I benefici delle spezie e dei loro ingredienti bioattivi erano già noti, ma ora uno studio epidemiologico di un team internazionale di ricercatori, condotto su un'ampia gamma di popolazione cinese, ha constatato una correlazione tra l'assunzione di peperoncino e il minor rischio di mortalità, senza tuttavia affermare che sussista il rapporto di causa-effetto, per il quale servono ulteriori studi allargati ad altre popolazioni e ad alcune specifiche malattie.

peperoncini

Il British Medical Journal, una delle più antiche riviste mediche mondiali che sottopone a revisione interna (peer-reviewed) gli articoli prima di pubblicarli, ha messo on line il 4 agosto 2015 lo Studio "Consumption of spicy foods and total and cause specific mortality: population based cohort study", condotto da un team internazionale di ricercatori e coordinato dall'Accademia cinese di Scienze Mediche, da cui emerge che il consumo regolare di cibi piccanti abbassa fino al 14% il rischio di morte.

"I risultati sono molto semplici - ha dichiarato Qi Lu, Professore presso il Dipartimento Nutrizione presso la Harvard TH Chan School of Public Health e Channing di Boston e co-autore della ricerca - Se si mangia cibo più piccante, è meglio per la salute e riduce il rischio di mortalità, soprattutto per quanto riguarda il cancro e le malattie cardiache. Per quanto di nostra conoscenza, questo studio è il primo report che mette in relazione l'assunzione di cibo piccante e la mortalità".

La ricerca è stata svolta nell'ambito del China Kadoorie Biobank (CKB), un programma volto ad indagare sulle principali cause genetiche e ambientali delle malattie croniche nella popolazione cinese. Durante il periodo 2004-2008, ad oltre 510.000 adulti di età compresa tra i 30 e i 79 anni, provenienti da 10 diverse regioni geografiche della Cina, sono stati prelevati campioni di sangue e consegnati questionari sulle loro caratteristiche fisiche e abitudini alimentari, e monitorati per valutare i cambiamenti intervenuti, anche con successivi periodici questionari e visite.

Tralasciando tutti quelli che avevano avuto precedenti storie di cancro, malattie cardiache e itcus, i ricercatori hanno raccolto i dati sanitari e dietetici di 487.375 individui (199.293 uomini e 288.082 donne) ai quali era somministrato un questionario in cui si chiedeva "Durante il mese scorso, quante volte hai mangiato cibi piccanti?" (le scelte multiple consentite erano: mai o quasi mai; solo occasionalmente; 1-2 giorni alla settimana; 3- 5 giorni alla settimana; 6-7 giorni alla settimana).

Ai partecipanti che avevano selezionato le ultime tre categorie è stato successivamente chiesto: "Quando mangi cibi piccanti, quali sono le principali fonti di spezie solitamente utilizzate?" (peperoncino fresco; peperoncino secco; salse a base di peperoncino; olio al peperoncino; non lo so).
Nel corso di un follow-up mediano di 7,2 anni si sono registrati 11.820 decessi tra gli uomini e 8.404 tra le donne: rispetto a coloro che non avevano consumato peperoncino, quelli che lo hanno usato per qualche giorno alla settimana hanno dimostrato un rischio di morte inferiore del 10%, che saliva al 14% in quelli che lo inserivano tutti i giorni nella dieta alimentare. I ricercatori hanno scoperto, comunque, che l'associazione era più forte nelle persone che non avevano bevuto alcolici, rispetto a quelle che ne assumevano, seppur in quantità limitate.
 

spices table

La tabella mostra il relativo rischio di morte per varie cause, in rapporto al consumo di peperoncino
 

Sulla base di questa ricerca dovremmo cambiare la nostra dieta alimentare?
"È troppo presto per rispondere a tale domanda - ha ammonito Nita Forouhi, Direttrice del Programma di Epidemiologia Nutrizionale presso l'Università di Cambridge, che mira a comprendere la relazione tra dieta, nutrizione e il rischio di diabete, obesità e disturbi correlati.

Nell'editoriale di accompagnamento allo studio, la Forouhi chiede di fare ulteriori ricerche per verificare se queste associazioni sono il risultato diretto di assunzione di cibo piccante o se si tratti di un marcatore per altri fattori dietetici o di stile di vita.

"I risultati di questa ricerca dovrebbero essere considerati quali suggeritori di ipotesi - ha osservato la studiosa - non già come dati definitivi".
Cioè, essi suggeriscono che potrebbe essere utile guardare oltre e più in dettaglio i possibili effetti sulla salute del consumo di peperoncini, senza suggerire in alcun modo che dovrebbero essere introdotti nella propria dieta alimentare per allungarsi la vita, perché, come sottolineano gli stessi autori, sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se vi sia un legame diretto tra questi ingredienti e l'abbassamento del rischio di morte.

Peraltro, gli effetti benefici delle spezie e dei loro ingredienti bioattivi, come la capsaicina sono già stati documentati in studi sperimentali su piccoli gruppi di popolazione, mentre quelli sulla riduzione di specifiche malattie sono tuttora carenti.

"Come per tutti gli studi epidemiologici, è importante ricordare che questo studio fornisce solo informazioni sulle associazioni di assunzione di cibi piccanti e la mortalità e non dimostra che le spezie effettivamente causano la riduzione del rischio - ha osservato Ian Rowland, Professore Emerito di Nutrizione Umana all' Università britannica di Reading - Se l'ampiezza della popolazione reclutata e il numero dei decessi costituiscono dei punti di forza dello studio, ci sono dei limiti tra cui il ruolo delle diete povere e la limitazione all'assunzione del solo peperoncino, pur parlando del 'consumo di cibo piccante', senza peraltro riferimenti alle quantità consumate. Nonostante queste limitazioni, lo studio presenta alcuni risultati interessanti e spero che stimolino studi su altre popolazioni, integrando le analisi ad un più ampio spettro di spezie ed erbe aromatiche".