuti pericolosi. Altri aspetti, come ad esempio lo sfruttamento e il commercio illegale di petrolio e prodotti chimici rischiano di diventare più diffusi nei prossimi anni (Fonte: Interpol – UNEP)

Il Rapporto raccomanda, inoltre, un approccio multidisciplinare per affrontare la criminalità ambientale, un maggiore scambio di informazioni tra i vari settori, una maggiore attenzione all'attuazione delle politiche ambientali e un sostegno finanziario più forte anche attraverso l'Aiuto Pubblico allo Sviluppo.
"È giunto il momento di affrontare la minaccia della criminalità ambientale, con una risposta coordinata degli Stati membri, delle rganizzazioni internazionali e delle Nazioni Unite - ha sottolineato Erik Solheim, Segretario esecutivo dell'UNEP - Tale risposta deve affrontare la necessità di migliorare la condivisione delle informazioni, una maggiore protezione dei civili, una migliore applicazione della legge e una più profonda comprensione dei fattori scatenanti i conflitti".

Anche il Parlamento europeo con la recente Risoluzione del 18 ottobre 2016 sul Piano d'azione dell'Unione europea contro il traffico illegale di specie selvatiche, esorta ad una maggiore cooperazione, tra l'Interpol, l'Organizzazione mondiale delle dogane (OMD), l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) e la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC).
Inoltre, riconoscendo necessità di un partenariato globale più forte per combattere il commercio illegale di fauna selvatica, chiede un aggiornamento sul sostegno finanziario e tecnico per aiutare i Paesi in via di sviluppo nei loro sforzi per ridurre gli incentivi bracconaggio, al fine di migliorare le opportunità economiche e promuovere il buon governo e lo stato di diritto.

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