Definito il Quadro Metodologico Comparativo e gli Orientamenti a corredo

efficienza energetica edifici

Il 26 aprile 2012 la Commissione UE ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia europea per inadeguato e non corretto recepimento nell’ordinamento nazionale della Direttiva 2002/91/CE sul Rendimento Energetico in Edilizia, attuato con il D.Lgs. 19 agosto 2005, n. 192 (G.U. n. 222 del 23 settembre 2005 - S.O. n.158).

Con tale Decreto, infatti, l’Italia aveva lasciato aperti spazi interpretativi che hanno impedito l’applicazione delle norme, tant’è che la Commissione aveva avviato già nel 2006 la procedura d’infrazione. Nonostante la lettera di messa in mora del novembre 2010 e il parere motivato del settembre 2011, le autorità italiane non hanno dato risposte in merito, costringendo la Commissione ad arrivare alla Corte di Giustizia con il rischio di pesanti sanzioni economiche per il nostro Paese.

Nel comunicato della Commissione si legge che “La normativa italiana non è conforme alle disposizioni relative agli attestati di rendimento energetico. Inoltre, le autorità italiane non hanno ancora comunicato le misure di attuazione relative alle ispezioni dei sistemi di condizionamento d’aria. La direttiva prevede che, in fase di costruzione, compravendita o locazione di un edificio, l’attestato di certificazione energetica sia messo a disposizione del proprietario o che questi lo metta a disposizione del futuro acquirente o locatario. Si tratta di un elemento essenziale in quanto permette di avere un quadro chiaro della qualità dell’edificio sotto il profilo del risparmio energetico e dei relativi costi. Tali attestati e le relative ispezioni devono essere rispettivamente compilati ed eseguite da esperti qualificati e/o accreditati. Attualmente, la direttiva italiana non prevede questo requisito per tutti gli edifici e comprende deroghe all’obbligo di certificazione da parte di un esperto che non sono previste nella direttiva”.

Nel frattempo la Direttiva sopra richiamata è stata abrogata dal 1° febbraio 2012 per effetto della rifusione avvenuta con la Direttiva 2010/31/CE (G.U.U.E. 18 giugno 2010) che si era resa necessaria a seguito della decisione di rendere vincolante l’obiettivo di migliorare l’efficienza energetica del 20% entro il 2020 (il 20-20-20 del pacchetto “Clima - Energia” approvato dal Parlamento europeo nel dicembre 2009). Con tale provvedimento si stabiliva che spetta agli Stati membri l’obbligo di adottare le misure necessarie affinché siano fissati i requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici e degli elementi edilizi.

Ora, con la pubblicazione (G.U.U.E. del 21 marzo 2012) del Regolamento Delegato (UE) n. 244/2012, a norma dell’Articolo 5 e degli Allegati I e III della Direttiva 2010/31, la Commissione ha definito il Quadro Metodologico Comparativo che gli Stati membri utilizzeranno.
Nell’Allegato I del Regolamento vengono specificate le norme per comparare le misure di efficienza energetica adottate dai diversi Governi, nonché le misure in materia di promozione delle fonti rinnovabili. Il quadro metodologico stabilisce pure le modalità di applicazione di tale norme a determinati edifici di riferimento (abitazioni monofamiliari; condomini di appartamenti e multifamiliari; edifici adibiti a uffici), al fine di identificare livelli ottimali in funzione dei costi dei requisiti minimi di prestazione energetica in vigore, che non debbono essere inferiori di più del 15% ai risultati dei calcoli di ottimalità dei costi adottati come riferimento nazionale.

Gli Stati membri integrano il quadro comparativo, determinando ai fini dei calcoli:
- il ciclo di vita economico stimato di un edificio e/o di un elemento edilizio;
- il tasso di sconto;
- i costi per vettori energetici, prodotti e sistemi, di manutenzione, di funzionamento e di personale;
- i fattori di energia primaria;
- l’evoluzione dei prezzi dell’energia da ipotizzare per tutti i vettori energetici, tenendo conto delle informazioni di cui all’Allegato II.

Gli Stati membri eseguono, inoltre un’analisi per determinare la sensibilità dei risultati del calcolo a cambiamenti dei parametri applicati, coprendo come minimo l’impatto di evoluzioni alternative dei prezzi dell’energia.
Calcolati i livelli dei requisiti ottimali in funzione dei costi, sia secondo una prospettiva macroeconomica sia secondo una prospettiva finanziaria, gli stessi decidono quale di queste debba diventare il riferimento nazionale. Al riguardo, la Commissione UE raccomanda agli Stati membri di vincolare gli incentivi fiscali e finanziari alla conformità con il risultato di ottimalità dei costi del medesimo edificio di riferimento.
Dopo aver confrontato le proprie norme nazionali con la metodologia comparativa tracciata dal Regolamento, gli Stati membri dovranno trasmettere a Bruxelles entro il 30 giugno 2012 una relazione dettagliata con tutti i dati utilizzati per il calcolo, con i relativi risultati (la procedura da seguire è indicata nell’Allegato III). Se i requisiti minimi vigenti risulteranno sensibilmente meno efficienti dei livelli ottimali, gli Stati dovranno giustificare tale differenza per iscritto alla Commissione e ridurre il divario.

