All’ultimo Consiglio a Presidenza greca poche luci e molte ombre che preludono ad un difficile confronto del Consiglio a Presidenza italiana con il Parlamento europeo che si è sempre dimostrato più ambizioso della Commissione e del Consiglio stesso. Nell’occasione il Ministro Galletti indica gli obiettivi programmatici ambientali che l’Italia cercherà di conseguire nel corso del semestre.

galletti lux

(Nella foto il Ministro Galletti con il collega greco Maniatis in un simbolico passaggio di consegne. Fonte: MATTM)
Il 12 e 13 giugno 2014 si è riunito a Lussemburgo il Consiglio Ambiente dell’UE, l’ultimo sotto la Presidenza greca, poiché dal prossimo, a definirne i lavori, sarà il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti che nell’occasione ha esposto le linee programmatiche ambientali del semestre di Presidenza italiana dell’Unione europea, sottolineando che “l’Italia vuole essere volano del futuro europeo. Intendiamo esplorare tutte le opportunità che la crescita verde offre al lavoro; intendiamo rafforzare gli strumenti che lo sviluppo sostenibile mette oggi al servizio della lotta alla disoccupazione. Negli anni di crisi che speriamo di esserci lasciati alle spalle, l’economia verde, in Italia come in tutta Europa, è stato l’unico comparto a proseguire e implementare la propria crescita. È un processo che l’Europa deve sostenere ed implementare con una attenzione particolare alla prospettiva di crescita occupazionale”.

Il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha poi toccato alcuni punti che sono stati all’odg del Consiglio Ambiente UE e, per quanto concerne il Pacchetto “Clima-Energia” al 2030, ha sottolineato che “L’Italia fa parte di quei Paesi, lo ha ribadito con chiarezza il nostro Presidente del Consiglio nel recente G7, che auspicano una rapida definizione del futuro quadro legislativo europeo in materia di clima ed energia. Tale decisione è necessaria in vista degli importanti appuntamenti negoziali che ci attendono, ma anche e soprattutto per dare certezza agli operatori economici sugli obiettivi clima e energia che l’Europa intende perseguire entro il 2030 e definire le politiche che in tal senso intende attuare”.

Tra i punti, anche quello sulla proposta di Direttiva per mettere al bando gli shopper in plastica, tema che in Italia, come ben sappiamo, è diventato un vero e proprio “tormentone”: “È mia intenzione inoltre - ha dichiarato Galletti - procedere su un dossier legislativo della modifica della direttiva imballaggi sulla questione relativa ai sacchetti di plastica, con l’obiettivo di concludere un accordo con il Parlamento europeo durante il semestre di Presidenza”.

In merito al punto più controverso in discussione ovvero alla coltivazione degli OGM, Galletti ha dichiarato di essere “particolarmente lieto dell’accordo politico concluso oggi su un tema per noi assolutamente prioritario. Questo importante passaggio ci consentirà nei prossimi sei mesi, di lavorare su un buon testo che, compatibilmente con la tempistica del Parlamento, mi impegnerò ad approvare definitivamente”.

Sul Pacchetto “Clean Air”, “cercheremo di avanzare la discussione il più possibile, in particolare per quanto riguarda la direttiva sulle emissioni degli impianti di combustione di dimensioni medie, sulla quale verificheremo la possibilità di giungere ad un accordo nel mese di dicembre”.

