Accolti dal Governo gli emendamenti proposti dalle Regioni per esprimere il parere favorevole al nuovo Piano che prevede la costruzione di 8 “termovalorizzatori” qualora non siano raggiunti gli obiettivi del 65% di raccolta differenziata e del 10% di riduzione dei rifiuti.
La strada per evitare gli inceneritori sul proprio territorio è in salita per molte Regioni, anche con gli accordi interregionali, perché per intercettare quanti più “rifiuti-risorse” possibile, presupposto indispensabile per avviare l’economia circolare, bisogna introdurre schemi di tariffazione puntuale per i rifiuti conferiti e di premialità per i cittadini virtuosi, attualmente assai poco diffusi.

inceneritori

Abbiamo raggiunto un buon risultato, abbiamo avuto tutti pareri favorevoli, tranne due regioni, la Lombardia e la Campania, che hanno espresso parere negativo. Non era un passaggio facile. L'applicazione dell'articolo 35 dello Sblocca Italia rompe di fatto il principio dell'autosufficienza, dello smaltimento dei rifiuti a livello regionale e si crea una rete di smaltimento dei rifiuti a livello nazionale. Questo ci aiuta molto ad impostare un lavoro serio per lo smaltimento dei rifiuti e ci serve anche per contrastare le infrazioni comunitarie a cui l'Italia è sottoposta in questo momento".

Così si è espresso il Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Gian Luca Galletti al termine della Conferenza Stato-Regioni del 4 febbraio 2016, che aveva all'O.d.G. il parere sul DPCM attuativo dell'art. 35 del decreto legge n. 133/2014 che individua gli inceneritori considerati strategici a livello nazionale (il cosiddetto “Sblocca Italia”).

La nuova convocazione si era resa necessaria, dopo che nella precedente Conferenza del 20 gennaio 2016, la maggioranza delle Regioni aveva dato parere favorevole, ma "condizionato" al Piano che, dopo essere stato bocciato in settembre 2015, era ritornato in Conferenza con una proposta di stralcio di 4 dei 12 nuovi inceneritori previsti. Le Regioni avevano condizionato il parere favorevole all'accoglimento di emendamenti e osservazioni, in particolare avevano richiesto che il Piano avesse un carattere di "fotografia" delle attuali necessità, ma che la decisione della realizzazione e pianificazione fosse di competenza delle Regioni sulla base dei trend di crescita della raccolta differenziata.

Dopo l'accoglimento anche di altri due emendamenti da parte del Governo sul riconoscimento della valenza delle pianificazioni regionali e sulla possibilità di stipulare accordi interregionali, anche Umbria, Marche, Abruzzo e Molise hanno espresso il loro parere favorevole, mentre, oltre a Lombardia e Campania, avrebbe espresso la sua contrarietà anche la Puglia, stante le dichiarazioni del suo Presidente: "la Puglia non ha espresso il proprio voto sull'art.35 dello Sblocca Italia, sostanzialmente aderendo alla posizione della Campania che di per sé già impediva il consolidarsi dell'intesa Governo-Regioni - ha dichiarato Michele Emiliano - Tanto al fine di chiarire la posizione pugliese che taluni stanno fraintendendo".

A riassumere quanto deciso alla Conferenza Stato-Regioni è ancora il Ministro Galletti: "Il piano prevede un aggiornamento annuale che tenga conto, oltre ad altre cose, anche dei piani di smaltimento regionali. È chiaro, e lo voglio dire con chiarezza, che questo piano parte dal presupposto che tutte le regioni arrivino al raggiungimento degli obiettivi fissati dall'Europa, quindi che tutte le regioni arrivino al 65% di raccolta differenziata e che tutte colgano gli obiettivi di produzione dei rifiuti del 10%; fatto questo conteggio si individua ancora la necessità, del Paese in questo caso, di incenerimento, che equivale a 8 termovalorizzatori".

Con l’accoglimento degli emendamenti, l’Abruzzo vedrebbe scongiurato l’ipotesi di un inceneritore sul suo territorio, utilizzando in sinergia quello attivo in Molise.
Manifestiamo tutto il nostro apprezzamento per la condivisione della soluzione trovata - ha affermato il Sottosegretario alla Presidenza della Giunta Regionale dell’Abruzzo con Delega all’Ambiente, Mario Mazzocca - Con la Regione Molise inizieremo presto a studiare e approfondire i dettagli della proposta al fine di renderla agevolmente e speditamente praticabile”.

