La "Commissione Bratti" ha presentato la relazione sulle attività svolte dalla sua istituzione (9 settembre 2014) al 30 giugno 2017, impostata su un sistema di accountability e di reporting al fine di rendicontare le attività realizzate, i risultati conseguiti, dando evidenza del proprio operato e degli effetti generati dalla propria attività, in relazione alle finalità e alle funzioni attribuite dalla Legge istitutiva.

La carenza di informazioni sulle attività svolte dalle Commissioni di inchiesta parlamentari costituisce una lacuna che contribuisce ad indebolire la partecipazione dei cittadini alla vita politica, con conseguente distacco dalle istituzioni. A scongiurare tali rischi basterebbe rendicontare l'attività per valutarne l'efficacia, come ha fatto la Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, presieduta dall'On. Alessandro Bratti che ha presentato il 12 settembre 2017 a Montecitorio della Relazione "L'inchiesta tra dati e risultati. Rendiconto sull'attività svolta dal 9 settembre 2014 al 30 giugno 2017.

Alla presentazione sono intervenuti, tra gli altri: Pietro Grasso, Presidente del Senato della Repubblica; Marina Sereni, Vicepresidente della Camera dei Deputati; Maria Elena Boschi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri; Luciano Violante, Presidente emerito della Camera dei Deputati; Gaetano Pecorella, già Presidente della Commissione d'inchiesta; Raffaele Cantone, Presidente Anac; Enrico Giovannini, Ordinario di statistica economica Università Tor Vergata e Portavoce dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS); Vittorio Alvino, Presidente dell'Associazione OpenPolis.

Composta da 15 Senatori e 15 Deputati di tutti i gruppi parlamentari, la Commissione viene istituita con una Legge nel corso di ogni legislatura, perché non indaga su fatti specifici, bensì su un fenomeno perdurante, che ne specifica i compiti. Rispetto al passato, la Legge 7 gennaio 2014, n. 1 ne ha esteso l'ambito di indagine oltre agli illeciti sui rifiuti, alla depurazione delle acque.

In particolare, secondo quanto previsto dall'Art. 1, la Commissione ha il compito di:

a) svolgere indagini atte a fare luce sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, sulle organizzazioni in esse coinvolte o ad esse comunque collegate, sui loro assetti societari e sul ruolo svolto dalla criminalità organizzata, con specifico riferimento alle associazioni di cui agli articoli 416 e 416-bis del codice penale;

b) individuare le connessioni tra le attività illecite nel settore dei rifiuti e altre attività economiche, con particolare riguardo al traffico dei rifiuti all'interno dei territori comunali e provinciali, tra le diverse regioni del Paese e verso altre nazioni;

c) individuare le specifiche attività illecite connesse al traffico illecito transfrontaliero dei rifiuti, con particolare riferimento a quelle concernenti i rifiuti, anche pericolosi, in partenza dai porti marittimi con destinazioni estere e, contestualmente, svolgere indagini, in collaborazione con le autorità di inchiesta dei Paesi destinatari dei rifiuti, per individuare attività volte a immettere nel mercato nazionale beni e prodotti, realizzati attraverso processi di riciclo di materie prime secondarie ottenute dai rifiuti, che non rispondono alle caratteristiche merceologiche e sanitarie previste dalla normativa nazionale;

d) verificare l'eventuale sussistenza di comportamenti illeciti da parte della pubblica amministrazione centrale e periferica e dei soggetti pubblici o privati operanti nella gestione del ciclo dei rifiuti, anche in riferimento alle modalità di gestione dei servizi di smaltimento da parte degli enti locali e ai relativi sistemi di affidamento;

e) verificare l'eventuale sussistenza di attività illecite elative i siti inquinati nel territorio nazionale e alle attività di bonifica, nonché alla gestione dei rifiuti;

f) verificare la sussistenza di attività illecite relative alla gestione degli impianti di depurazione delle acque nonché alla gestione dello smaltimento dei fanghi e dei reflui provenienti da tali impianti;

g) verificare la corretta attuazione della normativa vigente in materia d gestione dei rifiuti pericolosi e della loro puntuale e precisa caratterizzazione e classificazione e svolgere indagini atte ad accertare eventuali attività illecite connesse a tale gestione.

La Commissione riferisce alle Camere annualmente con singole relazioni o con relazioni generali e ogni qualvolta ne ravvisi la necessità e comunque al termine dei suoi lavori.
La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria.

