L’UNEP, sia nello YEAR Book 2014 che nel Rapporto “Valutare la plastica”, sollecita le imprese, le istituzioni e i consumatori a monitorare la loro impronta della plastica, così come avviene per il carbonio, l’acqua e le foreste.

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L'undicesima edizione dello Year Book del Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) esamina i dieci problemi individuati come emergenti nelle relazioni dei precedenti ultimi dieci anni, fornendo aggiornamenti ed opzioni per azioni.
"Dieci anni fa, con la prima edizione della serie Year Book, l’UNEP mise in guardia il mondo circa il formarsi di ‘dead zone’ nelle acque costiere e dell’eccesso di azoto contenuto nelle acque che sfociano in mare - ha affermato il Direttore esecutivo dell’UNEP, Achim Steiner - Nel frattempo sono state individuate molte altre questioni emergenti, con un certo aumento del livello critico per alcune e incoraggianti miglioramenti in altre”.
Tra queste, anche le conseguenze dei rifiuti plastici in mare, che da quando ha avuto il focus nello Year Book appena nel 2011 ha visto aumentare le problematicità.
Le plastiche giocano ormai un ruolo determinante nella vita moderna - ha proseguito Steiner - Tuttavia l’impatto ambientale del modo in cui noi le utilizziamo non può essere ignorato”.

Secondo il Rapporto “Valuing Plastic: the business case for measuring, managing and disclosing plastic use in the consumer goods industry”, contestualmente presentato e redatto da Plastic Disclosure Project (PDP) e Trucost, il costo totale in capitale naturale dell’utilizzo della plastica nel settore dei beni di consumo sarebbe ogni anno di 75 miliardi di dollari, un impatto finanziario che tiene conto sia delle questioni dell’inquinamento marino che dell’inquinamento dell’aria causato dall’incenerimento delle plastiche.
Inoltre, il Rapporto stima che oltre il 30% dei costi di capitale naturale derivanti dalle plastiche è dovuto alle emissioni di gas a effetto serra derivanti dalla estrazione e lavorazione delle materie prime.
Tuttavia, si osserva che l'inquinamento marino è il più grande costo a valle e che la cifra di 13 miliardi di dollari probabilmente sia sottostimata.

Questo rapporto - ha aggiunto Steiner - indica che la riduzione, il riciclaggio e la riprogettazione dei prodotti che utilizzano la plastica possono apportare molteplici benefici, dalla green economy alla riduzione dei danni economici subiti dagli ecosistemi marini, dall’industria del turismo a quella della pesca, che sono di vitale importanza per molti Paesi in via di sviluppo e sono occasione di risparmio e di innovazione per le imprese, riducendo i rischi di reputazione”.

Nelle regioni polari, gli scienziati hanno recentemente scoperto piccoli pezzi di plastica intrappolati nel ghiaccio marino. Trasportato da correnti oceaniche attraverso grandi distanze, queste particelle alla fine diventano fonte di contaminazione attraverso la catena alimentare.
Una grande e non quantificabile quantità di rifiuti di plastica entra come rifiuti nell’oceano a causa delle discariche mal gestite, delle attività turistiche e della pesca (le reti abbandonate). Parte di questo materiale si deposita sul fondo dei mari, mentre quello che galleggia può percorrere grandi distanze accumulandosi in enormi spirali al centro degli oceani, come la “Great Pacific Garbage Patch”.
Sul numero di giugno 2014 di GSA Today, la Rivista della Società Geologica d’America ha pubblicato i risultati di una ricerca condotta da ricercatori della Western Ontario University (Canada) sulla spiaggia di Kamilo (Hawaii) dove in 27 siti sono state rinvenute delle “rocce” di plastica che sono state denominati “plastiglomerati”.

sn plastiglomerate

Una delle problematiche emergenti, segnalata dal Rapporto dell’UNEP, è il crescente utilizzo di microplastiche direttamente in prodotti di consumo, come le microsfere nei dentifrici, i gel e i detergenti per il viso, che non vengono filtrati durante il trattamento delle acque reflue, ma vengono rilasciati direttamente nei fiumi, laghi e nell'oceano. Le microplastiche sono state identificate come una minaccia per i grandi mammiferi marini a rischio di estinzione come la balena franca del nord, che è potenzialmente esposta all'ingestione in quanto si alimenta filtrando il plancton.

L'andamento della produzione, i modelli di utilizzazione e i cambiamenti demografici dovrebbero comportare un uso crescente della plastica, per cui entrambi i rapporti chiedono ad aziende, istituzioni, e consumatori di ridurre i propri rifiuti.

Valutare la plastica” rileva che le aziende produttrici di beni di consumo potrebbero risparmiare 4 miliardi di dollari ogni anno tramite una buona gestione della plastica, utilizzando quella riciclata, ma sono poche quelle che lo fanno: delle 100 aziende valutate, meno della metà ha dimostrato tale pratica.

"La ricerca indica la necessità per le aziende di prendere in considerazione la loro impronta plastica, proprio come fanno per il carbonio, l’acqua e le foreste - ha dichiarato Andrew Russell, Direttore del PDP - Con la misurazione, la gestione e la rendicontazione dell'uso e dello smaltimento della plastica attraverso il PDP, le aziende possono ridurre i rischi, massimizzare le opportunità e diventare più efficienti e sostenibili”.

Tra le raccomandazioni per ulteriori azioni:
- Le aziende dovrebbero monitorare il loro uso di plastica e pubblicare i risultati in relazioni annuali.
- Le aziende dovrebbero impegnarsi a ridurre l'impatto ambientale della plastica attraverso obiettivi chiari e scadenze, innovando per aumentare l'efficienza delle risorse e il riciclaggio.
- Ci dovrebbe essere una maggiore attenzione per campagne di sensibilizzazione per scoraggiare il littering e impedire che i rifiuti di plastica raggiungano il mare.
Un'applicazione che permette ai consumatori di verificare se un prodotto contiene microsfere è già disponibile e può essere scaricato dal sito: get.beatthemicrobead.org
- Poiché le particelle di plastica possono essere ingerite dagli organismi marini e, potenzialmente, si accumulano e diffondono le tossine attraverso la catena alimentare, dovrebbero essere intensificati gli sforzi per colmare le lacune di conoscenza e comprendere meglio la capacità dei diversi materiali plastici di assorbire e trasferire sostanze chimiche persistenti, tossiche e bioaccumulabili.