Il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati (COOU) ha presentato a Rimini Fiera nel corso di ECOMONDO 2014 il proprio "Green Report" con tutti i risultati ottenuti dal 1984 ad oggi e che danno la misura della leadership europea raggiunta dal Consorzio.

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Il 7 Novembre 2014, il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati (COOU) che partecipa a ECOMONDO 2014 con il tradizionale “Sistema Consorzio” insieme alle aziende di raccolta e alle imprese di rigenerazione, ha presentato il “Green Economy Report”, curato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile (FoSS), sui trent’anni di attività nel riciclo degli oli lubrificanti.

Dal 1984 sono stati recuperati oltre 5 milioni di tonnellate di olio usato, il 90% delle quali avviate al riciclo tramite rigenerazione (un dato che non ha eguali in Europa), ricavando 2,5 milioni di tonnellate di nuovo prodotto che è stato reimmesso sul mercato, con un risparmio per l’Italia di 3 miliardi di euro sulla bolletta petrolifera.

Oltre ai vantaggi economici, non sono stati secondari quelli ambientali, consentendo una riduzione delle emissioni climalteranti di 1,1 milioni di tonnellate di CO2 eq. (circa 350.000 tonn/an), un risparmio di 2,3 miliardi di mc di acqua (water footprint), 7.306 ha di minor consumo di suolo (land footprint) e, grazie al riciclo degli oli come basi lubrificanti rigenerate sostitutive di basi lubrificanti vergini, il risparmio di 6,4 milioni di tonnellate di materia prima vergine (material footprint).

In questi trent’anni la spinta ‘Green’ e la sfida della sostenibilità a 360 gradi si sono dimostrati un viatico essenziale per addentrarci da protagonisti in una Economy responsabile, competente e matura - ha sottolineato il Presidente del COOU, Paolo Tomasi - Il mutamento delle condizioni economiche e normative ci ha posto con continuità delle sfide che ci hanno stimolato a un miglioramento continuo e questo lavoro non è passato inosservato all’estero, se si pensa che il nostro know-how è stato esportato in Paesi come la Cina e gli Stati Uniti”.

Il COOU coordina l’attività di 72 aziende private che raccolgono gli oli lubrificanti usati dai detentori e di 5 impianti di rigenerazione dell’olio raccolto, che la legge definisce “rifiuto pericoloso”. Grazie ad una capillare distribuzione sul territorio nazionale, in Italia oggi si raccoglie quasi la totalità del potenziale raccoglibile e viene da rigenerazione il 25% dell’olio lubrificante prodotto in Italia.

L’impatto ambientale dell’olio formulato con basi rigenerate è inferiore a quello prodotto dall’olio di prima raffinazione quanto a emissione di particelle sottili e di CO2, consumo di energia, riscaldamento atmosferico ed effetto serra - ha spiegato Antonio Lazzarinetti, Amministratore delegato di Viscolube, l’azienda lodigiana leader in Europa nella rigenerazione degli oli usati - Grazie ad una leadership tecnologica frutto di anni di lavoro il nostro processo di raffinazione degli oli usati ha varcato i confini nazionali. Recentemente abbiamo venduto la nostra tecnologia per la realizzazione di nuovi impianti negli Stati Uniti. Nei giorni scorsi, inoltre, abbiamo firmato un accordo quadro di trasferimento tecnologico con la China Recycling Development Co. Ltd che è una delle principali aziende cinesi specializzata bel riciclo”.

Il comparto vale circa 67 milioni di euro l’anno e occupa circa 1.000 addetti di cui 870 nella fase di raccolta e 230 in quella di rigenerazione.
Nonostante la leadership europea conquistata, c’è la convinzione che si possa fare ancora meglio, se si riuscisse a raccogliere anche quella piccola parte che ancora sfugge costituita da “quella del ‘fai-da-te’ - come ha rimarcato Franco Venanzi, Presidente di ANCO (Associazione Nazionale Concessionari Consorzi) - che comprende, ad esempio, coloro che ricambiano l’olio del motore da soli gettando via quello vecchio senza chiamare il numero verde per farlo ritirare gratuitamente dalle aziende del consorzio. Se tutti facessero la loro parte potremmo arrivare a raccogliere fino al 100% dell’olio lubrificante usato”.