Il Presidente della Conferenza sui Cambiamenti Climatici dell’ONU è stato il grande mediatore, con l’accondiscendenza dei Capi di Stato dei principali Paesi, che è riuscito a far approvare un Accordo che potrebbe, adeguatamente attuato, scongiurare la catastrofe climatica.

cop21 paris


È stata necessaria una trattativa durata per un’intera nottata ed un giorno in più, ma alla fine nel pomeriggio del giorno 12 dicembre 2015, l’Assemblea della Conferenza delle Parti della Convenzione ONU sui Cambiamenti Climatici di Parigi (COP21) ha approvato il testo dell’Accordo di Parigi che sostituirà il Protocollo di Kyoto a partire dal 2020.

"Questo è veramente un momento storico - ha dichiarato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon - Per la prima volta, abbiamo un accordo veramente universale sui cambiamenti climatici, uno dei problemi più importanti a livello globale”.

Ecco i punti dell'Accordo.

Preambolo. Tra le varie considerazioni degli effetti delle misure che vengono adottate per contrastare i cambiamenti climatici, ci sono i riferimenti ai diritti umani, al diritto alla salute, alla tutela delle comunità locali, ai migranti per effetto del riscaldamento globale, al diritto allo sviluppo, alla parità di genere, alla equità intergenerazionale, alla giustizia climatica ( sostitutiva delle responsabilità storiche dei Paesi sviluppati).

Art. 1. Definizioni. Viene specificato che la Conferenza di Parigi che ha prodotto il nuovo Accordo è la “Conference of the Parties to the Convention”, legandola direttamente alla Convenzione UNFCCC, per evitare che l’Accordo di Parigi debba essere ratificato dal Congresso americano, come aveva ricercato di fare il Presidente di turno della Conferenza, il Ministro degli Esteri della Francia Laurent Fabius.

Art. 2. Obiettivo. Viene fissato l’obiettivo di restare “ben al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali”, con l'impegno a “portare avanti sforzi per limitare l'aumento di temperatura a 1,5 gradi”.

Art.3. Obiettivo a lungo termine. Le Parti si impegnano “a raggiungere il picco delle emissioni di gas serra il più presto possibile", e proseguano "rapide riduzioni dopo quel momento" per arrivare a "un equilibrio tra le emissioni da attività umane e le rimozioni di gas serra nella seconda metà di questo secolo”. Si terrà conto delle responsabilità comuni, ma differenziate, per indicare le quali sono usati i termini diversi: “devono”, per i Paesi sviluppati a cui spettano “obiettivi di riduzione”; “dovrebbero, per i Paesi in via di sviluppo a cui vengono richiesti “sforzi di mitigazione”; “possono”, per i Paesi particolarmente vulnerabili.

Art. 4. Mitigazione. Tutti i Paesi "dovranno preparare, comunicare e mantenere" gli impegni definiti a livello nazionale, con revisioni regolari che "rappresentino un progresso" rispetto agli impegni precedenti e "riflettano ambizioni più elevate possibile". I Paesi che hanno presentato impegni al 2025 vengono sollecitati "a comunicare entro il 2020 un nuovo impegno, e a farlo poi regolarmente ogni 5 anni", e quelli che già hanno un impegno al 2030 di "comunicarlo o aggiornarlo entro il 2020". La prima verifica dell'applicazione degli impegni è fissata al 2023, i cicli successivi saranno quinquennali.

Art. 5. REDD+. Le Parti si impegnano a conservare i proprio serbatoi di carbonio, supportando le azioni per ridurre le emissioni derivanti dalla deforestazione e dalla degradazione delle foreste. I finanziamenti saranno inclusi nel meccanismo REDD+ definito nella precedente COP.

Art. 6. Sviluppo sostenibile. Sono stati definiti due meccanismi:
- uno di mercato, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra, per assicurare l’integrità ambientale, la trasparenza, la contabilizzazione adeguata per evitare il cosiddetto “doppio conteggio” (double counting);
- uno non di mercato, che con un approccio solistico sia in grado di attuare azioni di mitigazione, adattamento, finanziamenti, trasferimenti tecnologici, rafforzamento delle capacità.