La Commissione non può adottare provvedimenti attinenti alla libertà e alla segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione nonché alla libertà personale, fatto salvo l'accompagnamento coattivo di cui all'articolo 133 del codice di procedura penale.

La Relazione presentata dal Presidente Bratti rappresenta, come anticipato in premessa, un documento innovativo di "accountability" che, oltre a riportare sotto un profilo quantitativo i lavori svolti dalla Commissione, contiene elementi di valutazione sulla efficacia dell'attività compiuta su situazioni particolarmente problematiche nelle diverse zone del Paese, illustrandone i risultati raggiunti anche tramite la valutazione dell'impatto prodotto sulle attività parlamentari. Al contempo, è stato l'occasione per riflettere sul mutato ruolo nell'ordinamento costituzionale delle Commissioni d'inchiesta, sempre più orientate a indagare su fenomeni in evoluzione che su fatti circoscritti.

Dal documento emergonoi principali filoni di indagine che sono stati seguiti nei circa tre anni di lavoro svolto hanno riguardato lo Stato di avanzamento delle bonifiche nei Siti di interesse nazionale (SIN), il quadrilatero della chimica del Nord, il traffico transfrontaliero dei rifiuti.
- Per i SIN, il lavoro della Commissione ha interessato, tra gli altri, quelli di Bussi sul Tirino (Abruzzo), di Casale Monferrato (Piemonte), di Cengio-Saliceto e di Cogoleto (Liguria), di Porto Marghera (Veneto), di Trieste e di Grado e Marano (Friuli Venezia-Giulia), dei Laghi di Mantova e polo chimico (Lombardia), del Basso bacino del fiume Chienti (Marche), della Valle del Sacco (Lazio), di Taranto, di Brindisi, di Manfredonia e di Bari (Puglia), di Piombino, di Orbetello, di Livorno e di Massa (in Toscana), di Bagnoli e di Napoli orientale (Campania), nonché di Sesto San Giovanni, di Pioltello e Rodano e di Broni (Lombardia), presso i quali sono stati effettuati sopralluoghi e incontri con rappresentanti delle comunità locali e soggetti attuatori delle bonifiche.
Si è inoltre predisposta una relazione che tenesse conto delle problematiche relative alle bonifiche dei poli chimici: il "Quadrilatero del Nord" (Venezia-Porto Marghera, Mantova, Ferrara, Ravenna).

Analoga attenzione è stata rivolta, sempre relativamente al tema delle bonifiche, ai siti ospitanti l'azienda chimica Caffaro, per cui è imminente la presentazione di una relazione.

Un ulteriore contributo molto importante e dettagliato è stato fornito per una vicenda tuttora aperta, che ha riguardato l'inquinamento delle acque di falda in una zona ampia del Veneto a causa della presenza di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS).

Con riguardo alla Puglia, una particolare attenzione è stata dedicata alla vicenda della bonifica del SIN di Taranto, legata alla presenza degli stabilimenti dell'ILVA, ma anche alla situazione del deposito di rifiuti di Statte.

- Il traffico transfrontaliero dei rifiuti ha ampliato il raggio di azione della Commissione ben oltre i confini nazionali, con missioni di studio svolte in Spagna, in Portogallo, in Germania, in Olanda, in Slovenia, in Belgio, in Francia, in Portogallo, in Romania, nonché a Taiwan.

- Sullo stato di avanzamento del Decomissioning delle centrali nucleari italiane è stata prodotta una nuova che vengono prelazione e sulla gestione dei rifiuti radioattivi, la Commissione ha avviato un'indagine specifica sulla tematica, in particolare per i rifiuti prodotti in Italia nelle attività sanitarie, al fine di acquisire dati attendibili sui loro flussi e verificare le dinamiche in essere. A tal fine la Commissione ha predisposto un apposito questionario che è stato sottoposto a tutti gli operatori sanitari che impiegano materie radioattive per diagnosi o per terapia, e che sono quindi suscettibili di produrre tali rifiuti.

- In merito al mercato del riciclo, la Commissione ha sviluppato un confronto di ampio respiro, con l'audizione dei maggiori consorzi nazionali, obbligatori e non, al fine di approfondire i temi delle verifiche e dei controlli effettuati sulla governance delle strutture, sul rispetto dei requisiti minimi dei sistemi collettivi, delle modalità del controllo e della verifica sul raggiungimento degli obiettivi di raccolta, della qualità del trattamento dei rifiuti, delle tipologie di verifiche effettuati sui bilanci e sui dati economici comunicati dall'autorità di controllo, nonché sull'esistenza di criticità nella filiera, in conseguenza delle quali avviene una fuoriuscita di rifiuti eventuali dal circuito del Consorzio.
"Il tema del riciclo è il tema di un'attività virtuosa - ha chiosato il Presidente Bratti - Siccome ora è un business vantaggioso, allora è appetito da soggetti, imprenditori e organizzazioni malavitose che prima non se ne occupavano perché era un costo ora sì, perché c'è un guadagno e dunque interesse".

