L'Agenzia Europea dell'Ambiente chiede di armonizzare e intensificare le attività di ispezione per i movimenti dei rifiuti.

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L’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) ha pubblicato il 6 novembre 2012 una relazione che illustra i movimenti dei rifiuti pericolosi e di alcuni non pericolosi tra le frontiere dei Paesi UE e fuori dei confini comunitari, che analizza i flussi di esportazione ed importazione dei rifiuti e le spinte che stanno dietro.

In “Movements of waste across the EU’s internal and external borders”, l’AEA afferma che le politiche dei rifiuti sempre più rigorose e armonizzate nell’UE hanno indotto alcuni Paesi a trasportare sempre più i materiali da rifiuti altrove, specie se non hanno le strutture in grado di riciclare o smaltire particolari tipologie di rifiuti. Ci sono, poi, le crescenti esigenze di materiali riciclabili, sia all’interno che all’esterno dell’UE, in particolare da parte delle economie asiatiche in forte espansione.
Mentre il commercio di rifiuti pericolosi è cresciuto tra il 2001 e il 2007, i quantitativi spediti sono diminuiti nel 2008 e nel 2009, probabilmente a causa della crisi economica, secondo quanto si afferma nella relazione, mentre le esportazioni di rifiuti plastici e metallici hanno ripreso a crescere dopo la crisi economica e hanno superato nel 2011 i livelli precedenti il 2009.

L’AEA prevede che il commercio internazionale di materiali riciclabili continuerà a crescere, guidato più che dal riciclaggio, dalla crescente concorrenza globale per le risorse e dall’aumento di consapevolezza del valore dei rifiuti. Anche il commercio dei rifiuti pericolosi sarà in aumento, quantunque il driver in questo caso sarà costituito dalla necessità di trattare i rifiuti in impianti specifici che non sono disponibili in tutti i Paesi.
Nel complesso, l’UE dovrebbe compiere maggiori sforzi in materia di prevenzione dei rifiuti, al fine di diventare più efficiente nell’uso delle risorse, elemento chiave della Strategia Europa 2020 per la crescita dell’Unione europea.
Non casualmente nel Rapporto c’è una forte sollecitazione ad adottare une tecnologie e modelli imprenditoriali che generino meno rifiuti o che essi siano meno pericolosi.
“I Paesi europei sta esportando più rifiuti che mai - ha affermato il Direttore esecutivo dell’Agenzia, Jacqueline McGlade - Il commercio dei rifiuti non pericolosi può essere visto come ampiamente positivo qualora, come materiale da recuperare, sia trasportato in luoghi dove può essere meglio utilizzato. Tuttavia, non dobbiamo perdere di vista il quadro generale - in continua riduzione delle risorse - di un mondo con limiti, l’Europa in primo luogo deve ridurre drasticamente la quantità di rifiuti che genera”.

Di seguito riportiamo gli highlights del Rapporto.

Rifiuti non pericolosi
• Le esportazioni di rifiuti di ferro e acciaio e rame, alluminio e nickel da parte degli Stati membri è raddoppiato tra il 1999 e il 2011, mentre le esportazioni di rifiuti di metalli preziosi si è triplicato e quelle di materie plastiche si è quintuplicato.
• L’aumento dei volumi delle esportazioni e l’aumento dei prezzi sta contribuendo alla crescente importanza economica delle esportazioni dei rifiuti. Il valore delle esportazioni di rottami di ferro e acciaio fuori dell’Unione europea è aumentato di otto volte tra il 1999 e il 2011, pari a 18 miliardi di euro. Le esportazioni dei rottami di rame, alluminio e nichel è aumentato di sei volte e degli scarti di metalli preziosi sono aumentate di un fattore pari a 15. Il valore delle esportazioni annuali verso l’Asia è cresciuto a un ritmo ancora maggiore.
• Il commercio di rifiuti di legno è aumentato vertiginosamente. Dal 2003, le importazioni nell’Unione europea di legname di scarto hanno superato le esportazioni, essenzialmente dovute alla grande richiesta di pannelli di truciolato. Un altro driver di tale domanda è la produzione di energia da biomassa solida, in crescita di oltre il 50% tra il 1995 e il 2008.
• Il trasporto di rifiuti non pericolosi destinati al riciclaggio se può avere effetti positivi sull’ambiente in generale, il trasporto dei materiali provoca ulteriori danni ambientali, quali le emissioni di gas a effetto serra, effetti che sono tuttavia molto meno impattanti della lavorazione di materiali vergini.

Rifiuti pericolosi ed elettronici
• Le esportazioni dei rifiuti pericolosi, che possono risultare esplosivi, infiammabili, irritativi, tossici o corrosivi, è cresciuto del 131% nel periodo 2000-2009, mentre la quantità di rifiuti pericolosi prodotti nella UE è aumentato del 28% nello stesso periodo. I flussi di rifiuti pericolosi all’interno dei Paesi dell’UE, da altri Paesi europei e anche al di fuori dell’UE, sono quasi triplicati tra il 2001 e il 2009, raggiungendo 8,9 milioni di tonnellate (Mt).
• I rifiuti pericolosi possono includere la cenere volatile da inceneritori, il suolo contaminato, le batterie al piombo, gli oli minerali usati e altre sostanze chimiche. Le esportazioni dei rifiuti più pericolosi avvengono all’interno dell’UE, dirette nei Paesi confinanti. Il più grande importatore di questi materiali nel 2009 è stata la Germania (3 Mt), mentre il più grande esportatore sono stati i Paesi Bassi (2,8 milioni di tonnellate). La maggior parte di questi materiali viene riciclato o utilizzato come carburante, sebbene una parte venga alfine conferita in discarica.
• La spedizione di rifiuti pericolosi da parte degli Stati membri dell’UE verso Paesi che non sono membri dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), secondo la legislazione comunitaria è illegale. Vecchi computer, elettrodomestici e altre apparecchiature elettroniche devono essere raccolti separatamente.
• Tuttavia, una grande quantità di prodotti elettrici sono spediti fuori dell’UE verso l’Africa occidentale e in Asia, gran parte dei quali, falsamente classificati come ‘beni usati’, anche se in realtà non sono funzionanti. Il Rapporto stima che tali scambi siano pari a 250.000 tonnellate ogni anno, ma forse sono molto di più. Queste merci possono essere successivamente trattati in condizioni pericolose e inefficienti, danneggiando la salute delle popolazioni locali e l’ambiente.
• Il commercio illegale di rifiuti sembra essere in aumento, dice l’AEA, sottolineando che l’Unione europea deve intensificare e armonizzare le attività di ispezione in tutta l’UE per combatterlo.