Dal Rapporto Osservasalute 2017 emerge che in Italia ci sono sempre più malati cronici, sempre più vecchi con livelli di prevenzione che segnano il passo, mettendo a rischio la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.

"In Italia un esercito di malati cronici - cui sono prescritti tanti farmaci e che spesso vanno dal medico - causa di un peso gravosissimo per la sostenibilità del SSN. Aumento del divario Nord-Sud, con riflessi pesantissimi anche sull'aspettativa di vita. Il Sud dispone di minori risorse economiche, è gravato dalla scarsa disponibilità di servizi sanitari e di efficaci politiche di prevenzione, che si riflettono sulla più alta la mortalità prematura sotto i 70 anni di vita, indicativo secondo l'OMS dell'efficacia dei servizi sanitari. Una popolazione sempre più vecchia, con diminuzione di nascite sotto il tasso di sostituzione, ma si riduce il numero dei centenari. Incoraggia il miglioramento degli stili di vita, anche se timido, ma sono in aumento i consumatori di alcolici".
È questa la fotografia sullo stato di salute degli italiani e sulla qualità dell'assistenza sanitaria scattata dal "Rapporto Osservasalute 2017", realizzato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane presso l'Università Cattolica di Roma e presentato il 10 aprile 2017, che fornisce annualmente i risultati del check-up della devolution in sanità, corredando dati e indicatori con un'analisi critica sullo stato di salute degli italiani e sulla qualità dell'assistenza sanitaria a livello regionale.

Secondo il Rapporto, la salute degli italiani, sebbene ancora resiliente agli effetti di cattivi stili di vita e ritardi in prevenzione, è a rischio. Nel nostro Paese, "complice" anche l'invecchiamento della popolazione, sono in aumento le malattie croniche, che riguardano quasi 4 italiani su 10 (fonte Istat 2016), pari a circa 23,6 milioni, e che "succhiano" molte risorse al Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

Le malattie croniche riflettono anche i divari sociali del Paese: un esempio su tutti è la prevalenza di cronicità che nella classe di età 25-44 anni ammonta al 4%, ma mentre tra i laureati è del 3,4%, nella popolazione con il livello di istruzione più basso e pari al 5,7%.

Dallo scenario delle cronicità dipende molto anche il futuro stesso della sostenibilità del SSN, messo già a dura prova da forti difficoltà economiche legate ai vincoli di bilancio imposti all'intero settore pubblico per il rispetto delle regole del Trattato di Maastricht e, successivamente, alla crisi economica dell'Unione Europea e di gran parte dei Paesi occidentali. A questa congiuntura sfavorevole si è aggiunta una forte pressione sul sistema, determinata dall'aumento della domanda di assistenza sanitaria dovuto all'invecchiamento della popolazione, non sempre in buona salute, e dai costi di produzione determinati anche dall'innovazione scientifica e tecnologica molto forte nel settore della sanità.

Purtroppo il Rapporto evidenzia importanti e crescenti divari territoriali con il gradiente Nord-Sud; gli squilibri sono notevoli rispetto alle risorse disponibili (per esempio la spesa sanitaria pro capite, che si attesta mediamente a 1.838 euro, è molto più elevata nella Provincia Autonoma di Bolzano - 2.255 euro - e decisamente inferiore nel Mezzogiorno, in particolare in Calabria - 1.725 euro). Questi divari si riflettono sulle condizioni di salute e sull'aspettativa di vita dei cittadini italiani di Nord, Centro e Sud Italia a vantaggio degli abitanti delle prime due zone del Paese.

Rispetto alle condizioni di salute, le diseguaglianze territoriali sono evidenti. Per fare alcuni esempi: nel 2015, in Italia, ogni cittadino può sperare di vivere, mediamente, 82,3 anni (uomini 80,1; donne 84,6); nella Provincia Autonoma di Trento la sopravvivenza sale a 83,5 anni (uomini 81,2; donne 85,8), mentre un cittadino che risiede in Campania ha un'aspettativa di vita di soli 80,5 anni (uomini 78,3; donne 82,8).

Inoltre, il Mezzogiorno resta indietro anche sul fronte della riduzione della mortalità; infatti negli ultimi 15 anni questa è diminuita in tutto il Paese, ma tale riduzione, soprattutto per gli uomini, non ha interessato tutte le regioni: è stata del 27% al Nord, del 22% al Centro e del 20% al Sud ed Isole.

