Coralli a rischio a causa dell’aumento della temperatura degli oceani

Coralli a rischio a causa dell’aumento della temperatura degli oceani

Entro la fine dell’anno la Terra rischia di perdere il 5% dei suoi coralli, pari a una superficie di 12mila chilometri quadrati, a causa dell’aumento della temperatura dell’oceano. A lanciare l’allarme è il NOAA, l’amministrazione oceanica e atmosferica statunitense.

corallo

Le barriere coralline (in inglese coral reef) sono di fondamentale importanza per la vita marina. Ospitano un’enorme varietà di organismi, paragonabile solo a quella delle foreste pluviali. Si trovano in tutti i mari tropicali del mondo e possono raggiungere dimensioni così imponenti da essere visibili dallo spazio, come nel caso della Grande barriera corallina australiana, che si estende per ben 2.300 km. Eppure questi ecosistemi brulicanti di vita sono molto fragili e stanno subendo un rapido declino a causa delle attività umane o delle loro conseguenze, prima fra tutte il riscaldamento degli oceani.

Secondo una recente analisi dell’US National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), l’agenzia federale statunitense che si occupa di studi climatici, entro la fine dell’anno la Terra rischia di perdere il 5% dei suoi coralli, pari a una superficie di 12mila chilometri quadrati, a causa del surriscaldamento delle acque.

“Siamo in presenza di un enorme e globale evento di sbiancamento dei coralli - hanno confermato dal NOAA - il terzo evento globale legato ai cambiamenti climatici, dopo la morìa generale provocata da El Niño nel 1998 e quella del 2010. Ciò potrebbe portare alla scomparsa di un ulteriore 6% di tutti i reef nell’arco di due anni. Circa il 20% delle barriere coralline in tutto il mondo è già andato perduto, e potremmo arrivare al 50% nei prossimi 20-40 anni”.

Formate da scheletri calcarei di miliardi di minuscoli animali imparentati con le meduse, anche se a ben guardarle hanno più l’aspetto di piante o rocce, le barriere coralline sono polipi di coralli costruttori o madreporari, appartenenti al phylum degli Cnidari (detti anche celenterati) e alla classe degli Antozoi (letteralmente “fiori animali”), che formano colonie di cloni identici secernendo ossature dalle forme e dimensioni molto varie (globose, a ventaglio o variamente ramificate) con cui “costruiscono”, nel vero senso della parola, i reef del nostro Pianeta.

Sebbene occupino solo lo 0,015% della superficie degli oceani, le barriere coralline contengono il 25% della biodiversità marina. Le madrepore offrono cibo e rifugio a un’infinità di organismi: pesci, molluschi, crostacei, echinodermi, spugne mostrano qui una varietà stupefacente e danno vita a paesaggi sottomarini di incomparabile bellezza. Tra i principali benefici economici delle barriere c’è, infatti, il loro valore ornamentale che attrae una buona quota del turismo globale. 500 milioni di persone dipendono dai reef corallini e non solo per l’indotto del turismo, ma anche per le risorse alimentari, la protezione delle coste dagli uragani, i materiali da costruzione e nuovi composti utili per l’industria farmaceutica. L’introito economico complessivo di questi ecosistemi è stimato in circa 30 miliardi di dollari l’anno.

Eppure, nonostante la loro importanza sotto tanti punti di vista, l’uomo sembra non comprenderne il reale valore e proprio a causa delle conseguenze delle sue attività risulta essere il principale responsabile della scomparsa di gran parte delle barriere coralline della Terra. “Stiamo perdendo grandi aree di coralli al largo degli USA e in tutto il mondo per colpa dello sbiancamento, che li sta trasformando in distese di scheletri calcarei privi di vita. Ma la cosa che ci preoccupa davvero - ha evidenziato Mark Eakin del NOAA - è che questo fenomeno drammatico andrà probabilmente avanti per più di un anno e proseguirà anche nel 2016, con chissà quali ripercussioni nei prossimi decenni”.

IL FENOMENO DELLO SBIANCAMENTO
Lo sbiancamento, in inglese coral bleaching, si verifica quando i coralli, sottoposti a uno stress come può essere l’aumento della temperatura anche di pochi gradi, espellono le piccolissime alghe con cui vivono in simbiosi e che gli donano il colore, diventando progressivamente sempre più bianchi e, se il fattore di stress è di lunga durata, andando incontro alla morte.
Anche se sono state individuate altre cause di stress che portano allo sbiancamento, come alti livelli di radiazione UV, bassa salinità, cambiamento nelle correnti e inquinamento, ciò che minaccia più di tutto le barriere coralline secondo gli studi decennali degli esperti è soprattutto il surriscaldamento degli oceani, le cui temperature sono ulteriormente aumentate a causa del fenomeno climatico conosciuto come El Niño, che dovrebbe ulteriormente rafforzarsi nei prossimi anni.
In generale, si è visto che il rischio di sbiancamento aumenta quando la temperatura dell’acqua si alza di 1°C. Gli studi hanno dimostrato, inoltre, che tutto ha avuto inizio nell’estate del 2014 nel Pacifico settentrionale per poi estendersi al Pacifico meridionale e all’Oceano Indiano nel 2015.

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