Come ridurre i quantitativi avviati alle discariche

Come ridurre i quantitativi avviati alle discariche

Il rischio di rendere legale quel che le ecomafie hanno già fatto

spittelau impianto trattamento termico

Il 12 aprile 2012 sono stati presentati contemporaneamente a Roma due Ricerche aventi per tema il Recupero energetico dei Rifiuti Urbani, entrambe volte a sottolineare che, seppure non prioritario rispetto al recupero di materia, è un’attività sostenibile in termini di gestione dei rifiuti, che consente di produrre energia, risparmiando combustibili fossili, e associa anche benefici ambientali, riducendo la quantità di rifiuti da avviare alle discariche.

Si è trattato rispettivamente:
- del 3° Rapporto sul recupero energetico da rifiuti urbani in Italia ad opera dell’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e di FederAmbiente (Federazione Italiana Servizi Pubblici Igiene Ambientale), che fornisce una fotografia aggiornata e dinamica del sistema industriale di valorizzazione energetica dei rifiuti urbani nel nostro Paese;
- dello Studio Potenzialità e benefici dall’impiego dei combustibili solidi secondari (CSS) nell’industria, realizzato da Nomisma Energia e commissionato dall’AITEC (Associazione Italiana Tecnico Economica Cemento), che offre i dati sulle potenzialità dei Combustibili Solidi Secondari (CSS), derivati dai rifiuti urbani (RU), utilizzati negli impianti di produzione del cemento, in parziale sostituzione dei tradizionali combustibili, diversi dai Combustibili da Rifiuti (CdR).

Il Rapporto ENEA-FederAmbiente mostra una tendenza in continua evoluzione e crescita del sistema impiantistico di recupero energetico che è in linea, se non addirittura all’avanguardia, con le realtà più avanzate a livello europeo, in particolar modo per ciò che concerne le tecniche adottate e le prestazioni conseguite in campo ambientale. La ricerca ha effettuato un’analisi dei dati tecnici di progetto ed esercizio caratteristici dell’impiantistica nazionale, fornendo informazioni puntuali in merito alla gestione dei rifiuti urbani e mettendo in luce l’evoluzione del settore nel breve periodo, sia in termini di dotazione e caratteristiche del parco impiantistico, sia di nuove tecnologie o tecniche via via adottate.

L’analisi dei dati sulla gestione dei rifiuti urbani nei 27 Paesi dell’Unione più Svizzera, Norvegia e Islanda mostra che l’Italia, con 541,3 kg/anno pro capite, si colloca lievemente al di sopra della media europea, che è pari a 512,3 kg. A livello comunitario il 40% dei rifiuti viene riciclato o compostato, il 20% è avviato a incenerimento e il 37% viene smaltito in discarica. Le differenze tra Paese e Paese sono molto ampie: in Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca, Belgio e Svezia prevalgono il riciclaggio e il recupero d’energia, con un ricorso alla discarica che va dallo 0,3% della Germania al 5,1% del Belgio, mentre all’opposto Bulgaria, Lettonia, Lituania e Malta avviano a discarica oltre il 90% dei loro rifiuti.
L’Italia, con il 49,1%, si colloca nettamente al di sopra della media UE (37,3%). Fuori dell’Unione, la Svizzera ha già centrato l’obiettivo della completa abolizione della discarica. Complessivamente nei 30 Paesi esaminati esistono 446 impianti d’incenerimento dei rifiuti urbani (398 nell’UE27) che nel 2009 hanno trattato 69,7 milioni di tonnellate (65,1 nell’UE27).

Al 31 dicembre 2010 c’erano in Italia 53 impianti d’incenerimento dei rifiuti urbani (50 dei quali effettivamente operativi nel corso del 2010), dotati di 102 linee e di una capacità complessiva di trattamento pari a 7.123.316 tonnellate/anno (21.693 tonnellate/giorno), con una capacità termica di 2.925 MW e una potenza elettrica installata di 783 MW.
In particolare, 3 impianti sono in grado di trattare meno di 100 tonnellate/giorno, 24 si collocano fra 100 e 300 tonnellate giorno, 17 fra 300 e 600 e solo 6 (che però rappresentano da soli il 39,7% della capacità complessiva) superano le 600 tonnellate/giorno. Solo 2 impianti (a Rufina, in provincia di Firenze, e Messina) su 53 si limitano a bruciare i rifiuti senza recuperare energia, ma per ambedue è prevista la trasformazione in termovalorizzatori. Sono collocati nelle regioni del Nord 29 impianti (con 59 linee), in quelle del Centro, 15 (23 linee) e in quelle del Sud e Isole, 9 (20 linee). Complessivamente, nel corso del 2009 è stato inviato a incenerimento il 12,7% dei rifiuti urbani raccolti in Italia.

