L’ultimo Rapporto di Legambiente, presentato a conclusione del Forum Rifiuti, conferma che obiettivi ambiziosi per ridurre al minimo la produzione di rifiuti e preservare i materiali sono possibili, e che per espandere su tutto il territorio nazionale le buone pratiche c’è la necessità di introdurre una tariffazione puntuale, uno stop agli inceneritori, un aumento dei costi in discarica e la costruzione di nuovi impianti di riciclo.

sfondone

Nel corso dell’ultima giornata della III Conferenza nazionale sui rifiuti (Roma, 21-23 giugno 2016), Legambiente  ha presentato il Rapporto “Comuni ricicloni 2016, realizzato con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e in collaborazione con ANCI, CONAI, Utilitalia, FISE-Assoambiente, CiAl, Comieco, CoRePla, CoReVe, Ricrea, Rilegno, CdC- RAEE, CIC e Assobioplastiche.
Quest’anno, come avevamo anticipato in occasione della diffusione del Bando per entrare nella rosa della gestione sostenibile dei rifiuti, non solo si doveva rispettare l'obiettivo di legge del 65% sulla raccolta differenziata, ma occorreva anche puntare sulla qualità dei rifiuti e sulle politiche di prevenzione. Per questo nelle graduatorie, suddivise su base regionale e per capoluoghi, sopra e sotto i 10mila abitanti, compaiono solo quei comuni ricicloni i cui cittadini hanno conferito nel contenitore del secco meno di 75 Kg all’anno di rifiuto non riciclabile

Sono risultate 525 le realtà che superano il 65% di raccolta differenziata e producono meno di 75 chilogrammi annui per abitante di rifiuto secco indifferenziato, con il Nord Italia al top con 413 comuni, seguita dal Sud (87) e il Centro (25). A livello di singole Regioni è il Veneto che guida la classifica con il 35% di comuni rifiuti free, seguito dal Friuli Venezia Giulia (29%), Trentino-Alto Adige (17%), Lombardia (14%), grazie soprattutto alla provincia di Mantova, e Campania (9%): tutte al di sopra della media nazionale del 7%.

Mancano solo Valle d’Aosta, Umbria, Puglia e Sicilia dove non ci sono comuni con alta percentuale di differenziata e bassa produzione di rifiuto secco residuo.

Tali risultati non sono casuali, bensì ottenuti con la responsabilizzazione dei cittadini attraverso la raccolta domiciliare, una comunicazione efficace e con politiche anche tariffarie che premiano il cittadino virtuoso. Non è un caso che dei 525 comuni Rifiuti free 255 hanno un sistema di tariffazione puntuale e 136 uno normalizzato.

Nel Rapporto, comunque, sono elencati tutti icomuni (1520) che, rispettando gli obiettivi stabiliti dal D.Lgs 152/06, hanno differenziato e avviato a riciclaggio almeno il 65% dei rifiuti prodotti.

I risultati emersi in questa nuova edizione del nostro Rapporto - ha dichiarato Rossella Muroni, Presidente nazionale di Legambiente - sono assolutamente incoraggianti. Quella dei Comuni ricicloni e soprattutto dei quelli Rifiuti free è una rivoluzione e una riforma anti-spreco che fa bene al Paese, perché dimostra che l’economia circolare è già in parte in atto e che un’Italia libera dai rifiuti è un sogno realizzabile. Abbiamo comuni virtuosi nella raccolta differenziata ed eccellenze che hanno quasi annullato la necessità di smaltimento di quasi tutti i rifiuti normalmente prodotti. Ora la vera scommessa è quella far diventare nei prossimi 3 anni tutta l’Italia 'Rifiuti free', traghettando i tanti comuni ricicloni verso la nuova sfida della riduzione del secco residuo da avviare in impianti di incenerimento e in discarica, per accompagnarli verso la rottamazione di questo sistema impiantistico che ha caratterizzato gli anni '90 e 2000. Per realizzare ciò oltre all’impegno delle amministrazioni e dei cittadini, è però importante che anche la politica faccia la sua parte attraverso l’introduzione di un sistema di tariffazione puntuale su larga scala, dicendo stop ai nuovi inceneritori e avviando una graduale dismissione a partire dagli impianti più obsoleti. Ed ancora replicando le buone pratiche su tutto il territorio e definendo un nuovo sistema di incentivi e disincentivi per far in modo che la prevenzione e il riciclo siano sempre più convenienti”.