Sulla stessa falsariga la posizione delle altre 2 Regioni che hanno rivisto la propria decisione.
C'è stata un'integrazione ossia che il punto di verifica rispetto all'impiantistica prevista dal governo si subordina anche ad intese interregionali: se grazie a queste intese dimostriamo che tutto il fabbisogno viene smaltito non c'è bisogno di nuovi termovalorizzatori - ha sottolineato la Presidente dell'Umbria, Catiuscia Marini - Stiamo lavorando attraverso il piano regionale dei rifiuti e un'integrazione con la Regione Toscana”.

Il governo accoglie una modifica, proposta dall'Umbria, al decreto legislativo in materia di termovalorizzatori, che dovrà tenere conto nella pianificazione nazionale delle previsioni dei piani regionali dei rifiuti, e apre all'accordo fra le Regioni - ha affermato a sua volta il Presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli - Questa modifica, molto importante per le Marche, consentirà di evitare la realizzazione di nuovi impianti di termovalorizzatori sul nostro territorio e dare seguito al progetto di economia circolare recentemente approvata dal consiglio regionale".

Il 2 febbraio 2016, infatti, il Consiglio regionale delle Marche ha approvato all’unanimità una Risoluzione sull’Economia Circolare che, sostenendo il pacchetto recentemente riproposto dalla Commissione UE, spinge sull’innovazione e su un nuovo modello di sviluppo in cui i rifiuti costituiscono una vera e propria risorsa per “materie prime seconde”, evitando le emergenze ambientali e la costruzione di termovalorizzatori, oltre che comportare benefici economici e la creazione di nuovi posti di lavoro.

Tra i tanti temi affrontati nella risoluzione quello legato alla promozione delle cosiddette ‘etichette verdi’ dei prodotti anche al fine di contrastare le pratiche commerciali sleali - si legge nel Comunicato - Nell’atto le Marche evidenziano la necessità di arrivare a una nuova normativa europea in tema di etichettatura ambientale, per rendere effettivo l’impegno a una più efficiente gestione delle risorse, introducendo, ad esempio, l’indicazione della percentuale di materie prime-seconde utilizzate. In primo piano anche l’opportunità di promuovere metodi comuni di misurazione del rifiuto alimentare. In particolare, nella proposta di risoluzione, si auspica che ‘l’Europa promuova azioni ancora più efficaci per sostenere e diffondere buone pratiche di prevenzione dello spreco alimentare’. Le Marche invitano la Ue a una riflessione sulle percentuali minime di riciclo e auspicano ‘ulteriori linee di finanziamento specifiche’ e maggiore sostegno per ‘la semplificazione amministrativa e la riduzione degli oneri burocratici connessi con l’attività di recupero della materia prima”.

Se le Marche con il 63% di raccolta differenziata sono in ottima posizione per conseguire l’obiettivo con il quale non scatterebbe la costruzione di un nuovo inceneritore, per le altre la strada è tutta in salita, anche con eventuali accordi interregionali.

Visti i richiami all’economia circolare avviata dalla Commissione UE, vale la pena ricordare che il 29 gennaio 2016 si è svolta la Conferenza della Commissione UE su “Raccolta differenziata dei rifiuti nel contesto dell’Economia Circolare”, nel corso della quale è stato presentato lo Studio “Assessment of separate collection schemes in the 28 capitals of the EU”, commissionato dalla Direzione generale ambiente (EU-DG ENV) per valutare il quadro giuridico e l’attuazione pratica dei sistemi di raccolta differenziata, finalizzato a promuovere il riciclaggio di alta qualità.

Tra le buone pratiche nelle capitali europee con le migliori performance di raccolta differenziata, viene indicato lo schema “pay-as-you-throw” ovvero la tariffa puntuale per i rifiuti conferiti, che non ci sembra essere largamente diffusa nelle nostre Regioni.

E comunque, in una delle Raccomandazioni indirizzate alle autorità nazionali contenute nello Studio si invita a “Riconsiderare la necessità di investire/installare impianti di incenerimento per rifiuti urbani non differenziati. L’esperienza delle città dimostra, viceversa, che finanziare infrastrutture per la raccolta differenziata e campagne dedicate, può far diminuire velocemente la quantità di rifiuti urbani misti destinati all'incenerimento, facendone venir meno la necessità”.