Ci risponde l’Assessore all’Ambiente della Regione Umbria, Silvano Rometti

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L'Umbria, collocata nel cuore della nostra penisola, tra verdi colline e città ricche di storia e tradizioni pone gli stessi interrogativi sulle problematiche che affligono il nostro paese, in attesa di trovare una soluzione efficace che consenta di guardare al futuro, ma al tempo stesso di preservare con cura il nostro glorioso passato.

Assessore, quanto contano le politiche ambientali per la Regione Umbria?
L’Umbria ha sempre posto particolare attenzione al proprio territorio e all’ambiente in genere, facendo di questa attenzione, addirittura, una scelta strategica, nella prospettiva di valutare nuove possibilità di sviluppo. Tutta la programmazione regionale è coerente con questa scelta di fondo sia sul versante della tutela delle acque e dell’aria sia delle politiche dei rifiuti.

Qual è la situazione della gestione dei rifiuti urbani nel territorio? A che punto è l’attuazione del Piano Regionale?
All’inizio di questo mandato amministrativo, avevamo una raccolta differenziata intorno al 30-32%; per una regione come la nostra: piccola e con centri altrettanto piccoli, immaginavamo risultati migliori. Al momento, però, la media regionale umbra credo si aggiri intorno al 47-48%, quindi, c’è stato un certo miglioramento, anche se inferiore, chiaramente, a quello richiesto dal Piano che prevedeva il raggiungimento del 65% entro il 31 dicembre 2012. Questo obiettivo era, comunque, assolutamente ambizioso e credo che nessuna regione in Italia lo abbia raggiunto.
Pensiamo di proseguire sulla stessa linea finora adottata che ha condotto già a una notevole riduzione dei rifiuti. I macro obiettivi che ci eravamo posti erano: riduzione; raccolta differenziata; riuso. La riduzione in parte è dovuta alla crisi economica, ma non solo a questa, dato che è stata piuttosto consistente: 100.000 tonnellate di rifiuti l’anno.

Quali sono le maggiori problematiche di questo settore?
Nel Piano Regionale erano previsti due impianti di termovalorizzazione: uno a Terni e uno a Perugia. Entrambi trovano grosse difficoltà a essere realizzati, a causa di resistenze da parte del territorio, dei cittadini e dei Comuni. Entro il mese di giugno, vista questa particolare situazione, presenterò al Consiglio Regionale un aggiornamento del Piano, al fine di includere questi nuovi scenari e anche in relazione al nuovo contesto normativo che è stato modificato a livello nazionale. Le nuove norme consentono di valutare altre possibilità, oltre alla termovalorizzazione dedicata e quindi, speriamo di trovare delle soluzioni più consone alla nostra particolare situazione.
A inizio legislatura avevamo le discariche piene. Ora, la situazione è in parte mutata: tre discariche sono state chiuse, due sono state ampliate e una è in fase di ampliamento.
Ci siamo dati un periodo medio di 5-6 anni per poter completare l’attuazione del Piano Regionale.

In che modo la Regione Umbria tutela la qualità dell’acqua?
Per quanto riguarda il Piano di tutela delle acque abbiamo una pianificazione recente, molto avanzata, ora siamo nella fase di attuazione.
L’Umbria ha ottenuto 213 milioni di fondi FAS (ora, FSC) per la tutela delle acque; 44 milioni sono stati destinati alla depurazione dei reflui civili. Oltre, all’uso delle risorse finanziarie abbiamo anche aggiornato e stiamo ancora aggiornando la nostra regolamentazione in riferimento agli scarichi dei privati.
Per quanto riguarda l’approvvigionamento complessivo dell’acqua, ritengo che l’Umbria, dopo l’ultimo finanziamento per il completamento della diga sul fiume Chiascio e il ripristino della parte di sbarramento crollata sulla diga di Montedoglio, per i prossimi decenni, non dovrebbe avere problemi legati all’acqua né da un punto di vista quantitativo né qualitativo.
Inoltre, da un’indagine compiuta in collaborazione con l’università abbiamo scoperto che un numero crescente di cittadini ritengono buona l’acqua dei nostri acquedotti. A dimostrazione di tale affermazione c’è il successo riscontrato dalle fontanelle diffuse nel territorio umbro.

