Secondo l’ILO, solo i green jobs potranno ridare lavoro ai Paesi industrializzati dove la disoccupazione è in continua crescita.

ilo-logo

Alla vigilia della 102a Conferenza Internazionale del Lavoro, in corso di svolgimento a Ginevra (4-11 giugno 2013), l’International Labour Organisation (ILO), l’Agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si occupa di giustizia sociale e diritti umani internazionalmente riconosciuti, con particolare riferimento al mondo del lavoro in tutti i suoi aspetti, ha diffuso il Rapporto World of Work 2013 che ha per titolo “Ristabilire il tessuto economico e sociale” (Repairing the economic and social fabric), che certifica la diminuzione dell’occupazione e l’aumento delle disuguaglianze, a differenza di quel che sta accadendo nella maggior parte dei Paesi emergenti e di quelli in via di sviluppo.

Secondo il Rapporto, in un contesto di aumento della disoccupazione mondiale, si prevede una crescita dagli attuali 200 milioni a circa 208 milioni di disoccupati entro il 2015.

I dati indicano una evoluzione positiva in numerose regioni del mondo in via di sviluppo, ma dipingono un quadro inquietante in molti paesi ad alto reddito, nonostante la ripresa economica. In alcuni paesi europei, in particolare, la situazione comincia a mettere a dura prova il tessuto economico e sociale - ha affermato il Direttore Generale dell’ILO, Guy Ryder - Abbiamo bisogno di un ripresa globale incentrata sull’occupazione e sull’investimento produttivo, combinati ad una  migliore protezione sociale per i più poveri e i più vulnerabili. Dobbiamo prestare la massima attenzione alla riduzione di queste disparità che vanno peggiorando in molte regioni del mondo”.

Anche le disuguaglianze di reddito hanno registrato un aumento tra il 2010 e il 2011 in 14 dei 26 Paesi avanzati presi in esame, tra cui Francia, Danimarca, Spagna e Stati Uniti. I livelli di diseguaglianza in 7 dei 12 paesi rimanenti, erano anche più elevati di quanto fossero all’inizio della crisi.
Tra questi c’è l’Italia, dove il tasso di disoccupazione è aumentato regolarmente a partire dall’inizio della crisi. Dal 6,1% nel 2007, il tasso di disoccupazione è aumentato quasi ininterrottamente per raggiungere l’11,2% nel quarto trimestre 2012 ed è risultato particolarmente pesante per i giovani tra 15 e 24 anni, fascia d’età dove il tasso di disoccupazione è salito di 15 punti percentuali ed ha raggiunto il 35,2% nel quarto semestre 2012.

Con la stagnazione salariale, le famiglie sono diventate più povere. Dal 2007 al 2012, il consumo finale è diminuito del 4,5%. Insieme alla diminuzione dell’investimento aggregato, ciò ha contribuito al deterioramento della domanda interna che è diminuita del 11,8% dal 2007. Le proiezioni di Eurostat suggeriscono che questa tendenza dovrebbe continuare nel2014 (per maggiori dettagli).

Come uscire da questa situazione?
Secondo l’ILO, negli ultimi due decenni si è registrato un continuo depauperamento delle risorse naturali, un aumento dei livelli di inquinamento e dei cambiamenti climatici, associati a livelli senza precedenti di disoccupazione e a fenomeni persistenti di povertà ed esclusione sociale dei lavoratori. Preservare l’ambiente naturale ed assicurare a tutti l’accesso ad un lavoro dignitoso sono le grandi sfide del XXI secolo. La persistente crisi economica mondiale ha aggravato i problemi ambientali e sociali, però, nello stesso tempo, è stata ampiamente riconosciuta l’importanza fondamentale che riveste il lavoro dignitoso per lo sviluppo sostenibile, come testimoniano le numerose iniziative politiche adottate recentemente a livello nazionale nonché i risultati della Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, tenutasi nel mese di giugno del 2012 (RIO+20). Questa situazione offre un’opportunità unica per sfruttare i vantaggi dell’interazione esistente tra lo sviluppo sostenibile a livello ambientale e il lavoro dignitoso per superare la crisi ed eliminare la povertà.

I sistemi di produzione e di consumo sono determinanti per la sostenibilità ambientale - ha sottolineato Ryder - Il continuo deterioramento può ridurre la produttività, indebolire le imprese e l’occupazione, e rappresentare una minaccia per la protezione sociale”.