Con la "ripresina" del 2010, è ricomparso l'aumento dei RU

Con la "ripresina" del 2010, è ricomparso l'aumento dei RU

Dobbiamo ridurre il consumo di risorse anche quando si cresce

Rapporto-Rifiuti-Urbani

Presentando il Rapporto “Rifiuti Speciali 2011” (dati 2009) che l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) aveva pubblicato nel marzo u.s., avevamo sintetizzato quanto vi emergeva con il titolo “Se cala il PIL calano anche i rifiuti” (Cfr: Regioni&Ambiente, n. 3-4 marzo-aprile 2012, pag. 42). 

Ora, il Rapporto “Rifiuti Urbani 2012” (dati 2010) che l’ISPRA ha diffuso l’8 giugno 2012 sembra confermare il fenomeno della produzione dei rifiuti strettamente legato alla crescita o decrescita economica. Così, dal momento che nel 2010 c’è stata una “ripresina” economica, era normale aspettarsi un leggero incremento dei rifiuti prodotti (+1,1%), in concomitanza dell’aumento della spesa delle famiglie italiane.

Peraltro, il dato in qualche modo era stato anticipato dall’ISTAT con la pubblicazione il 26 luglio 2012 degli Indicatori Ambientali Urbani in cui si rilevava che nei 116 capoluoghi di provincia la produzione dei rifiuti urbani pro capite era tornata a crescere (+0,9%).

Al riguardo, ci permettiamo di formulare due osservazioni:
- la prima è che questa tendenza non viene confermata a livello europeo visto che, secondo le informazioni di EUROSTAT, nel 2010 nell’UE-27 si è prodotto l’1,1% in meno di RU;
- la seconda, forse più preoccupante, è che in Italia non c’è ancora la consapevolezza della necessità di decoupling ovvero di disaccoppiare il tasso di crescita economica dal tasso di consumo delle risorse, che è il presupposto per la transizione verso lo sviluppo sostenibile e la green economy, continuando viceversa con il “business as usual”, nonostante gli inviti e le raccomandazioni dei vari organismi ed istituti di ricerca internazionali (cfr: “L’Umanità può e deve fare di più con meno”, in Regioni&Ambiente, n. 7-8 luglio-agosto, pag. 34 e segg.).

Secondo quanto riportato nel Rapporto dell’ISPRA, sono state le regioni centrali della Penisola a produrre nel 2010 ben 9 Kg di rifiuti in più rispetto all’anno precedente; sono stati invece 3 i chilogrammi in più di ogni italiano del Nord, contro i 2 Kg del Sud: per una media nazionale di 4 Kg di rifiuti urbani pro capite in più.
È l’Emilia Romagna, con 677 Kg di rifiuti prodotti pro capite, la Regione con la maggior produzione di RU; seguono la Toscana (con 670 Kg per abitante), la Val D’Aosta (623 Kg), la Liguria (613 Kg) e il Lazio (599 Kg).

Il calo maggiore di produzione di rifiuti è avvenuto nel Molise che con 413 Kg a testa di rifiuti ha registrato un calo di 13 Kg rispetto al 2009, ma la Basilicata si conferma la regione minor produttrice pro-capite con 377 Kg di rifiuti ed una flessione di 5 Kg rispetto all’anno precedente. La Campania, da tempo tra le regioni italiane più in difficoltà per quanto riguarda la gestione dei rifiuti urbani, ne produce sempre di più: sono 478 i Kg prodotti da ogni cittadino nel 2010, 11 Kg in più rispetto al 2009.

Il Rapporto fa, giustamente, osservare che in questo quadro del Belpaese, non viene considerato il ruolo del flusso turistico che, in alcuni periodi dell’anno, incide in modo rilevante su vari comparti, tra cui anche quello dei rifiuti.

