Costa Rica: da 75 giorni energeticamente auto sufficiente

Costa Rica: da 75 giorni energeticamente auto sufficiente

Il 2015 del piccolo paese dell’America Centrale è all’insegna delle rinnovabili. In tre mesi per la sua elettricità non sono state prodotte emissioni né utilizzati combustibili fossili. La notizia è stata data dall’Independent che sottolinea la congiuntura favorevole dietro questo risultato: piogge consistenti hanno assicurato l’80% del totale dell’energia pulita, mentre il 10% è venuto dalla geotermia e il rimanente da altre fonti.
Fonti Rinnovabili Costa Rica

Il Costa Rica ha stabilito un nuovo importantissimo record “green”: impegnato al 100% nell’ambito della sostenibilità, ha raggiunto la completa autosufficienza energetica funzionando per oltre 75 giorni senza energia prodotta tramite combustibili fossili. La notizia è comparsa nei giorni scorsi sull’Independent e mostra segnali incoraggianti nella corsa del piccolo paese americano alle rinnovabili.

Visto, infatti, che il Costa Rica non ha centrali nucleari, tutta l’energia prodotta dall’inizio del 2015 è stata ottenuta tramite fonti pulite. Complici assolute nel raggiungimento di questo obiettivo sono state le favorevoli condizioni atmosferiche, con le abbondanti piogge che hanno riempito le turbine delle centrali idroelettriche. Lo scorso anno, quegli stessi invasi hanno assicurato l’80% del totale dell’energia pulita prodotta. Il restante è stato garantito per il 10% dall’energia geotermica e il rimanente da energia solare ed eolica.

L’obiettivo della roccaforte della natura americana (più di un quarto del territorio nazionale è protetto) è chiaro e va nella direzione di un paese autosostenibile, che tra l’altro oggi è il secondo in America latina per la qualità della rete elettrica e delle telecomunicazioni.

Naturalmente va detto che i ticos o meglio gli abitanti del Costa Rica sono pochi: meno di 5 milioni, distribuiti in un territorio che è grande un sesto dell’Italia (anche se i lussemburghesi sono ancora meno, appena mezzo milione, ma forniscono un contributo importante al riscaldamento globale visto il loro record europeo di auto procapite). Inoltre, le ridotte dimensioni dell’isola, la sua conformazione, l’alto numero di vulcani e la scarsa richiesta di elettricità hanno contribuito a raggiungere questo percorso energetico più facilmente.

Però la “Svizzera dell’America centrale”, pur partendo da una situazione non facile, ha scelto in modo determinato un modello di sviluppo economico che la allinea alle economie più brillanti e si è imposta come obiettivo quello di diventare carbon neutral nel 2021, puntando su biofuel, veicoli ibridi, rinnovabili e tassazioni per scoraggiare l’inquinamento e premiare il lavoro. E ha messo a punto anche un progetto geotermico, col supporto del Giappone e della Banca Europea che interverranno nel caso in cui le condizioni ambientali e climatiche dovessero garantire nel tempo minori risorse dalle quali trarre energia rinnovabile, e per il quale a metà del 2014 sono stati dati dei contributi (958 milioni di dollari), anche per differenziare l’offerta. Il progetto prevede la realizzazione di un primo impianto che produrrà 55 megawatt di elettricità, abbastanza per alimentare 55.000 case, a cui seguiranno altri due di 50 megawatt costruiti nelle vicinanze.

La scelta di passare a questo tipo di strategia energetica votata alla sostenibilità e alla rinuncia dello sfruttamento dei depositi petroliferi è stata fatta sia perché la siccità può avere un impatto anche grave nell’alimentazione energetica, sia perché esistono alcuni aspetti ambientali negativi legati alle dighe idroelettriche e, più in generale, all’impatto sugli ecosistemi dei fiumi. Non dimentichiamoci, infatti, che alla base della linea “green” costaricana ci sono anche forti investimenti sullo straordinario patrimonio forestale e naturale, sia per il suo mantenimento sia per il suo rafforzamento: d’altra parte esso rappresenta la carta vincente nella competizione per il turismo globale.

Il Costa Rica, dunque, per quanto piccolo, è un esempio di paese virtuoso che scommette sullo sviluppo della green economy. Ma non è un caso isolato: l’isola di Bonaire, situata al largo del Venezuela, è già quasi in grado di trarre tutta l’energia occorrente da fonti rinnovabili anche grazie a quella prodotta dalle alghe e punta ad arrivare alla piena indipendenza energetica. In Cina fotovoltaico ed eolico crescono velocissimi e nel 2013 hanno superato, come nuova potenza elettrica installata, il carbone. In Europa, l’Islanda ricava da energie pulite quali quella geotermica ed idroelettrica circa l’85% del proprio fabbisogno, mentre la Danimarca raggiunge circa il 40% tramite lo sfruttamento dell’energia eolica. E in Italia, con le rinnovabili che ormai garantiscono un terzo della domanda, il sistema elettrico già da tre anni ha cominciato a girare, in alcuni momenti, quasi solo con energia pulita.

Nel 2020 almeno un chilowattora su tre in Europa sarà generato dalle fonti rinnovabili e a metà secolo, in alcuni paesi, il 100% dell’elettricità sarà verde - scrive Gianni Silvestrini, direttore del Kyoto Club in un libro pubblicato il mese scorso da Edizioni Ambiente dal titolo Due gradi - Ad esempio l’Uruguay dovrebbe soddisfare con le rinnovabili il 90% della domanda elettrica nel 2016”.

Ovviamente, come soluzioni di riserva, tutti i paesi continueranno a tenere in considerazione i combustibili fossili per la produzione di energia, ma i risultati raggiunti e quelli che ancora sono in fase di realizzazione rappresentano segnali importanti di un rinnovamento culturale in termini di sostenibilità ambientale.

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