Coste italiane sotto l’assedio del cemento

Coste italiane sotto l’assedio del cemento

Il Dossier presentato da Legambiente che ha preso in esame la situazione in 8 regioni italiane della fascia tirrenica e adriatica evidenzia la necessità di salvaguardare tutte le aree ancora libere dall’edificato per organizzare dei moderni progetti di valorizzazione ambientale, conservazione, fruizione pubblica e, in parallelo, definire una seria politica di riqualificazione.

 Coste italiane sotto l’assedio del cemento

La grande pianura d’acqua del Mediterraneo”, il mare la cui “vita è intimamente legata a quella della terra”, la cui “storia non può essere dissociata dal mondo terrestre che lo circonda” trova ormai ostacoli di comunicazione di genti e paesaggi dalle barriere di cemento che sono state innalzate lungo le sue coste.

Nel suo Dossier “Salviamo le coste italiane” presentato il 31 luglio 2013, Legambiente ha opportunamente accennato al valore storico-culturale che il Mediterraneo ha rappresentato, come è stato oniricamente sintetizzato dallo storico francese Ferdinand Braudel che abbiamo citato in premessa, e che oggi rischia di perdere questa identità.

Il Dossier mostra come le zone costiere della nostra penisola, nonostante i vincoli introdotti dalla Legge n. 431/1985 (la cosiddetta Legge Galasso) nel tentativo di salvaguardarle, le zone costiere della nostra penisola siano tuttora sotto costante minaccia, senza differenze tra le fasce adriatiche e quelle tirreniche.

L’analisi condotta su 1.800 km di coste di 8 Regioni che si snodano tra il Mar Tirreno e quello Adriatico, ha dimostrato, infatti, che dall’entrata in vigore della Legge che avrebbe dovuto impedire di edificare entro i 300 metri dalla linea di costa, sono stati divorati dal cemento altri 160 chilometri, portando ad oltre  il 55% l’urbanizzazione delle coste nelle Regioni prese in esame, attraverso un lavoro di analisi e confronto delle foto satellitari che hanno permesso di riconoscere le aree dove è stato cancellato in modo irreversibile il rapporto tra mare, paesaggi naturali e agricoli.

La fotografia scattata da Legambiente evidenza un quadro preoccupante, una deriva pericolosa che non trova, al momento, ostacoli efficaci né nella legislazione né nelle volontà politiche degli amministratori locali - ha dichiarato il Presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza I risultati che emergono dal dossier evidenziano non solo come continui la pressione delle speculazioni in tanti luoghi di straordinaria bellezza, ma che esiste un grave problema di tutela che riguarda vincoli, piani e sistemi di controllo. La preoccupazione aumenta se si pensa poi alla crescente esposizione al rischio idrogeologico che questa situazione fa emergere e se si considera che l'esplosione dell'occupazione delle coste con il cemento in molte parti d'Italia avviene in assoluto rispetto della legalità. L'abusivismo peggiora una situazione già gravemente compromessa. L'obiettivo deve essere salvare la natura residua, liberare l'accesso alle spiagge ed avviare un grande piano di riqualificazione dell'esistente, per cancellare quella litania di case e costruzioni che rovinano la bellezza delle nostre coste. È  dunque fondamentale che si apra una nuova fase di attenzione nei confronti dei paesaggi costieri, un patrimonio unico, una risorsa preziosa, che non può rischiare di essere divorata anno dopo anno dal cemento ma, al contrario, che l'Italia deve tutelare e valorizzare”.

Tra le 8 regioni analizzate (Abruzzo, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Molise, Sicilia e Veneto), il record negativo va all'Abruzzo e al Lazio con il 63% di coste trasformate, si salvano solo un terzo dei paesaggi mentre tutto il resto è ormai occupato da palazzi, ville, alberghi, porti. Non va meglio nelle altre Regioni, con la cementificazione costiera al 58,1% in Emilia-Romagna, al 57,7% in Sicilia, al 54,4% nelle Marche, al 50,3% in Campania, al 48,6% nel Molise e al 36% nel Veneto dove l'urbanizzazione ha avuto come freno il delta del Po e il sistema lagunare. Nel complesso la costa Tirrenica mostra dati più allarmanti rispetto a quella adriatica con quasi 120 km tra il 1988 ed 2011di costa con paesaggi naturali e agricoli cancellati nelle varie Regioni analizzate, con un aumento del 10,3% di consumo delle aree costiere.

Per Legambiente la sfida che oggi abbiamo di fronte è quella di salvaguardare tutte le aree ancora libere dall’edificato per organizzare dei moderni progetti di valorizzazione ambientale,conservazione, fruizione pubblica e, in parallelo, definire una seria politica di riqualificazione.

Secondo l’Associazione del Cigno Verde, sono infatti molte le aree in pericolo nelle Regioni studiate e situazioni analoghe esistono nelle altre, per cui ritiene non più accettabile una situazione per cui si continui a costruire case, palazzi, alberghi sulle coste italiane perché in assenza o nella vaghezza delle indicazioni dei Piani paesistici regionali (solo Puglia e Sardegna hanno approvato ai sensi del Codice del paesaggio e con previsioni di tutela) sono la discrezionalità e le pressioni degli speculatori a farla da padroni, oltre che le previsioni di vecchi piani regolatori che ancora oggi  prevalgono sui vincoli di 300 metri dalla linea di costa della Legge Galasso. 

Per queste ragioni si chiede di avviare finalmente un progetto di valorizzazione e tutela dei paesaggi costieri italiani, il cui primo passo deve essere quello di fissare un vincolo di inedificabilità assoluta per tutte le aree costiere ancora libere dall’edificato di almeno 1 Km dal mare. Nel frattempo, Regioni e Ministero per i Beni e le Attività culturali debbono concludere finalmente la revisione dei piani paesaggistici regionali, per adeguarli alle indicazioni della Convenzione Europea del paesaggio e del Codice dei beni culturali e del paesaggio, in modo da intervenire anche sui piani regolatori vigenti per stralciarne le previsioni edificatorie. 

Una chiara indicazione di tutela di questo tipo è la precondizione per ragionare in maniera trasparente e condivisa di interventi di trasformazione delle parti costruite, per valorizzarne le potenzialità turistiche, riqualificarle da un punto di vista statico, energetico, ambientale - si sottolinea nel Dossier - Ma, soprattutto, è operazione strategica per difendere la bellezza e la qualità di paesaggi straordinari e unici, ancora integri, ma a rischio cementificazione. Solo fissando un chiaro stop al consumo di suolo sarà infatti possibile avviare quella riqualificazione dell’edificato lungo la costa, che è una condizione oggi indispensabile per ripensare l’offerta turistica nella direzione della qualità ambientale”.
km totali e l’8,8% di consumo di suolo.


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