Con lo 0,7% del PIL l’UE taglierebbe del 40% le emissioni al 2030

Con lo 0,7% del PIL l’UE taglierebbe del 40% le emissioni al 2030

Alla vigilia della nuova proposta della Commissione UE sul “Pacchetto Energia e Clima” post-2020, uno studio rivela che la trasformazione del sistema energetico europeo per raggiungere l’obiettivo ambizioso avrebbe costi abbordabili e stimolerebbe al contempo innovazione e nuovi posti di lavoro.

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Climate Change Economics, rivista specializzata sugli aspetti economici legati alle politiche climatiche ha dedicato uno Speciale "Studio FEM 28 sugli scenari per trasformare il sistema energetico europeo" (The EMF28 Study on Scenarios for Transforming the European Energy System), in vista della proposta che la Commissione UE si appresta a presentare il 22 gennaio 2014 sul “Pacchetto Energia e Clima” post-2020.
Lo Studio si è avvalso, appunto, del coordinamento di EMF (Energy Modeling Forum), un forum istituto nel 1976 presso la Stanford University strutturato in gruppi di lavoro non-partisan per assicurare una obiettiva analisi su questioni relative all’energia e all’ambiente, e dal PIK (Potsdam Institute for Climate Impact Research), istituto di ricerca specializzato nei settori dei cambiamenti climatici e dello sviluppo sostenibile.

Proprio alle strategie e ai costi per trasformare il sistema energetico europeo dopo il 2020 è dedicato, all’interno dello Speciale, il contributo “Beyond 2020 - Strategies and Costs for Trasforming the European Energy System” che ha tra i suoi autori Enrica De Cian, ricercatrice senior presso la Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM) e collaboratrice del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici.
Le attuali riduzioni delle emissioni del 20% previste al 2020 potrebbero risultare inadeguate per conseguire gli obiettivi climatici a lungo termine fissati dall’UE - ha spiegato la ricercatrice - Sono necessarie riduzioni a breve termine di almeno il 40% al 2030 affinché si raggiunga alfine l’obiettivo di riduzione a lungo termine dell’80% entro il 2050, a cui aspira l’UE”.
I modelli utilizzati nello studio indicherebbero la necessità di un obiettivo ancora più ambizioso a breve termine rispetto al 40% al 2030, prendendo a parametro i livelli del 1990, su cui peraltro si è acceso un aspro dibattito.
Nei giorni scorsi avevamo indicato come sull’argomento fossero in atto acute divergenze sia all’interno degli organismi dell’UE, che tra i Paesi membri, come tra le varie associazioni di imprenditori e organizzazioni ambientaliste. All’interno dei Governo italiano, poi, si è verificata una vera e propria spaccatura tra le posizioni formalmente espresse dal Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando e quelle del Ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato.
Il “Sole 24 ore” ha riportato stralci della lettera inviata dal Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi al Presidente del Consiglio italiano Enrico Letta.
Riteniamo - ha scritto Squinzi a Letta - che la presa di posizione contenuta nella lettera congiunta inviata da alcuni ministri europei dell'Ambiente, tra i quali quello italiano, alla Commissione europea a sostegno di un ambizioso obiettivo vincolante di riduzioni di emissioni di gas serra del 40% a livello domestico, non possa rappresentare la posizione del governo italiano”.
Preoccupato della piega che sta prendendo la questione a Bruxelles, Squinzi ha scritto anche al Presidente della Commissione UE Manuel Barroso, sottolineando come gli obiettivi del “Pacchetto Energia e Clima”, quali quelli trapelati, “rischiano di penalizzare ulteriormente le imprese italiane, la cui competitività è già danneggiata dagli impatti diretti e indiretti del pacchetto di misure 20-20-20, a fronte della perdurante assenza di un accordo globale vincolante, che stabilisca condizioni paritarie tra le industrie concorrenti a livello internazionale”.
Secondo lo studio di cui sopra, il costo per passare al taglio delle emissioni dal 20% al 2020 a quello del 40% al 2030 si aggirerebbe attorno al 0,7% del PIL, facendo uso di tecnologie già disponibili oggi, senza dover fare ricorso alla discussa e non ancora adeguatamente sperimentata tecnologia del “Carbon Capture and Storage” (CCS).
Nei prossimi due decenni, è possibile ottenere la trasformazione utilizzando le tecnologie esistenti - ha affermato Brigitte Knopf del PIK, co-autrice dello Studio - Un segnale di prezzo chiaro nel sistema del mercato delle emissioni ETS sarebbe un incentivo per l'innovazione, impedendo che i sistemi energetici siano bloccati in investimenti a lungo termine in tecnologie ad alta intensità di CO2, come le centrali elettriche a carbone”.

Ha una posizione opposta a quella di Confindustria e di Business Europe, EU-ASE (European Alliance to Save Energy), della quale fanno parte Philips e Siemens, che dopo quanto apparso su “Il sole 24 ore” ha scritto a sua volta al Presidente Letta per chiedere, viceversa, il supporto del Governo italiano a favore di un ambizioso “Pacchetto Energia e Clima” post-2020 che la Commissione UE presenterà il 22 gennaio 2014.
Molte sono le attese per poter rilanciare l’economia europea attraverso questo pacchetto, ma la miopia di alcuni politici e rappresentanti di interessi, troppo legati alla ‘old economy’ rischia di bloccare il rilancio del modello europeo verso un’economia efficiente e sostenibile - scrive l’Associazione - Un target del 40% di riduzione di emissioni di CO2 è insufficiente per stimolare la comunità imprenditoriale a compiere i necessari investimenti per garantire la transizione verso la Green Economy che è indispensabile se vogliamo ridurre la nostra bolletta energetica e dipendenza da combustibili fossili”.

I più avanzati modelli di calcolo utilizzati nello Studio, ottimizzando il cambio del sistema energetico, indica che al 2050 l’energia prodotta da biomasse si triplicherebbe e quella eolica si potrebbe moltiplicare per 7, a seconda delle scelte effettuate dai decisori politici.
Inoltre, “Fissando obiettivi per il 2030, l’UE mostrerebbe la sua disponibilità a contribuire allo sforzo di mitigazione del clima globale - ha sottolineato De Cian - E una reazione positiva di altri Paesi a questo segnale potrebbe favorire anche il cambiamento tecnologico e l'innovazione in Europa”.

L’appuntamento è, quindi, per il 22 gennaio 2014.

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