Con + 2 °C globali, in Europa il riscaldamento sarà maggiore

Con + 2 °C globali, in Europa il riscaldamento sarà maggiore

Un nuovo studio di ricercatori europei indica che, quantunque si raggiungesse l’impegno preso alla Conferenza sul Clima di Cancún (2010), in alcune aree europee gli aumenti sarebbero superiori in estate di 3 °C  e in inverno di 6 °C, con impatti anche sul regime delle precipitazioni che diminuiranno di un quinto nell’Europa meridionale ed eventi estremi con il rischio di alluvioni nella sezione centro-orientale del vecchio Continente.

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A Vienna il 12 marzo 2014 a cura del Climate Change Centre Austria (CCCA) verranno presentati alcuni risultati delle simulazioni climatiche svolte nell’ambito del Programma EURO-CORDEX, il ramo europeo (Regio 4) dell’iniziativa internazionale sponsorizzata dal Programma Mondiale di Ricerca sul Clima (WRCP) al fine di coordinare la produzione delle migliori proiezioni sui cambiamenti climatici regionali per tutte le regioni terrestri mondiali, i cui risultati costituiscono gli input per gli studi sugli impatti e le misure di adattamento al global warming all'interno della tempistica della V Relazione di valutazione (AR5) del Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC) ed anche successivamente.

Proprio utilizzando anche i dati di EURO-CORDEX, un Gruppo di Ricercatori di vari Istituti e Università europei, coordinati da Robert Vautard del Laboratorio delle Scienze del Clima e dell’Ambiente (CEA-CNRS) dell’Università di Versailles Saint-Quentin, hanno appena pubblicato uno Studio che delinea scenari non certo edificanti per il vecchio Continente “The European climate under a 2 °C global warming”, dal momento che i 2 °C di aumento medio globale al 2100, rispetto all’era pre-industriale, concordato dai leaders mondiali alla Conferenza sul Clima (UNFCCC)  di Cancún (2010) si tradurranno per la maggior parte d’Europa in aumenti ben superiori.
L'obiettivo di mantenere il riscaldamento entro i 2 °C è stato deciso soprattutto come un limite da non superare per evitare cambiamenti climatici potenzialmente pericolosi - ha affermato Robert Vautard - Tuttavia, a livello continentale, come l’Europa, non sono ancora state quantificate le conseguenze di un tale riscaldamento. Anche se si conseguisse l’ambizioso obiettivo di +2 °C, i cambiamenti del clima europeo sarebbero comunque significativi e comporterebbero impatti tali da prendere adeguate misure di adattamento”.

Con una media globale di aumento di 2 °C, secondo lo studio, le simulazioni concordano nell’indicare che l’Europa nord-orientale e orientale sono destinate a riscaldarsi in maniera relativamente elevata in inverno, fino a +3°C, mentre l’Europa meridionale avrà un aumento di pari entità soprattutto in estate. Solo nei settori nord-occidentali europei il riscaldamento sarà inferiore a tali livelli, per effetto dell’influenza mitigatrice del nord Atlantico. Altrettanto inferiori a tale limite, rispetto alle altre aree regionali, le temperature estive attorno al Mar del Nord e al Mar Baltico.
Le temperature massime giornaliere in estate supererebbero i 40 °C in Spagna, Portogallo e Francia e nei Balcani, con conseguente deficit idrico nell’Europa meridionale, che potrebbe esacerbare i problemi di gestione delle acque esistenti in tutta Europa. Le ripercussioni negative si avrebbero anche nei consumi energetici per le necessità di raffrescamento.

In inverno, le temperature massime giornaliere potrebbero aumentare di oltre 6 °C in tutta la Scandinavia e la Russia.

Con l'aumento delle ondate di calore estive ci saranno impatti sulla salute con un aumento delle mortalità correlate alla temperatura, soprattutto nelle regioni più vulnerabili d'Europa - scrivono i ricercatori - Al contrario, gli estremi delle temperature minime giornaliere che si ridurranno nelle zone settentrionali e orientali d'Europa, comporteranno benefici nel ridurre l’intensità del freddo invernale, nonché la riduzione dei costi per il riscaldamento, anche se di converso ci sarebbero anche impatti negativi, come ad esempio per il turismo invernale e gli ecosistemi”.

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Lo studio mostra anche che ci sarà un forte aumento delle precipitazioni invernali nell’Europa centrale e settentrionale, mentre la maggior parte del continente sperimenterà un aumento dei casi di precipitazioni estreme, con l’aumento del rischio di alluvioni con importanti conseguenze economiche.
Il previsto aumento delle alluvioni soprattutto nell’Europa orientale desta particolare preoccupazione - scrivono i ricercatori - perché è già un’area particolarmente soggetta alle alluvioni”.
Le precipitazioni tenderanno progressivamente a ridursi nei loro valori medi nell’Europa meridionale, fino ad un quinto delle quantità attuali medie

Non sono state rilevate variazioni significative per quanto concerne la circolazione atmosferica e il regime dei venti.

Per giungere alle loro conclusioni, i ricercatori hanno usato un insieme di 15 modelli climatici regionali per simulare i cambiamenti climatici in uno scenario A1B che poggia sul prosieguo della crescita economica e un approccio equilibrato alle fonti energetiche, prevedendo che sarà raggiunto l’aumento medio di 2 °C intorno all'anno 2045.

Siamo assai vicini alle previsioni di un altro studio che ha indicato, all’interno di un range di 5 anni in più o in meno, nel 2047 l’anno in cui la metà della superficie terrestre avrà temperature più elevate di qualsiasi limite registrato nell’arco degli ultimi 150 anni.


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