- Sugli impianti di depurazione delle acque e sul trattamento dei fanghi, nonché sullo stato dei relativi impianti, la Commissione ha promosso un'intensa opera di raccolta dati al fine di pervenire ad una mappatura esaustiva degli impianti esistenti, con l'indicazione delle principali criticità esistenti in termini di gestione e funzionamento.
- Un altro filone di indagine è stato quello sulle cosiddette navi a perdere, tematica risalente ma sulla quale permangono ancora molti punti da chiarire, riguardo alla quale la Commissione ha disposto la desecretazione di molti atti acquisiti nel corso delle trascorse legislature e promosso una serie di attività di verifica che hanno riguardato anche importanti vicende irrisolte come il "caso Alpi".

- La Commissione ha altresì concentrato la propria attenzione su alcune questioni sensibili, a partire da quella dei danni erariali relativi all'ambiente, a proposito dei quali nella giurisprudenza recente della Corte dei Conti si evidenzia il riconoscimento di responsabilità per violazioni della normativa in materia di raccolta differenziata dei rifiuti, nonché per disorganizzazione, insufficienza o interruzione dei servizi di raccolta dei rifiuti.

- Un particolare focus, tra i tanti temi trattati, è stato poi riservato dalla Commissione alle procedure di infrazione dell'Unione europea in materia di gestione dei rifiuti, dei siti contaminati da amianto, dell'evasione della tassa sui rifiuti.

- La Commissione ha avviato una prima verifica sullo stato di attuazione della Legge 68/2015 "Disposizioni in materia di delitti contro l'ambiente sui delitti ambientali", valutando la possibilità di successivi interventi correttivi a seguito di una prima fase di consolidamento della nuova normativa introdotta, verificando la possibilità concreta di applicazione delle nuove norme e l'esistenza di criticità di ordine pratico e organizzativo.

- L'analisi territoriale del ciclo dei rifiuti (Sicilia, Liguria, Veneto, Lazio, Campania e Toscana). Sul fronte degli approfondimenti territoriali, invece, l'attività di inchiesta della Commissione si è svolta individuando una serie di regioni che, in considerazione della loro pregressa storia industriale, della particolare orografia, della carenza di iniziative volte alla risoluzione di situazioni emergenziali o di criticità collegate alla gestione del ciclo dei rifiuti, nonché per la presenza sul territorio di interessi da parte della criminalità organizzata rispetto a tale business, sono state oggetto di particolare attenzione mediante lo svolgimento di missioni in loco, di audizioni di rappresentanti delle comunità locali presso le sedi prefettizie, di incontri informali con soggetti portatori di interessi o più semplicemente informati sui fatti oggetto di inchiesta.

"Abbiamo dato un'interpretazione che va oltre la tipica attività di denuncia di una commissione d'inchiesta - ha osservato il Presidente Bratti - cercando anche di supportare l'attività del legislatore e incrementando la capacità di ascolto dei soggetti non istituzionali".

Nel complesso la Commissione ha effettuato 285 ore di riunioni in sede, 54 missioni, ha organizzato 15 convegni, acquisito 4.371 documenti, di cui 340 segreti e riservati, per un totale di 418.160 pagine.
In sede sono state svolte numerose audizioni, che hanno coinvolto i principali soggetti interessati alle tematiche trattate, dal Ministro dell'Ambiente al Presidente dell'Autorità anticorruzione, da vari rappresentanti della magistratura e delle forze dell'ordine ai vertici delle imprese e delle associazioni di categoria. Durante le missioni, che hanno interessato varie zone d'Italia, sono state effettuate 35 audizioni, di cui sono disponibili i resoconti sommari e stenografici, sentendo decine di soggetti: Prefetture, Procure, Enti locali, Forze di polizia, Agenzie ambientali, Imprese, Sindacati, Associazioni e Comitati, ecc.
Sono state prodotte 12 relazioni, già approvate e pubblicate, ed altre 7 sono in corso di predisposizione, sui principali temi di indagine seguiti.