Tra le storie segnalate nel Rapporto “Comuni Ricicloni” non poteva mancare l’Emilia Romagna con il sistema di penalità e premialità della nuova legge regionale, la città di Parma in prima linea nella tariffazione puntuale come Treviso e l’esperienza della raccolta porta a porta avviata a Catanzaro, in Calabria. Bene anche i capoluoghi del Nord come Belluno e Pordenone e le medie e le piccole città come: Empoli (50mila abitanti), Conegliano (TV) e Castelfranco Veneto (35mila abitanti), e poi Baronissi (SA), Cassano Magnago (VA), Suzzara (MN), Castelfidardo (AN), Monsummano Terme (PT), Fucecchio (FI), Certaldo (FI), Castelfiorentino (FI), Pergine Valsugana (TN), Feltre (BL), Vittorio Veneto (TV), Paese (TV), Montebelluna (TV), Oderzo (TV), Este (PD).

Oltre ai territori di eccellenza, ci sono anche le tante esperienze delle gestioni consortili che confermano ancora una volta la loro validità ed efficacia: praticamente tutti i Rifiuti Free, con pochissime eccezioni, fanno parte di un consorzio o di una comunità montana. A guidare la classifica dei Consorzi Rifiuti free al di sopra dei 100mila abitanti è il Consiglio di bacino Priula (Tv) che può vantare per i suoi 556mila abitanti quasi l’83% di differenziata a fronte di poco più di 50 kg/abitante/anno di secco residuo. Tra quelli al di sotto dei 100mila abitanti si distingue invece l’Amnu, in provincia di Trento, con quasi 43 kg/abitante/anno. Gran parte dei consorzi si trovano in Triveneto.

Ma per un’Italia Rifiuti free e per far vincere l’economia circolare - afferma Legambiente – serve ora l’ultimo sprint finale per far diventare queste buone pratiche uno standard su tutto il territorio nazionale a partire dalla diffusione su larga scala di un sistema di tariffazione puntuale”.

A tal fine Legambiente rilancia 6 delle 10 proposte contenute nel Manifesto Rifiuti free (le altre 4 sono diventate realtà) e torna a ribadire l’importanza di introdurre l’obbligo di tariffazione puntuale su tutto il territorio nazionale.

Anche se ad oggi ci sono stati diversi passi avanti, dal punto di vista normativo, come la recente legge sulle Agenzie ambientali, quella sugli ecoreati e il collegato ambientale, la legge della Regione Marche sul tributo speciale sullo smaltimento in discarica e quella della Regione Emilia Romagna verso rifiuti zero, per promuovere riciclo e prevenzione bisogna fare di più.

In particolare, secondo Legambiente, occorre:

1. utilizzare i proventi dell’ecotassa per politiche di prevenzione, riuso e riciclo;

2. premiare i comuni virtuosi e le popolazioni con sistema di tariffazione;

3. eliminare gli incentivi per il recupero energetico dai rifiuti;

4. completare la rete impiantistica italiana per il riciclaggio e il riuso dei rifiuti con gli impianti anaerobici e aerobici per trattare l’organico, quelli di riciclo di tutte le filiere e frazioni nelle regioni ancora sprovviste, i siti produttivi per la preparazione per il riutilizzo e tutte le innovazioni tecnologiche che sono in grado di recuperare materia dai rifiuti considerati fino a ieri irriciclabili, come ad esempio i pannolini usa e getta; 

5. “Chi inquina paga” ovvero lotta allo spreco e prevenzione della produzione di rifiuti

6. stop a qualsiasi commissariamento per l’emergenza rifiuti

 

Per l’Associazione ambientalista sono tutti obiettivi che si possono raggiungere e che l’Italia è in grado di fare, come dimostrano le numerose esperienze censite nel Rapporto e come ha recentemente colto il profilo nazionale del nostro Paese che accompagna la relazione dell’Agenzia Europea dell’Ambiente “More from less. Material resource efficiency in Europe” dove si può osservare che la produttività delle risorse dell’Italia è tra le più alte in Europa  “pur in assenza di una strategia specifica come pure di un piano di azione”.