Ovviamente, in Italia nel 2010, oltre all’aumento dei rifiuti, c’è stato pure un incremento della raccolta differenziata, ma con trend, fortunatamente, superiori a quelli della produzione dei rifiuti. La media nazionale di raccolta differenziata nel 2010 ammonta a 189 Kg per abitante. Sono 262 i Kg per abitante riciclati al Nord, 166 al Centro e, per la prima volta, il Sud supera i 100 Kg di rifiuti riciclati per abitante, raggiungendo quota 105.

Al Nord il Veneto la regione più attiva nella raccolta differenziata, con una percentuale del 58,7% (+1,2% rispetto al 2009), seguita da Trentino - Alto Adige (57,9% e una posizione stabile) e Piemonte (50,7%).
Al Centro è la regione Marche a primeggiare, con un 39,2% e una crescita del valore del 9,5%; a ruota seguono Toscana (36,6%, +1,4% rispetto all’anno precedente) e Umbria (32%).
Al Sud, la raccolta differenziata in Campania si attesta al 32,7%, con picchi superiori al 50% a Salerno (55,2%) e un buon 50% ad Avellino. Il capoluogo di regione, Napoli, nonostante l’emergenza rifiuti, ha raggiunto il 26,1%, a dispetto del 24,4% del 2009.

Assume un particolare significato, in questo contesto, la regola secondo cui “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”: “un’opportunità che la raccolta differenziata offre per dare nuova vita al rifiuto, in alternativa all’ancora troppo corposo - seppur in calo - ricorso alla discarica come forma di smaltimento”.

I rifiuti urbani destinati in discarica nel 2010 ammontavano ancora a 15 milioni di tonnellate, una quantità impressionante che ha attirato sul nostro Paese le “bacchettate” della Commissione UE, anche se si è registrato, rispetto alla precedente indagine dell’ISPRA, una riduzione del 3,4%, pari a 523 mila tonnellate.

Dai dati offerti dal Rapporto, risulta che il numero delle discariche per rifiuti non pericolosi che hanno smaltito RU, nel 2010, è pari a 211, 18 in meno del 2009, confermando la tendenza già evidenziata nell’ultimo quinquennio. A chiudere sono soprattutto le discariche di piccole dimensioni a vantaggio di grandi impianti al servizio di aree geografiche più estese.

Il numero degli impianti operativi è diminuito di 9 unità al Nord e 10 al Sud, mentre al Centro si è registrato un impianto in più rispetto al 2009.
Dall’entrata in vigore del D.lgs. n. 36/2003, che ha completamente ridisegnato il quadro impiantistico nazionale, recependo gli stringenti requisiti tecnici imposti dalla normativa europea, in Italia hanno chiuso 263 discariche, l’82% delle quali al Sud (215 unità), 37 al Nord e 11 al Centro.

Nel 2010, gli impianti di incenerimento operativi erano 50, a maggior parte dei quali risultava ubicata al Nord (56%) e, in particolare, nelle regioni Lombardia ed Emilia Romagna, rispettivamente con 13 e 8 impianti. Nel Centro operano 13 impianti e 9 nel Sud. I rifiuti urbani inceneriti sono circa 5,2 milioni di tonnellate, pari al 16,1% circa del totale dei rifiuti urbani prodotti.

La limitata ripresa del mercato e dell’industria nel 2010 ha determinato un aumento dell’immesso al consumo di imballaggi sul mercato nazionale del 3% rispetto al 2009 (pari a 322 mila tonnellate circa), per un totale di 11 milioni di tonnellate.
Nel dettaglio, l’86% del recupero complessivo di tali rifiuti, corrispondente a oltre 7,3 milioni di tonnellate, era rappresentato dal recupero di materia; il restante 14%, più di 1 milione di tonnellate, costituisce il recupero energetico.
Resta da osservare, comunque, che anche gli imballaggi recuperati per essere re-immessi nel ciclo produttivo per una “seconda vita”, producono a loro volta rifiuti, dei quali al momento non c’è traccia.

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