Con il calo degli investimenti nelle rinnovabili, aumenteranno i costi per il global warming

Con il calo degli investimenti nelle rinnovabili, aumenteranno i costi per il global warming

Mentre la società di consulenza Bloomberg intravede nel rallentamento degli investimenti globali nelle rinnovabili un preoccupante segnale del livello di attenzione politica per le conseguenze dei cambiamenti climatici, al WEC, il Summit energetico appena conclusosi in Corea, c’è euforia per l’abbondanza di risorse energetiche di combustibili fossili, maggiore della loro disponibilità in qualsivoglia altro momento.

floodstuscany 2013

I Governi sono consapevoli delle gravi conseguenze dei cambiamenti climatici, ma, per il momento, sono troppo presi da questioni di politica interna a breve termine per intraprendere le necessarie decisive azioni”.
Sono state queste le amare considerazioni espresse dall’Amministratore delegato di Bloomberg New Energy Finance, Michael Liebreich a commento della pubblicazione dell’ultimo Rapporto della Società di consulenza sull’andamento degli investimenti a livello globale per le energie pulite.

Secondo quanto mostra “Global Trends in Clean Energy Investment - Q3 2013 Fact Pack”, nel terzo trimestre del 2013 si sono investiti in rinnovabili, efficienza energetica, smart grid, storage e veicoli elettrici 45,9 miliardi di dollari, pari al 14% in meno rispetto al secondo trimestre e il 20% in meno rispetto al terzo trimestre 2012, per cui gli investimenti totali a fine anno risulteranno assai inferiori a quelli investiti nel 2012 che ammontavano a 281 miliardi, e che, a loro volta, risultavano inferiori dell’11% rispetto all’anno record del 2011.

Se ci si vuol consolare, si potrebbe osservare che in questo ultimo trimestre si è investito, comunque, quanto nell’intero 2004 e che il fotovoltaico registrerà a fine anno un altro record  con la previsione di 37,6 GW di nuova potenza installata, anche se gli investimenti cumulati caleranno per effetto dei costi diminuiti dei pannelli, “ma è la perdita di slancio dal 2011 il dato preoccupante”, ha osservato Liebreich.

grafico new investment clean energy

I dati analitici evidenziano che il calo è piuttosto generalizzato sia nelle economie avanzate che in quelle emergenti, con le sole eccezioni di Canada, Cile e Uruguay. Negli USA gli investimenti cleantech sono scesi dai 9,4 miliardi del secondo trimestre ai 5,5 nel terzo, riflettendo il calo del prezzo del gas a seguito delle attività di fracking; in Cina si è avuta una stabilizzazione degli investimenti, soprattutto nell’eolico e nel solare, passati da 13,8 a 13 miliardi;  in India da 1,5 a 1,2; in Giappone da 7,4 a 7,3; in Brasile c'è stato un modesto aumento da 950 milioni a 1,1 miliardi. Il dato negativo più eclatante, tuttavia, è quello offerto dall’Europa (in controtendenza, Gran Bretagna e Italia che sono passate dal secondo al terzo trimestre, rispettivamente, da 1,7 a 2,6 miliardi di dollari, e da 1,2 a 1,3 miliardi di dollari). A rallentare gli investimenti è l’effetto dell’incertezza sugli incentivi alle fonti rinnovabili, che molti Paesi, tra cui l’Italia, nel tentativo di ridurre il costo delle bollette elettriche di cittadini e imprese, si apprestano a rivedere. In Germania, infatti, gli investimenti in energie pulite sono calati leggermente trimestre su trimestre (da 1,7 a 1,6 miliardi) mentre in Francia sono scesi da 1,2 miliardi a 727 milioni.

In generale a tenere sono soprattutto le piccole installazioni da rinnovabili: quelle sotto al MW di potenza (soprattutto fotovoltaico su tetto) hanno attratto nel 3° trimestre 17 miliardi di investimenti, la stessa cifra del trimestre precedente, e circa 3 miliardi in meno rispetto allo stesso trimestre del 2012. Calano invece in misura maggiore le rinnovabili utility-scale, cioè le taglie sopra il MW che nel terzo trimestre 2013 sono scese a 26,4 miliardi contro i 31,9 del secondo e i 34,8 del terzo 2012.

Le prospettive per le rinnovabili (e per il clima) non sono, quindi, rosee, senza un rinnovato impulso a livello istituzionale.
Da Daegu (Corea del Sud), dove si è appena concluso il 22° World Energy Congress, non arrivano notizie confortanti in tal senso, eccezion fatta per l’intervento della Direttrice dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) che ha posto con enfasi la necessità di ridurre il peso del settore energetico nel ridurre le missioni di gas ad effetto serra, tramite gli investimenti nell’efficienza energetica.
Nel Rapporto “World Energy Resources 2013”, pubblicato per l’occasione dal World Energy Council il 16 ottobre 2013, si osserva che non solo i combustibili fossili sono tuttora la risorsa dominante, fornendo l’80% della produzione energetica, ma si rileva che lo sviluppo delle rinnovabili è stato molto più lento di quanto si fosse previsto 20 anni fa, fornendo appena l’1,5% attuale.

La crescita delle nuove fonti rinnovabili, soprattutto solare e fotovoltaico, è stata sostenuta prevalentemente dal generoso sostegno dei sussidi governativi, soprattutto nell’UE - ha commentato Alessandro Clerici, Presidente esecutivo del World Energy Resources - Inoltre, l’integrazione di una quota elevata di rinnovabili non programmabili nella rete è rimasta difficoltosa a causa dei costi elevati di stoccaggio e di backup. Le fonti rinnovabili intermittenti come l’eolico e il solare avranno in futuro un aumento di percentuale nella produzione di elettricità, ma rimarrà comunque marginale nella fornitura globale di energia primaria per i decenni a venire”.

Se si ragiona in termini di costi, perché non si completano le analisi macroeconomiche a lungo termine con quelli che dovranno essere sostenuti dalle comunità per riparare i danni del global warming?
Basterebbe sfogliare l’ultimo numero speciale dell’International Journal of Global Warming o in alternativa si potrebbe leggere l’altrettanto recente Rapporto della Banca Asiatica di Sviluppo “Economics of Climate Change in East Asia”, per avere un quadro esauriente dei costi economici a medio-lungo termine che dovranno sopportare alcuni Paesi dell’Africa e dell’Asia.

Banca sviluppo asiatica

fonte: Asian Development Bank

Se poi si volesse rimanere entro gli angusti ed egoistici confini nazionali, sarebbe sufficiente leggere le notizie di questi giorni che elencano i danni economici che ad ogni autunno, in modo ormai ricorrente, le “bombe d’acqua” provocano in Liguria e Toscana.

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