Relativamente alle tipologie degli impianti, i combustori a griglia sono il tipo di gran lunga più diffuso (82,3% della capacità di trattamento complessiva, seguiti dal letto fluido (14,8%), dal tamburo rotante (1,8%) e dal gassificatore (1,2%). Le principali tecniche impiegate - singolarmente o in combinazione tra loro - per la rimozione degli inquinanti sono: la depolverazione (filtri elettrostatici, filtri a maniche, cicloni); la rimozione dei gas acidi (sistemi “a secco”, “a semisecco”, “a umido”); rimozione degli ossidi d’azoto (azione selettiva catalitica o non catalitica). Rispetto alle precedenti edizioni del Rapporto le sezioni trattamento fumi degli impianti hanno subito una sensibile evoluzione.

Il 47,8% dei rifiuti trattati è rappresentato da rifiuti urbani indifferenziati; il 34,2% da frazione secca e CDR (combustibile derivato dai rifiuti); il 18,0% da rifiuti speciali e sanitari.
Dal 2004 al 2010 la produzione di elettricità dei termovalorizzatori è passata da 2.436 a 3.887 GWh; nello stesso periodo la produzione di energia termica è cresciuta da 560 a 1.212 GWh. La produzione di scorie nel 2010 è stimata intorno a 963.000 tonnellate, alle quali vanno aggiunte circa 306.000 tonnellate di residui del trattamento dei fumi. Il 29,3% delle scorie è stato avviato a recupero, mentre il restante 70,7% è stato smaltito.
Entro il 2014 è previsto un significativo incremento della capacità complessiva di trattamento e del relativo recupero energetico, per effetto della ristrutturazione e l’ampliamento di alcuni impianti, in particolare Modena, Roma e S. Vittore (FR), e la costruzione di nuovi impianti (Torino, Bolzano, Parma, Albano, Manfredonia, Modugno, Gioia Tauro).

Non meno interessante e ricca di indicazioni risulta la Ricerca effettuata da Nomisma Energia, secondo la quale ogni anno finiscono in discarica potenziali combustibili per un potere calorico pari a circa 3,7 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio (Tep), per un valore, ai prezzi attuali, di 2,5 miliardi di euro.
Si tratta di rifiuti urbani che se venissero bruciati, quando possibile in base alle sue caratteristiche, in impianti industriali come centrali elettriche, termovalorizzatori e cementifici potrebbero portare un risparmio annuo di 140 euro pro capite sulla bolletta a carico del contribuente, alla creazione di oltre 10.700 posti di lavoro solo e alla riduzione di circa 8 milioni di tonnellate di CO2 di emissioni in atmosfera. Nel sacchetto medio che viene depositato nel cassonetto in strada, infatti, sono contenute 2.200 kilocalorie, pari ad oltre un litro di benzina.

Stando alla Ricerca, in Italia si producono ogni anno oltre 32 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, 21 milioni delle quali di indifferenziati: “Una prassi insostenibile oggi più che mai - si segnala nello studio - sia per i danni ambientali che per gli sprechi economici” che derivano dal ricorso in Italia a 102 discariche, “molte delle quali non a norma”, che ricevono 17 milioni di tonnellate di rifiuti, livello fra i più alti in Europa. 

Secondo Nomisma, utilizzando questi rifiuti essiccati e triturati nelle cementerie, come avviene già in quelle tedesche che utilizzano per il 100% combustibili ricavati da rifiuti, si incoraggerebbe la raccolta differenziata e allo stesso tempo anche il recupero di materia ed energia, con riduzione del consumo di risorse naturali e di materie prime. Inoltre, usando i cementifici, non verrebbero costruiti nuovi inceneritori e si sostituirebbe, almeno in parte, “un combustibile fossile con un combustibile parzialmente rinnovabile”.

Alla Tavola Rotonda che ha fatto seguito alla presentazione della Ricerca era presente il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il cui intervento, molto atteso, è stato poi riassunto in un comunicato stampa del Ministero stesso.
“Vareremo entro fine mese un decreto che prevede l’impiego di combustibili solidi secondari nei processi industriali, in particolare nel settore del cemento, che aiuterà anche molte regioni ad uscire dallo stato di emergenza - ha dichiarato Corrado Clini - L’ uso come combustibile in centrali, cementifici o anche termovalorizzatori può essere una strada da seguire per risolvere il problema dei rifiuti, per valorizzare energicamente i rifiuti e per uscire fuori da un circuito nel quale la malavita organizzata ha avuto un ruolo molto importante. Il nostro obiettivo è quello di far uscire i rifiuti dal ciclo ordinario per portarli in un ciclo industriale, qualunque sia: raccolta differenziata, recupero di energia o recupero di materiali”.

Resta il fatto, comunque, che i CSS sono rifiuti speciali e come tali il loro utilizzo energetico va gestito all’interno delle norme e delle autorizzazioni previste per gli impianti di smaltimento e recupero rifiuti, incenerimento e coincenerimento compresi. Se è importante sottrarre rifiuti alla discarica, è altrettanto indispensabile per la sicurezza e la salute dei cittadini che funzionino i controlli, perché altrimenti si rischia solo di rendere legale quel che le ecomafie hanno illegalmente perpetrato.

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