Le evidenti disparità di salute potrebbero anche essere una conseguenza delle politiche e delle scelte allocative delle Regioni: per esempio, gli screening oncologici coprono la quasi totalità della popolazione in Lombardia, ma appena il 30% dei residenti in Calabria. La carenza di risorse, comunque, non basta a spiegare le differenze tra Nord-Sud ed Isole del nostro Paese; infatti, osservando l'indicatore sulle risorse disponibili in termini di finanziamento pro capite emerge che molte regioni del Nord migliorano la loro performance senza aumentare la spesa. Per contro, alcune regioni del Mezzogiorno, alle quali si aggiunge il Lazio, peggiorano la performance pur aumentando le risorse disponibili rispetto al dato nazionale.

Di seguito le principali evidenze di Osservasalute 2016 relative alla popolazione italiana.

Diminuisce il numero degli abitanti del nostro Paese, oltre un italiano su cinque ha più di 65 anni. Per la prima volta negli ultimi decenni si assiste alla diminuzione della popolazione residente.
Si riducono gli ultracentenari. Si assiste a una lieve diminuzione della popolazione ultracentenaria, probabilmente imputabile all'eccesso di mortalità che ha caratterizzato il 2015. Al 1° gennaio 2016, più di tre residenti su 10.000 hanno 100 anni ed oltre.
Mortalità ridotta in 11 anni, cambiano le cause dei decessi, meno morti per problemi di cuore. A livello generale, i trend di mortalità nel periodo analizzato sono decisamente in diminuzione per entrambi i generi: si parte da un tasso di 141,4 per 10.000 uomini del 2003 (che si ricorda essere stato un anno di eccezionale incidenza del fenomeno a causa del caldo eccessivo) e si arriva a 107,8 per 10.000 nel 2014; analogamente per le donne, si passa da un tasso di 90,2 per 10.000 del 2003 a 69,8 per 10.000 nel 2014.
Si muore di più per malattie psichiche e infettive. In un quadro di riduzione generalizzata dei rischi per tutte le principali cause, meritano di essere evidenziati gli incrementi che, invece, si registrano per i disturbi psichici e alcune malattie infettive e parassitarie, sia per gli uomini sia per le donne. Tra il 2003 e il 2014, il tasso standardizzato di mortalità per disturbi psichici passa da 1,8 a 2,4 per 10.000 per entrambi i generi. Analogamente, la mortalità per malattie infettive e parassitarie fa registrare un incremento del 50% circa che ha interessato, principalmente, fasce di popolazione più anziana. All'interno del gruppo delle malattie infettive e parassitarie la setticemia e la maggiore causa responsabile dell'incremento osservato.
Stabile la quota di italiani sovrappeso e obesi. Nel 2015, più di un terzo della popolazione adulta (35,3% vs 36,2% del 2014) è in sovrappeso, mentre poco più di una persona su dieci è obesa (9,8% vs 10,2% del 2014); complessivamente, il 45.1% (46,4% nel 2014) dei soggetti di età ≥18 anni è in eccesso ponderale.
Alcolici, diminuiscono i non consumatori. Si riduce la percentuale dei non consumatori (astemi e astinenti negli ultimi 12 mesi), pari al 34,8% (nel 2014 era il 35,6%) degli individui di età >11 anni.

"I dati presentati confortano l'ipotesi, ormai più che consolidata, che l'invecchiamento della popolazione aumenterà inevitabilmente la prevalenza delle condizioni morbose di lunga durata e favorirà notevolmente negli anni la complessità dei bisogni di assistenza socio-sanitaria della popolazione - ha affermato il Dott. Alessandro Solipaca, Segretario scientifico dell'Osservatorio - A fronte di questa dinamica si auspica il passaggio da una logica di tipo prestazionale (in cui il paziente è seguito solo quando richiede attivamente assistenza) a una di presa in carico globale dell'individuo che non si interrompa alla fine di ogni visita e preveda un raccordo tra i vari specialisti che lo seguono. In questa prospettiva, sarà decisivo il ruolo dell'assistenza territoriale, da attuare attraverso l'implementazione di un efficace sistema di assistenza primaria".