Art. 7. Adattamento. Le Parti riconoscono l’obiettivo globale di rafforzare le la capacità di resilienza e di ridurre la vulnerabilità ai cambiamenti climatici, attraverso strategie che portino alla definizione di piani di adattamento, che dovranno essere comunicate e aggiornate periodicamente.

Art. 8. Perdite & Danni (Loss&Damage). Le Parti riconoscono l’importanza di scongiurare, minimizzare e affrontare le perdite ed i danni associati agli effetti avversi e irreversibili dei cambiamenti climatici, dedicando fondi ai Paesi vulnerabili, sulla base del meccanismo nell’accordo di Varsavia (COP19), che “potrebbe essere ampliato o rafforzato", riconoscendo l’importanza di interventi per "incrementare la comprensione, l'azione e il supporto", ma non può essere usato, come "base per alcuna responsabilità giuridica o compensazione".

Art. 9. Finanziamenti. I Paesi sviluppati si impegnano a "fornire risorse finanziarie per assistere" quelli in via di sviluppo, "in continuazione dei loro obblighi attuali" per supportare il loro processo di “Carbon Neutrality”. In particolare, si "sollecita fortemente" questi Paesi a stabilire "una roadmap concreta per raggiungere l'obiettivo di fornire insieme 100 miliardi di dollari l'anno da qui al 2020", con l'impegno ad aumentare "in modo significativo i fondi per l'adattamento".

Art. 10. Trasferimento tecnologico. Il supporto finanziario per accelerare, incoraggiare e rendere concreta l’innovazione deve avvenire attraverso il Financial Mechanism che viene gestito dal Green Climate Fund.

Art. 11. Capacity building. Viene precisato che i destinatari del potenziamento della capacità di intraprendere azioni effettive in risposta ai cambiamenti climatici, sono i Paesi con minori capacità come i Paesi meno sviluppati (LDCs) e i Piccoli Stati Insulari (SIDS).

Art. 12. Education. L’articolo riferito all’educazione, alla consapevolezza e alla partecipazione pubblica all’interno dei processi, è stato inserito ex novo.

Art. 13. Trasparenza. Per “creare una fiducia reciproca” e “promuovere l'implementazione” è stabilito "un sistema di trasparenza ampliato, con elementi di flessibilità che tengano conto delle diverse capacità".

Per quanto riguarda le informazioni che devono essere presentate regolarmente dalle Parti, queste dovranno includere:
- un report dell’inventario nazionale delle emissioni preparato utilizzando le metodologie accettate dall’IPCC e approvate dalla Conferenza delle Parti dell’Accordo di Parigi;
- le informazioni necessarie per monitorare i progressi relativi all’implementazione e al raggiungimento del proprio INDC.
I Paesi Sviluppati devono fornire informazioni sul trasferimento finanziario e tecnologico e sul supporto al capacity-building nei confronti dei Paesi in Via di Sviluppo.

Art.14. Stocktake. Viene sancito che le Parti devono periodicamente fare il punto circa l’implementazione degli impegni, fissando il primo al 2023.

Ci sarà tempo per analizzare meglio i risultati di questo “storico” Accordo, ma non c’è dubbio che la COP21 di Parigi è riuscita là dove quella di Copenhagen aveva inesorabilmente fallito. Certo, sono trascorsi 6 anni e gli effetti dei cambiamenti climatici si stanno evidenziando nella loro drammaticità, ma non era facile, comunque, convincere a firmare anche l’Arabia Saudita. Gran parte del merito va alle capacità di negoziatore di Laurent Fabius, Presidente di turno della Conferenza UNFCCC di Parigi e, non a caso, Ministro degli Esteri, che da parte sua si è limitato ad affermare che rispetto a Copenhagen, “le stelle per questa Assemblea erano allineate”.