Introdotta per la prima volta durante la prima guerra mondiale, quando il risparmio di energia si impose come imperativo categorico, la sua adozione comporta benefici economici non indifferenti, anche se per alcuni individui provoca inizialmente disturbi da jet lag.

ora legale

Come da lunga consuetudine, alle prime ore dell’ultima domenica di marzo, le lancette degli orologi di tutta Europa sono state spostate in avanti di un’ora (alle ore 02.00 di domenica 29 marzo 2015 si passa direttamente alle ore 03.00).

È tornata, infatti, l’ora legale, accolta con favore dal 50% degli italiani intervistati di un sondaggio condotto qualche anno fa dal Codacons, come sinonimo di bel tempo e di ore di luce in più, contraria l’altra metà che nei giorni immediatamente successivi soffre di disturbi di sonnolenza, irritabilità, deconcentrazione, stanchezza, sintomi caratteristici del cosiddetto jet lag ovvero la condizione fisiologica che si verifica quando si attraversano vari fusi orari durante un viaggio in aereo. Il cambio dell’orario, infatti, può incidere, anche se in minima parte con i ritmi biologici (circadiani).

L’idea trovò per la prima volta applicazione soltanto durante la prima guerra mondiale, quando il risparmio di energia si impose come un imperativo. In Italia l’ora legale è stata adottata per la prima volta nel 1916, dal 3 giugno al 30 settembre, rimanendo in vigore fino al 1920, e poi venne abbandonata. Reintrodotta nel 1940, venne nuovamente abolita nel 1948, finché non è stata adottata definitivamente nel 1966. Per tredici anni fu stabilita l’ora legale in vigore dalla fine di maggio alla fine di settembre. Dal 1981 al 1995 si stabilì di estenderla dall’ultima domenica di marzo all’ultima di settembre. Il regime definitivo è entrato in vigore nel 1996 quando si è fissato di prolungarne ulteriormente la durata dall’ultima domenica di marzo all’ultima di ottobre.

L’ora legale è stata concepita per realizzare un significativo risparmio di energia elettrica. Durante il periodo 29 marzo - 25 ottobre 2015, Terna prevede un risparmio complessivo dei consumi di energia elettrica pari a 543,8 milioni di kilowattora. Si tratta di una quantità di energia corrispondente al fabbisogno annuo medio di 180 mila famiglie. In termini di costi, considerando che un kilowattora costa in media al cliente finale circa 16,6 centesimi di euro al netto delle imposte, la stima del risparmio economico relativo all’ora legale per il 2015 è pari a oltre 90 milioni di euro.
Dal 2004 al 2012 l’Italia ha risparmiato complessivamente oltre 6,1 miliardi di kilowattora, corrispondenti a circa 900 milioni di euro di minor costo.
Nel periodo primavera-estate, il mese che segna il maggior risparmio energetico stimato è Aprile, con 125,8 milioni di kilowattora (pari al 23,1% del totale). In autunno, invece, il primato va al mese di Ottobre con 157,4 milioni di kilowattora risparmiati. Ciò è dovuto al fatto che Aprile ha giornate più “corte” in termini di luce naturale, rispetto ai mesi dell’intero periodo. Spostando in avanti le lancette di un’ora, quindi, si ritarda l’utilizzo della luce artificiale in un momento in cui le attività lavorative sono ancora in pieno svolgimento. Nei mesi estivi, da giugno ad agosto, invece, poiché le giornate sono già più “lunghe” rispetto ad aprile, l’effetto “ritardo” nell’accensione delle lampadine si colloca nelle ore serali, quando le attività lavorative sono per lo più terminate, e fa registrare risultati meno evidenti in termini di risparmio di elettricità. Va inoltre ricordato che la maggiore richiesta di energia elettrica nei mesi estivi più caldi è dovuta all’utilizzo dei condizionatori d’aria, ed è quindi indipendente dall’ora legale, poiché legata esclusivamente a fattori climatici e di temperatura e non al maggior numero di ore di luce naturale.

Ormai quasi tutti i Paesi industrializzati hanno adottato l’ora legale, secondo date di inizio e fine il più possibile coincidenti, soprattutto per non complicare gli orari dei vettori aerei. Ma c’è anche qualcuno che, come il Giappone, non vi aderisce: a mettere i bastoni tra le ruote sono stati gli agricoltori, visto che è soprattutto nelle prime ore della mattina che è concentrato il lavoro nei campi ed è allora che serve più luce. Le lancette non si spostano anche in gran parte del resto dell’Asia, come in Africa e in generale nella maggior parte dei Paesi disposti nei pressi dell’Equatore, dove il giorno e la notte hanno sempre la stessa durata di 12 ore sia d’inverno sia d’estate.