Quali sono gli interventi della Regione Umbria per il miglioramento della qualità dell’aria?
Proprio in questo momento è in discussione un nuovo piano della qualità dell’aria che tiene conto del monitoraggio effettuato sulle città. Il problema più importante da affrontare è quello delle polveri sottili che riguarda, in particolare, quattro città: Perugia; Terni; Foligno; Corciano. Per abbassare il livello delle polveri stiamo agendo soprattutto sulla mobilità. Abbiamo in prospettiva di eliminare gradualmente l’accesso del traffico pesante nelle città. Non trascuriamo neppure l’apporto inquinante dovuto al riscaldamento: i vecchi generatori a legna determinano una percentuale non indifferente di polveri sottili, per questo stiamo già discutendo con i Comuni, affinché si possa trovare una soluzione soddisfacente sia dal punto di vista ambientale sia per i cittadini.
Per quanto riguarda le procedure AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) in Umbria le abbiamo attivate da tempo e le nostre aziende rientrano già negli standard previsti a livello europeo, anche quelle con un impatto emissivo maggiore. Inoltre, stiamo rilasciando l’AIA anche alle tre cementerie presenti nella nostra regione.

In che modo la Regione Umbria tutela il paesaggio in un’ottica di promozione del turismo in chiave “green”?
In Italia, il territorio cementificato o oggetto di cementificazione è al 7% della superficie, in Umbria è al di sotto del 4%. Siamo intenzionati a tutelare fortemente il nostro territorio, per questo promuoviamo scelte volte in questa direzione. Abbiamo pubblicato un bando per incentivare interventi di riqualificazione dei centri storici dei nostri comuni, al fine di favorire le politiche di riuso e di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.
L’Umbria ha puntato molto in questi anni sulle politiche di riqualificazione urbana, sulla rivitalizzazione dei centri storici e sul miglioramento dell’accessibilità ai centri storici che, trovandosi in buona parte su delle alture, comporta non pochi vincoli fisici da superare. Inoltre, le nostre città conservano strutture medievali o, comunque, con una struttura antica e per preservare tali caratteristiche abbiamo fatto un investimento notevole: oltre 100 milioni di euro.
Abbiamo cercato in tutti i modi di venire incontro a coloro che investono nei centri storici, considerando la competizione dei poli commerciali decentralizzati, abbiamo previsto degli incentivi e anche dei meccanismi premiali: chi ristruttura nel centro storico ottiene in cambio un premio in volumetria da utilizzare fuori dal centro.
Abbiamo fatto queste scelte per qualificare il “contenitore”, cioè, le piazze, i marciapiedi, le vie e gli edifici, ma anche per rendere vitale il “contenuto”, fornendo il 50% di risorse a fondo perduto a chi apre un negozio, un’attività artigianale o commerciale, perché sono proprio le attività economiche a far vivere e prosperare un centro storico. Vogliamo evitare di vedere in Umbria centri storici perfettamente risanati, anche grazie alle risorse stanziate per il terremoto, ma vuoti, privi dell’energia che contraddistingue le attività commerciali fiorenti.

Quali sono gli interventi che la Regione porta avanti in ambito energetico?
Stiamo sviluppando iniziative per rispondere in modo adeguato alle richieste dell’Unione europea e del nostro stesso Paese in questo ambito e cioè una crescita nell’impiego delle risorse rinnovabili.
Purtroppo, stiamo incontrando grandi difficoltà per quanto riguarda la realizzazione di impianti sia a biomasse che eolici, in quanto, tali impianti vengono percepiti dai cittadini come una minaccia per il loro ambiente. Poi, abbiamo il problema del fotovoltaico selvaggio, anche se la nostra regione, appena ne ha avuto la possibilità, ha messo al bando gli impianti a terra, consentendo di installare pannelli solari solo sulle coperture delle aree industriali.
Per ovviare a resistenze e problemi di vario genere, abbiamo stilato una regolamentazione a 360° che comprende tutte le fonti di produzione di energia rinnovabile. Abbiamo finanziato: i Comuni affinché realizzassero impianti di produzione che rispondessero ai nuovi requisiti energetici e le imprese affinché bonificassero i loro impianti dall’amianto.
Rimango, comunque, molto preoccupato, nonostante gli interventi già messi in atto, perché l’Umbria deve, in ogni caso, raddoppiare le sue attuali quote di rinnovabile.

Quali sono i maggiori interventi per ciò che concerne il risparmio energetico?
Per ora, lo stanziamento, tramite bando regionale, di risorse devolute a 60 Comuni per effettuare la sostituzione dei sistemi di illuminazione attuali con altri a più elevato risparmio energetico.

L’ambiente può essere un volano per l’economia?
In Italia, l’economia legata all’ambiente è cresciuta in modo esponenziale, mentre il resto dell’economia, come ben sappiamo, non va altrettanto bene, quindi, dobbiamo incominciare a considerare questo settore economico come una possibilità concreta di sviluppo per il nostro paese, tenendo conto che le nostre imprese hanno perso competitività anche a causa dei costi molto inferiori della manodopera in altri paesi esteri.
Il settore economico legato all’ambiente, inoltre, ci fornisce l’opportunità di migliorare il nostro territorio, anche a fini turistici, consumando al contempo meno risorse.

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