Con la “bolla del carbonio” a rischio i mercati finanziari

Con la “bolla del carbonio” a rischio i mercati finanziari

Un nuovo Rapporto mette in evidenza che non si possono utilizzare le riserve attuali di combustibili fossili se si vuol mantenere la temperatura globale entro i + 2 °C

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È stato presentato oggi, presso la sede del World Research Institute a Washington (DC) “Unburnable Carbon 2013”, il Rapporto di Carbon Tracker Initiative, una ONG che si prefigge di allineare i capital markets agli sforzi per affrontare i cambiamenti climatici, e del Grantham Research Institute on Climate Change and the Environment presso la London School of Economics and Political Science.

Fin dalla sua prima edizione nel 2011, il Rapporto ha costituito un punto di riferimento per investitori, analisti, agenzie di rating e politici che volessero avere informazioni adeguate sui rischi connessi ad investimenti nel settore delle fonti energetiche fossili.

Il titolo di quest’anno non lascia molto spazio a fraintendimenti sui futuri scenari del mercato: “Wasted capital and stranded assets” (Capitale spazzatura e attivi non recuperabili).

Comunque, a scanso di equivoci, Lord Nicolas Stern, Presidente del Grantham Research Institute, nonché autore del famoso Rapporto Stern che 6 anni fa pose in modo perentorio la necessità di rispondere ai cambiamenti climatici attraverso un coordinamento globale, ha pensato bene di affermare che “Gli investitori intelligenti possono vedere che le riserve di combustibili fossili non possono essere bruciate a causa della necessità di ridurre le emissioni, in linea con l’accordo globale da parte dei Governi di evitare un riscaldamento superiore a + 2 °. Investire in aziende che si affidano esclusivamente o in larga misura ad approvvigionamenti dalle riserve di combustibili fossili sta diventando una decisione molto rischiosa Questo nuovo Rapporto indica che le autorità di regolazione, i Governi e gli investitori debbano prendere atto dei rischi connessi a questi beni tossici, per evitare nel prossimo decennio un bolla del carbonio pari a 6.000 miliardi di dollari”.

Lo studio ha evidenziato che lo scorso anno si sono spesi ben 674 miliardi di dollari per la ricerca e lo sviluppo dello sfruttamento di nuove fonti fossili recuperabili e non convenzionali, quando solo bruciando le attuali riserve quotate in borsa andremmo incontro ad una emissione di CO2 di 2860 Gt, con una concentrazione atmosferica di 750 ppm che comporterebbe un aumento di temperatura di + 5 °C.

Anche l’utilizzo della tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS), pur potendo volgere un ruolo in futuro nel limitare le emissioni con 3.800 progetti, in uno scenario ottimistico valutato al 2050, secondo il Rapporto, permetterebbe di utilizzare solo il 4% in più delle riserve di combustibili fossili. 

C’è da osservare, in merito, che dal monitoraggio compiuto dall’International Energy Agency (IEA) che ha pubblicato la settimana scorsa “Tracking Clean Energy Progress” risulta che la tecnologia CCS non ha ancora uno sviluppo commerciale, non ricevendo adeguato sostegno dalle politiche di governo.

La spinta a ripulire il sistema energetico mondiale è in stallo - ha dichiarato il Direttore Esecutivo IEA, Maria van der Hoeven, presentando il Rapporto al Clean Energy Ministerial di Nuova Delhi (17-18 aprile 2013), che riunisce i ministri che rappresentano i Paesi responsabili per quattro quinti delle emissioni globali di gas serra - Nonostante il gran parlare dei leader mondiali, nonostante un boom delle energie rinnovabili negli ultimi dieci anni, l’unità media di energia prodotta oggi è fondamentalmente sporca come lo era 20 anni fa”.

Il Rapporto “Unburnable Carbon 2013”, non si limita ad una disamina sconfortante dei rischi della “bolla del carbonio”, ma formula altresì una serie di raccomandazioni per aiutare Governi, Autorità di regolamentazione ed investitori istituzionali e semplici cittadini a gestire i rischi finanziari connessi (vedi il diagramma tradotto dalla redazione).
(Clicca l'immagine per ingrandire)

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