Un’organizzazione di Ingegneri Meccanici mette in evidenza che non possiamo più permetterci sprechi alimentari.

cibo-sprecato

Un nuovo Rapporto rilasciato il 10 gennaio 2013 dall’Institution of Mechanical Engineers (IMechE), un’organizzazione indipendente, fondata nel 1847 in Inghilterra e di cui George Stephenson fu il primo Presidente, che riunisce oltre 100.000 ingegneri meccanici di 139 Paesi, ha appurato che non più del 50% di tutto il cibo prodotto nel mondo raggiunge uno stomaco umano, a causa di problemi diversi, dall’inadeguatezza delle infrastrutture e degli impianti di stoccaggio alle date di scadenza dei prodotti in vendita eccessivamente rigorose, dalle offerte ”prendi due paghi uno” ai consumatori esigenti che richiedono prodotti alimentari esteticamente perfetti.
Con le previsioni delle Nazioni Unite che ci indicano come entro la fine del secolo potremmo trovarci con 3 miliardi di individui in più da sfamare e una crescente pressione sulle risorse necessarie per produrre cibo, compresi i terreni, acqua ed energia, l'Istituto chiede di intervenire con urgenza per affrontare la questione dei rifiuti alimentari.

Dal Rapporto “Global Food; Waste Not, Want Not” emerge che:
• tra il 30% e il 50% (1,2 miliardi di tonnellate) di cibo prodotte in tutto il mondo ogni anno non viene consumato; 
• fino al 30% delle colture orticole nel Regno Unito non viene raccolto a causa del loro aspetto non corrispondente alle esigenze dei consumatori, mentre fino alla metà del cibo acquistato in Europa e negli Stati Uniti viene gettato via;
• circa 550 miliardi di m3 di acqua viene consumata a livello globale per far crescere colture che non raggiungeranno mai i consumatori;
• ci vogliono da 20 alle 50 volte la quantità di acqua per produrre 1 kg di carne rispetto ad 1 kg di ortaggi;
• la domanda di acqua nella produzione alimentare potrebbe raggiungere 10.000-13.000 miliardi di m3 all'anno entro il 2050, equivalente da 2,5 a 3,5 volte del consumo attuale di acqua, che potrebbe provocare carenze idriche molto pericolose in tutto il mondo;
• c’ è la possibilità di fornire il 60-100% in più di cibo, eliminando perdite e sprechi e preservando, al contempo, risorse energetiche, idriche e del suolo.

“La quantità di cibo che viene sprecato e perduto in tutto il mondo, è sconcertante – ha dichiarato Tim Fox, a Capo della Direzione Energia e Ambiente dell’IMechE - Questo cibo potrebbe essere utilizzato per alimentare la crescente popolazione mondiale, oltre che sfamare quella denutrita di oggi. Sussiste pure un inutile spreco di risorse che sono state utilizzate per produrre, trasformare e distribuire gli alimenti. Poiché le risorse sono sempre più sotto pressione per le sempre più forti esigenze umane, gli ingegneri hanno un ruolo cruciale da svolgere nel prevenire la perdita di rifiuti alimentari e di sviluppo di metodi più efficienti di coltivazione, trasporto e conservazione degli alimenti. Ma perché questo accada i Governi, le Agenzie per lo sviluppo e le Organizzazioni, come le Nazioni Unite, devono lavorare insieme per aiutare le persone a cambiare mentalità in materia di rifiuti e a scoraggiare gli sprechi da parte di agricoltori, produttori di generi alimentari, supermercati e consumatori”.
Entro il 2075 l’ONU prevede che la popolazione mondiale dovrebbe crescere fino a circa 9,5 miliardi di individui, con la conseguente necessità di produrre più cibo in un mondo con risorse sottoposte a pressioni concorrenti, in particolare, alla luce degli impatti causati dal riscaldamento globale e dalla crescente popolarità di mangiare carne, abitudine questa che necessita di risorse di circa 10 volte più della produzione di alimenti come riso o patate.
Come-sfamare-9-miliardi-di-individui
Il mondo produce circa 4 miliardi di tonnellate di cibo all’anno, ma spreca quasi la metà di questi alimenti attraverso pratiche e infrastrutture inadeguate. Con il miglioramento dei processi e delle infrastrutture, nonché del cambiamento di mentalità dei consumatori, avremmo la possibilità di produrre cibo del 60-100% in più per sfamare la crescente popolazione mondiale.
Il Rapporto raccomanda, inoltre, che:
1. La FAO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) collabori con la comunità internazionale di ingegneria per garantire che i Governi dei Paesi sviluppati approntino programmi di trasferimento delle conoscenze in ingegneria, del know-how di progettazione e della tecnologia adatta ai “nuovi” Paesi in via di sviluppo, per contribuire a migliorare la produzione dei raccolti e la gestione della produzione alimentare post-raccolti.
2. I Governi dei Paesi a rapido sviluppo facciano propria la necessità di ridurre al minimo la produzione di rifiuti, pensandoci nella fase di progettazione e costruzione delle infrastrutture di trasporto e di stoccaggio.
3. I Governi dei Paesi sviluppati definiscano ed attuino politiche in grado di cambiare le richieste dei consumatori, di scoraggiare i rivenditori da pratiche dispendiose che producono rifiuti alimentari sulla base delle caratteristiche esterne dei prodotti e sprechi domestici a causa di un eccessivo acquisto da parte dei consumatori. 

(Approfondimenti sul numero 1-2, gennaio-febbraio 2013 di Regioni&Ambiente).