Sebbene una serie di politiche dell'UE abbia il potenziale per lottare contro gli sprechi alimentari non viene adeguatamente sfruttato e le azioni intraprese mancano di coordinamento a livello della Commissione ed anche la proposta più recente di costituire una Piattaforma che coinvolga sia gli Stati membri che gli attori della catena alimentare non affronterebbe fino in fondo i problemi menzionati nella relazione.

Lo spreco di cibo è un problema mondiale al quale si presta una maggior attenzione da parte del pubblico e dei decisori politici. Gli alimenti sono un bene prezioso e la loro produzione può richiedere moltissime risorse. La prevenzione dei rifiuti alimentari è parte integrante del nuovo pacchetto sull'Economia Circolare adottato dalla Commissione UE per stimolare la transizione verso un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse, capace di incrementare la competitività, favorire la crescita sostenibile e creare nuovi posti di lavoro.
L'UE e gli Stati membri, inoltre, si sono impegnati a soddisfare gli Obiettivi di Sviluppo sostenibile (OSS) dell'Agenda 230, adottata dalle Nazioni Unite nel settembre 2015, tra cui "Entro il 2030, dimezzare lo spreco pro capite globale di rifiuti alimentari nella vendita al dettaglio e dei consumatori e ridurre le perdite di cibo lungo le filiere di produzione e fornitura, comprese le perdite post-raccolto (Obiettivo 12, Target 3).
In tale ottica, sulla base dell'esperienza del Progetto FUSIONS, la Commissione UE ha proposto una Piattaforma europea su sprechi e rifiuti alimentari (European Platform on Food Losses and Food Waste) che coinvolga sia gli Stati membri che gli attori della catena alimentare, al fine di aiutare a definire le misure necessarie per raggiungere l'Obiettivo 12.3 facilitando la cooperazione intersettoriale e la condivisione delle migliori pratiche e risultanze.

Secondo la Corte dei conti europea che ha rilasciato il 17 gennaio 2017 la relazione speciale n. 34/2016, intitolata "Lotta allo spreco di alimenti: un'opportunità per l'UE di migliorare, sotto il profilo delle risorse, l'efficienza della filiera alimentare", il ruolo che l'UE svolge nella lotta allo spreco di cibo, le azioni adottate finora e le modalità con le quali i vari strumenti d'intervento operano, rimangono sinora frammentate ed intermittenti e anche la proposta di Piattaforma non affronterebbe fino in fondo i problemi menzionati nella relazione stessa.
L'assenza di una definizione comune di "spreco alimentare" e di un valore di partenza condiviso rispetto al quale calibrare gli interventi di riduzione dello spreco ha ostacolato la realizzazione di ulteriori progressi, e ciò nonostante i ripetuti inviti del Parlamento europeo, del Consiglio, del Comitato delle regioni, del G20 e di altre istanze affinché l'UE contribuisca a ridurre lo spreco.
"La relazione presentata dalla Corte alla Commissione ha individuato una serie di mancate opportunità e di potenziali miglioramenti che non richiederebbero nuove iniziative legislative o più fondi pubblici - ha affermato Bettina Jakobsen, membro della Corte e responsabile della relazione - Ma concentrando gli sforzi sulla creazione di una piattaforma, la Commissione, ancora una volta, non coglie l'occasione per risolvere il problema in maniera efficace. Ciò che serve ora è un maggior allineamento delle politiche esistenti, un miglior coordinamento e il chiaro obiettivo politico di ridurre lo spreco alimentare".

La Corte, dopo aver analizzato le possibilità di un utilizzo più efficace delle attuali politiche, raccomanda alla Commissione di:

- potenziare la strategia dell'UE per combattere lo spreco alimentare e migliorarne il coordinamento, sviluppando un piano d'azione per gli anni a venire e fornendo una chiara definizione di spreco alimentare;

- tener conto dello spreco di alimenti nelle future valutazioni d'impatto e allineare maggiormente le diverse politiche dell'UE che lo possono combattere;

- individuare e rimuovere gli ostacoli alle donazioni alimentari legati a disposizioni giuridiche, incoraggiare un'ulteriore sfruttamento delle possibilità di donazione esistenti e valutare come facilitare la donazione in altri settori d'intervento.

"Le raccomandazioni della Corte su come sviluppare la futura politica in materia sono state ignorate o accettate solo in parte – ha aggiunto la Jakobsen - mentre la prima bozza delle linee-guida trasferisce semplicemente il problema agli Stati membri".

La Corte ha esaminato, nella relazione, le azioni intraprese finora dall'UE per ridurre lo spreco alimentare nonché le modalità di funzionamento dei vari strumenti d'intervento, rilevando che l'UE non ha contribuito ad una filiera alimentare efficiente sotto il profilo delle risorse, per mezzo di un'efficace lotta allo spreco di cibo.

Poiché lo spreco di cibo è un problema presente lungo l'intera filiera alimentare, secondo la Corte, gli interventi dovrebbero quindi riguardare l'intera filiera.
Inoltre, si dovrebbe porre l'enfasi sulla prevenzione, dato che i benefici derivanti dall'evitare gli sprechi sono maggiori rispetto a quelli derivanti dall'occuparsene a posteriori.

La Corte ha rilevato, infine, che l'impatto delle politiche dell'UE sulla lotta contro lo spreco di alimenti era stato valutato in misura palesemente insufficiente. Importanti settori di intervento, quali l'agricoltura, la pesca e la sicurezza alimentare, svolgono tutti un ruolo e potrebbero essere utilizzati per combattere meglio lo spreco alimentare.