La crescita esponenziale delle coltivazioni nelle aree tropicali sta creando serie difficoltà al mantenimento della biovarietà.

crescita-esponenziale-delle-coltivazioni

Secondo un recente rapporto stilato da alcuni scienziati del United Nations Environment Programme (UNEP), l’aumento della quantità di terreno utilizzato per le colture agricole nei paesi tropicali rappresenta uno dei motivi principali responsabili della costante perdita di diversità biologica che rischia seriamente di minare gli obiettivi internazionali in tema di ambiente e sviluppo sostenibile.

Nella relazione, intitolata Crop Expansion and Conservation Priorities in Tropical Countries, viene evidenziato come circa 128 paesi delle zone tropicali altamente ricchi in biodiversità stiano convertendo quasi esclusivamente i propri territori in coltivazioni di riso e mais.

Lo studio avverte che, se questa tendenza continuasse, potrebbe condurre ad un brusco allontanamento dai progressi sin ad oggi raggiunti nel rispetto degli Aichi Biodiversity Targets 2011 2020, i 20 obiettivi misurabili nel tempo e volti ad arrestare la perdita di biodiversità a livello mondiale entro la metà del secolo.

I ricercatori del Centro di Conservazione e Monitoraggio dell'UNEP insieme alla Cambridge Conservation Initiative hanno analizzato i dati sulla distribuzione e sull’ampliamento dei terreni agricoli, valutando i cambiamenti nelle aree delle principali coltivazioni e mappando le sovrapposizioni tra le priorità di conservazione e le potenzialità di coltivazione.

Da tale analisi hanno rilevato che i terreni coltivati nei paesi tropicali sono aumentati di circa 48.000 km² all'anno a partire dal 1999. Il riso rappresenta la coltivazione principale in gran parte dell’area, in particolare negli habitat forestali di paesi come Nigeria, Indonesia, Etiopia, Sudan e Brasile. Altre coltivazioni diffuse sono quelle di soia e mais a cui si stanno aggiungendo recentemente anche quelle di sorgo, olio di palma, fagioli, canna da zucchero, piselli, grano e manioca.

La relazione evidenzia come tali aree siano minacciate dal progressivo aumento dei fattori inquinanti e di conseguenza dalla drastica riduzione degli habitat naturali e sollecita la necessità di creare politiche e standard più efficaci in fatto di sostenibilità così da affrontare correttamente la produzione e il consumo dei prodotti tropicali, tra cui una profonda pianificazione territoriale, la creazione di nuove aree protette, nuovi progetti a sostegno delle foreste (ad esempio UN-REDD, il programma che prevede la riduzione delle emissioni da deforestazione e degrado forestale ) in luoghi non ancora a coltivazione agricola, e la riduzione o l'eliminazione degli incentivi per la concessione di terreni a coltura di origine bioenergetica.

Il rapporto, pubblicato a dicembre 2012, è stato presentato alla riunione plenaria della appena nata IPBES (cfr: “IPBES: un nuovo organismo per la gestione sostenibile della biodiversità”, in Regioni&Ambiente,n.5-6maggio-giugno 2012, pag. 92) che si sta svolgendo in questi giorni a Bonn – Germania (dal 21 al 26 gennaio 2013). L’IPBES, istituita ad aprile 2012, ha ideato un meccanismo riconosciuto sia dal punto di vista scientifico che politico in grado di sintetizzare, esaminare e valutare criticamente le informazioni e gli aggiornamenti di pertinenza provenienti da tutto il mondo.

A conclusione della relazione, l’UNEP sottolinea che oggi anche le aree in passato identificate con “vulnerabilità bassa”, come ad esempio le foreste di frontiera, i margini del bacino amazzonico, il Chaco paraguaiano e la savana del Sahel e dell’Africa orientale, ad elevata biodiversità, da sempre riconosciute zone di conservazione prioritaria, sono altamente esposte al rischio di subire i medesimi modelli di conversione dei terreni agricoli.

A tal proposito UNEP lancerà a fine mese una nuova campagna contro lo spreco alimentare, che avrà anche come obiettivo principale quello di invitare a ridurre la pressione sulle terre non ancora utilizzate per l'agricoltura nel rispetto della protezione e della conservazione degli innumerevoli ecosistemi presenti.