Dopo più di 6 anni dalla pubblicazione del Rapporto Stern, aumentano i rischi per la crescita e la riduzione della povertà.

Lord-Nicolas-Stern-Grantham-Research-Institute

Organizzato dal Fondo Monetario Internazionale (IMF) e Istituto delle Risorse Mondiali (WRI), si è svolto la scorsa settimana a New York presso il Quartiere Generale IMF un evento speciale dal titolo “Promuovere la crescita e la riduzione della povertà in un mondo di rischio immenso” (Fostering Growth and Poverty Reduction in a World of Immense Risk) con dei relatori d’eccezione:

- Lord Nicolas Stern, Presidente del Grantham Research Institute, ha svolto la relazione introduttiva;

- Christine Lagarde, Direttore generale IFM, è intervenuta con osservazioni puntuali;

- Andrew Steer, Presidente WRI, si è offerto per interloquire con il pubblico;

- Rachel Kyte, Vice Presidente Sviluppo Sostenibile della World Bank, ha tirato le conclusioni.

A più di 6 anni dalla pubblicazione del Rapporto Stern (Stern Review), la imponente relazione che ha posto in modo perentorio la necessità di rispondere attraverso un coordinamento globale ai cambiamenti climatici, fenomeno che, come sostiene il rapporto, è oramai ampiamente dimostrato da anni di ricerche e dall’esperienza quotidiana e che determinerà impatto rilevante su quelli che sono gli elementi necessari per la vita degli individui di in ogni continente, perdura una diffusa negligenza che ha accentuato i rischi connessi. L’incontro, come dichiarava la locandina dell’evento, doveva servire a sfatare questo mito e a sottolineare come la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio costituisca una vera e propria opportunità per far aumentare la crescita e ridurre la povertà.

Uno degli ostacoli principali dell’inazione è la diffusa e sbagliata percezione che crescita economica e responsabilità climatica siano in conflitto, ma “non possiamo rappresentare questo dualismo come se fosse una artificiosa corsa di cavalli, con la crescita economica su uno, e la stabilità climatica sull’altro”, ha affermato Nicolas Stern che nella relazione introduttiva ha ammesso che il Rapporto che porta il suo nome ha notevolmente sottovalutato i rischi e gli impatti dei cambiamenti climatici i cui effetti si stanno verificando con velocità superiore a quella preventivata, mentre le emissioni di gas climalteranti hanno già superato le proiezioni svolte 6-7 anni fa, senza che nel Rapporto siano stati presi in adeguata considerazione le correlazioni tra clima ed ecosistemi.

Non sono le tecnologie ancora inadeguate, né l’assenza di capitali a frenare quella che egli chiama “Nuova Rivoluzione Industriale Energetica”, bensì “ciò che manca è la volontà politica” che può essere mobilitata attraverso una nuova generazione di modelli scientifici che dovrebbero riflettere non solo la gravità dei rischi climatici, ma soprattutto i costi umani e ambientali che sono per lo più ignorati nei modelli che ci indicano il progressivo disgelo del permafrost e l’impatto degli eventi meteorologici estremi sullo sviluppo.

Come le precedenti, anche questa “nuova” rivoluzione industriale potrebbe costituire un periodo di crescita, investimenti, creatività e mercati emergenti, purché venga vista come un momento di grande opportunità economica, piuttosto che incentrata esclusivamente sul ridimensionamento delle emissioni di gas a effetto serra.

È anche il momento di adottare strategie “win-win-win” ovvero quelle strategie che integrano lo sviluppo, l’adattamento e la mitigazione in un unico pacchetto. Per chiarire questo aspetto Stern ha fatto l’esempio dell’energia solare decentrata che offre l’elettricità alle comunità più povere a prezzi accessibili, riduce le emissioni ed è meno vulnerabile della produzione elettrica tradizionale, basata sulla rete. Saranno queste le soluzioni tipo che guideranno, secondo Stern la crescita economica e la stabilità climatica.

Stern ha sottolineato, inoltre, come sia importante collaborare e capire quel che si sta facendo, seppur lentamente nel mondo: “Stiamo assistendo ad un radicale cambiamento in Cina con il 12° piano quinquennale. L'Unione europea ha balbettato di recente, ma si era data da fare in precedenza. Paesi come Etiopia e Maurizio hanno progetti ambiziosi. Capire cosa fanno gli altri è una parte cruciale del processo di collaborazione".

Infine, Stern ha spiegato che nel promuovere questa collaborazione svolgono un ruolo fondamentale istituzioni come il FMI e la Banca mondiale che già lavorano sulla riduzione della povertà, per la crescita, la sostenibilità e lo sviluppo, e che se le loro missioni individuali, potrebbero promuovere la collaborazione internazionale e assicurare che lo sviluppo economico avvenga in armonia con la mitigazione e con l’adattamento ai cambiamenti climatici.

Gli ha offerto sponda il Direttore del Fondo Monetario Internazionale: “Se le problematiche dei cambiamenti climatici non vengono affrontate adeguatamente, se continuiamo a dar seguito a quelle belle sovvenzioni per l'energia, se il prezzo per il carbonio non viene adeguatamente fissato, se i politici non ce l'hanno sul loro schermo radar schermi - ha affermato Christine Lagarde - allora è chiaramente in gioco la stabilità finanziaria nel medio e lungo termine”.

Se qualche decisore politico volesse cogliere spunti, la registrazione dell’evento si trova a questo link: http://bcove.me/j7w0em4c