In discussione, al Consiglio Ambiente, oltre ai punti citati dal Ministro Galletti, anche la Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) e il Protocollo di Nagoya su cui sono state definite le posizioni dell’Unione europea della Conferenza delle Parti che si svolgerà in Corea del sud (Pyeongchang, 6-17 ottobre 2014).
Riguardo ai punti sottolineati dal Ministro, c’è da osservare che il raggiungimento di “un accordo politico su un progetto di direttiva che modifica l'attuale legislazione (Direttiva 2001/18/CE) per quanto concerne la possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati (OGM) sul loro territorio. L'obiettivo della proposta è di fornire una solida base giuridica del relativo quadro giuridico dell'UE al fine di consentire agli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione, in tutto o in parte del loro territorio, di OGM che sono stati autorizzati o sono in fase di autorizzazione a livello UE”, non ha convinto il mondo del biologico italiano che “Dietro alla maggiore flessibilità concessa agli Stati membri nel decidere se impedire o ammettere la coltivazione di OGM sul proprio territorio, si cela una vera e propria trappola”. Le preoccupazioni derivano dal fatto che si potrà esercitare il divieto, infatti, solo se lo Stato è in grado di dimostrare che esistono motivi di impedimento diversi da quelli ambientali e relativi alla salute sui quali, invece, continuerà ad esprimersi soltanto la Commissione su parere dell’EFSA. La proposta, inoltre, consente agli Stati di vietare soltanto una coltura GM alla volta, mentre non attribuisce un diritto unico e generalizzato di vietare qualsiasi coltivazione transgenica sul proprio territorio.
Alle compagnie del biotech - continuano le associazioni del biologico - viene invece riconosciuto un potere di intervento, che non ha alcun fondamento né logico né giuridico”, chiedendo che la Direttiva da adottare entro l’anno, dopo che ne sono trascorsi ben quattro, ricalca la proposta, assai più sicura e praticabile, adottata dal Parlamento Europeo

Sul nuovo Programma Aria pulita per l’Europa i Ministri hanno tenuto un dibattito politico sulle due proposte legislative del Pacchetto:
- la revisione della Direttiva sui limiti nazionali di emissione che comprende target nazionali più rigorosi per i 6 inquinanti principali (PM, SO2, NOX, COV, N3 e CH4), che attualmente sono ben al di sopra dei limiti consigliati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità;
- la proposta di una nuova Direttiva intesa a ridurre l’inquinamento da impianti di combustione di medie dimensioni, quali impianti che forniscono energia a edifici appartenenti a uno stesso isolato o a edifici di grandi dimensioni, nonché piccoli impianti industriali.
Per quanto riguarda gli impianti di combustione di dimensioni medie, c’è stato sostegno alla proposta che sarà fondamentale per ottenere la conformità agli standard di qualità dell'aria. Tuttavia, diverse delegazioni hanno chiesto flessibilità per situazioni specifiche e hanno espresso preoccupazioni per i valori limite di emissione proposti.
Per quanto riguarda i limiti nazionali di emissione, molte delegazioni hanno sostenuto l'approccio graduale e la copertura di tutti i settori economici, ma le preoccupazioni sono state espresse sul livello di ambizione, in particolare per quanto riguarda i massimali da raggiungere entro il 2030.

Intervenendo nella discussione che dovrà fare il punto sui progressi verso un accordo definitivo entro ottobre 2014 sulla Comunicazione della Commissione UE per il pacchetto “Clima-Energia” al 2030, i cui esiti saranno trasmessi al Consiglio europeo del 26-27 giugno 2014, il Ministro Galletti ha chiesto, secondo quanto riferisce EurActiv.it, che gli sforzi per il taglio delle emissioni di CO2 del 40% entro il 2030 siano distribuiti tra gli Stati membri anche in base al debito pubblico e all’impegno per il consolidamento fiscale.

Nonostante gli interventi effettuati per la promozione delle rinnovabili e dell'efficienza energetica, e nonostante il contributo della crisi economica alla riduzione dei consumi energetici, l'obiettivo di una riduzione del 40% per l'Italia richiede ancora forti misure integrative in tutti i settori - avrebbe dichiarato il Ministro, secondo quanto riportato da EurActiv.it che prosegue: “Il ministro ha poi chiesto di assicurare chiarezza, efficienza ed equità nella suddivisione dell'impegno tra gli Stati membri, anche alla luce dell'impatto che lo sforzo per il taglio delle emissioni potrà avere sulle economie nazionali. E dal momento che alcuni paesi dell'Unione, tra cui l'Italia, ‘stanno attraversando una fase di consolidamento fiscale e avranno difficoltà a reperire le risorse per finanziare la transizione verso un'economia a basse emissioni’, Galletti ha suggerito l'inclusione del livello del debito tra i criteri per l'assegnazione degli obiettivi nazionali”.

Come a dire: non fateci compiere questi sforzi perché non siamo in grado di sostenerli!