Successivamente, come era stato preannunciato, la Commissione UE ha pubblicato gli Orientamenti a corredo del quadro metodologico comparativo per consentire agli Stati membri di adottare le misure necessarie ed in conformità all’Allegato III della Direttiva (GUUE C 115 del 19 aprile 2012). Per quanto si tratti di orientamenti non vincolanti (ad essere giuridicamente vincolante e direttamente applicabile negli Stati membri è il testo del regolamento) essi forniscono informazioni supplementari pertinenti e si basano su principi comunemente accettati per i calcoli dei costi prescritti nel contesto del Regolamento e per facilitarne l’applicazione.
A differenza del Regolamento, gli Orientamenti saranno riesaminati periodicamente, sia dagli Stati membri sia dalla Commissione, di pari passo con l’acquisizione di esperienza nell’applicazione del quadro metodologico.

Il documento chiarisce alcune definizioni di cui all’articolo 2 del Regolamento, in particolare su:
- costi globali, da cui è escluso il costo dei terreni, anche se uno Stato membro che lo desideri può decidere che i costi dell’investimento iniziale, e di conseguenza i costi globali, tengano conto del costo della metratura utile necessaria per applicare una certa misura, introducendo di fatto una graduatoria delle misure in funzione dello spazio occupato, come pure altri costi esterni (quali i costi ambientali o per la salute) e alla tariffazione del carbonio; 
- energia primaria per un edificio, intesa come l’energia utilizzata per produrre l’energia fornita all’edificio, in cui rientrano sia l’energia da fonti rinnovabili sia quella da fonti non rinnovabili;
- misure di efficienza energetica, che possono essere costituite da una misura o da un pacchetto di misure quale variante di un edificio (una serie completa di misure/ pacchetti necessari per l’approvvigionamento energetico efficiente di un edificio e comprendente misure sull’involucro dell’edificio, sulle tecniche passive, sui sistemi edilizi e/o sulle misure basate sull’energia da fonti rinnovabili).
- costi energetici, che includono tutti i costi per i consumi di energia di cui alla direttiva 2010/31/UE associati a tutti gli usi normali negli edifici, escludendo l’energia usata per gli elettrodomestici (e il loro costo), benché gli Stati membri siano liberi di inserire gli elettrodomestici nell’applicazione del Regolamento a livello nazionale.

In merito alla definizione degli edifici di riferimento, cui gli Stati membri sono tenuti, ai fini della metodologia di calcolo del livello ottimale in funzione dei costi, a riflettere quanto più accuratamente possibile sull’effettivo parco immobiliare normale e medio nazionale, affinché la metodologia di calcolo fornisca risultati rappresentativi. Si raccomanda, quindi, che gli edifici di riferimento siano definiti con una delle seguenti modalità:
1) selezione di un esempio reale rappresentativo dell’edificio più diffuso all’interno di una data categoria (tipo di utilizzo con caratteristiche occupative di riferimento, superficie, compattezza dell’edificio, espressa come rapporto superficie/ volume dell’involucro, struttura dell’involucro dell’edificio con il corrispondente valore U, sistemi di servizi tecnici e vettori energetici con il rispettivo consumo della quota di energia);
2) creazione di un “edificio virtuale” che, per ciascun parametro pertinente (cfr. Direttiva 2006/32/CE relativa all’Efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici), includa i materiali e sistemi di uso più comune.

La scelta tra le opzioni di cui sopra dovrebbe essere fatta sulla base di indagini, disponibilità di dati statistici, ecc. È possibile utilizzare metodologie diverse a seconda del tipo di categorie di edifici. Gli Stati membri dovrebbero comunicare in che modo è stata scelta la categoria di edifici di riferimento (cfr. anche il punto 1.4 del modello di relazione di cui all’Allegato III del Regolamento). Ai fini del calcolo del livello ottimale in funzione dei costi gli Stati membri sono liberi di utilizzare e adattare i cataloghi e le banche dati esistenti degli edifici di riferimento.

Inoltre, la Commissione UE si pronuncia pure su:
- Identificazione delle misure di efficienza energetica, delle misure basate sull’energia da fonti rinnovabili o dei pacchetti/varianti di tali misure per ciascun edificio di riferimento;
- Calcolo del costo globale in termini di valore attuale netto per ciascun edificio di riferimento;
- Derivazione di un livello ottimale in funzione dei costi della prestazione energetica per ciascun edificio di riferimento;
- Analisi di sensibilità, intesa come pratica corrente delle valutazioni ex ante quando i risultati sono in funzione di ipotesi su parametri fondamentali il cui andamento futuro può avere un impatto significativo sul risultato finale;
- Stima dell’evoluzione dei prezzi dell’energia nel lungo periodo, come indicato nell’Allegato II del Regolamento, di cui gli Stati membri debbono tener conto quando determinano i costi dei vettori energetici ai fini del calcolo dei livelli ottimali in funzione dei costi.