Considerare gli impatti sistemici nel costruire grandi dighe

Considerare gli impatti sistemici nel costruire grandi dighe

La costruzione di dighe ha un impatto non solo sul flusso idrologico dei fiumi, ma anche sulle persone che vivono a valle e sugli ecosistemi circostanti. Tramite l’inserimento di dati relativi a circa 6.500 grandi dighe esistenti su una mappa molto precisa dei fiumi del mondo, un gruppo internazionale di ricercatori, coordinato dall’Università McGill di Montreal (Canada) ha messo a punto un nuovo metodo per stimare gli impatti globali delle dighe sul regime dei fiumi e sulla discontinuità di flusso.

diga

Negli ultimi 60 anni, sono state costruite numerose dighe sia per fornire energia idroelettrica che per scopi irrigui ovvero come protezione contro le inondazioni - ha affermato Bernhard Lehner, Professore del Dipartimento di Geografia della McGill University e Direttore del progetto di ricerca - La costruzione di grandi dighe è poi rallentata negli ultimi 20 anni allorché siamo diventati più consapevoli dei loro effetti negativi sulle persone e sugli ecosistemi. Ma ora, con i timori legati agli impatti dei cambiamenti climatici sulla futura portata dei corsi d’acqua, l'obiettivo di creare serbatoi è divenuto attuale e la costruzione di dighe è in aumento”.

I risultati della Ricerca sono stati pubblicati nell’articolo “An index-based framework for assessing patterns and trends in river fragmentation and flow regulation by global dams at multiple scales”, diffuso online il 6 gennaio 2015 prima della pubblicazione cartacea dalla Rivista Environmental Research Letters.
La nuova ricerca è stata resa possibile dallo sviluppo di una mappa dei fiumi a livello globale con una risoluzione e dei dettagli senza precedenti, che riporta tutti i corsi d'acqua dai piccoli torrenti ai più grandi fiumi del mondo e che rappresentano cumulativamente 48,3 milioni di km, assemblata ad un’altra mappa, realizzata da ricercatori del Leibniz-Institute of Freshwater Ecology and Inland Fisheries di Berlino, che riporta tutti i siti delle future dighe in fase di progettazione.

L’Istituto berlinese è un centro di ricerca indipendente che sta predisponendo un database per la biodiversità di acqua a livello mondiale, come piattaforma di riferimento per gli scienziati e i decisori politici a sostegno dello sviluppo idroelettrico sostenibile.
L'energia idroelettrica è una parte integrante della transizione alle energie rinnovabili e attualmente dà il maggior contributo alla produzione di energia da fonti rinnovabili - ha dichiarato la Prof.ssa Christiane Zarfl, presentando il 24 ottobre 2014 il progetto di database al Sustainability Science International Congress di Copenhagen - Tuttavia, è vitale che le dighe idroelettriche non creino un nuovo problema per la biodiversità nei sistemi d'acqua dolce del mondo, a causa della frammentazione e dei cambiamenti previsti nel regime di flusso e di sedimentazione. Per questo motivo abbiamo raccolto i dati disponibili sulle future previste dighe idroelettriche, per costruire una base fondamentale per valutare dove e come costruire dighe e come operare in modo sostenibile”.

I componenti chiave del metodo di valutazione degli impatti delle dighe sono due indici che descrivono la frammentazione e la regolazione del fiume.
L'Indice di Frammentazione Fluviale (RFI) misura le modalità con cui il naturale percorso di un fiume (noto anche come indice di connettività) è stato interrotto dalla creazione di dighe o barriere che consentono il trasferimento di acqua tra bacini o verso le aree da irrigare.
L'Indice di Regolamentazione Fiume (RRI) misura la percentuale di acqua del fiume che viene stoccata in serbatoi, incidendo quindi sul flusso naturale e sulla portata del fiume a valle.

Combinando questi due indici, i ricercatori sono arrivati a valutare l’attuale impatto delle dighe e quello che deriverà dal portare a termine i progetti in corso. Per esempio, il Danubio è fortemente influenzato dagli effetti di frammentazione, ma gli impatti sono relativamente limitati in termini di regolazione del flusso a causa di molte dighe con serbatoi piuttosto piccoli.
Viceversa, il bacino del Murray-Darling nell’Australia del Sud ha un impatto limitato, influenzando pesantemente, però, la regolazione del flusso, per effetto di un minor numero di serbatoi, ma di grandi dimensioni.


dighe carte geografiche


"Non tutte le dighe sono uguali - ha sottolineato Günther Grill, ricercatore post-Dottorato presso il Dipartimento di Geografia della McGill University e autore principale sulla carta Günther Grill, un borsista post-dottorato presso il Dipartimento di Geografia della McGill University e autore principale dello Studio - La nostra ricerca indica che non c’è il problema della dimensione di una diga, ma a fare la differenza è il sito dove viene collocata lungo il percorso del fiume. Inoltre, la situazione varia a seconda che una diga sia posizionata vicino alle sorgenti di montagna o più in basso vicino al delta; se è sul ramo principale del fiume o su un piccolo affluente: sono tutti fattori questi che avranno effetti diversi sui fiumi e sugli ecosistemi circostanti”.

Tra i principali risultati della Ricerca, a cui hanno partecipato anche ricercatori dell’Istituto per l’Ambiente dell’Università del Minnesota e del Centro per la Limnologia dell’Università del Wisconsin, si segnalano:
- ci sono 6.374 grandi dighe già esistenti e altre 3.377 sono previste o progettate da costruire entro il 2030;
- attualmente il 48% dei fiumi del mondo è moderatamente o gravemente colpita dalla regolazione del flusso o dalla frammentazione o da entrambe;
- portando a termine la costruzione delle dighe in corso e quelle previste la percentuale salirebbe a quasi il doppio (93%), in gran parte a causa delle numerose dighe programmate sui principali affluenti del Rio delle Amazzoni;
- gli altri grandi fiumi che rischiano gravi impatti per effetto delle programmate grandi dighe sono il Mekong nel Sud-Est asiatico e l’Amur in Russia.

Commenta