Colture agrarie, ecosistemi forestali e verde urbano minacciati da nuovi parassiti

Colture agrarie, ecosistemi forestali e verde urbano minacciati da nuovi parassiti

Dichiarato lo stato di emergenza fitosanitaria per fronteggiare i gravi rischi ambientali

tarlo asiatico

Dopo il Punteruolo rosso, è arrivato il Tarlo asiatico Dopo i seri rischi che la produzione di kiwi in Italia (2° produttore mondiale con 460.000 tonn. per un valore economico di circa 400 milioni di euro) possa essere compromessa per la diffusione del cancro batterico dell’actinidia causato da Pseudomonas syringae pv. Actinidiae, tanto da far avanzare da parte di Confagricoltura la proposta di proclamare lo stato di crisi del settore e di attivare le disponibilità finanziarie per mettere in atto le misure previste dal D. M. 07.02. 2011, comincia a diffondersi l’opinione che solo un sistema d’allerta rapido e l’incentivazione della ricerca potranno contrastare efficacemente la diffusione di malattie delle piante, indotte da specie invasive aliene, con le conseguenti e pesanti perdite economiche e ambientali. 


Così, su proposta del Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Saverio Romano, il Consiglio dei Ministri nella seduta del 31 maggio 2011 ha approvato con DPCM la Dichiarazione dello Stato di emergenza per fronteggiare il rischio fitosanitario connesso alla diffusione di parassiti ed organismi nocivi sul territorio nazionale.


“Lo stato di emergenza si è reso necessario - ha commentato il Ministro - per promuovere un coordinamento e un potenziamento della lotta contro gli agenti patogeni che hanno causato rilevanti danni alle nostre produzioni agricole e all’ambiente”.

Alcune specie di insetti, acari, nematodi e microrganismi patogeni introdotti accidentalmente in Italia da altre aree geografiche, non solo si sono acclimatati e diffusi con rapidità, ma hanno anche causato gravi danni per le colture agrarie, gli ecosistemi forestali e il verde urbano, con pesanti ripercussioni, sia economiche che paesaggistiche. In particolare, lo stato di emergenza si riferisce ai danni provocati da: Anoplophora chinensis e glabripennis (Tarlo asiatico), Rynchophorus ferrogineus (Punteruolo rosso delle palme), Paysandisia archon (Farfalla delle palme), Thaumetopoea pityocampa (Processionaria del pino), Megaplatypus mutatus (Coleottero ambrosia dei pioppi), Matsucoccus feytaudi (Cocciniglia della corteccia del pino marittimo), Tetranychus evansi (Acaro rosso del pomodoro), Bursaphelenchus xylophilus (Nematode del legno di pino).

Nel caso delle palme, ad esempio (colpite dal Punteruolo rosso), la forte diffusione dell’insetto sta portando ad un cambiamento del paesaggio in tutte le regioni interessate, tant’è che ce ne siamo occupati diffusamente l’estate scorsa (cfr: “Specie aliene: sottoprodotto indesiderato della globalizzazione”, in Regioni&Ambiente, n. 7 luglio 2011, pag. 52 e segg.).
Un altro insetto particolarmente dannoso è il Tarlo asiatico (Anoplophora chinensis e glabripennis), che si sta diffondendo in alcuni Comuni della Lombardia, del Lazio e del Veneto, colpendo diverse piante forestali come aceri, faggi, platani e pioppi, ma che potrebbe presto interessare anche molte altre specie, tra cui varie piante da frutto dei generi prunus, malus e citrus.

Secondo il Ministero le piante colpite potrebbero diventare anche un rischio per l’incolumità pubblica in quanto le larve degli insetti, scavando profonde gallerie all’interno della pianta, non visibili dall’esterno, possono provocare la loro caduta senza alcun preavviso. Senza considerare i danni provocati direttamente agli agricoltori a causa della perdita delle produzioni, dell’obbligo di distruzione delle piante infette, delle perdite dirette dovute al possibile blocco delle esportazioni di produzioni agro-alimentari.

Per questi motivi, il Ministero ha ritenuto “indifferibile e urgente un intervento” anche con strumenti straordinari, per il contenimento del rischio fitosanitario legato alla diffusione di alcuni organismi nocivi che potrebbero avere conseguenze anche per la salute umana e per gli aspetti ambientali e paesaggistici.
Da non dimenticare, poi, la procedura di infrazione avviata nei confronti del nostro Paese dall’Unione europea a causa dei “numerosi gravi inadempimenti da parte dell’Italia degli obblighi imposti dalla legislazione comunitaria vigente in materia fitosanitaria” (procedura C(2009)0911 del 19 febbraio 2009, rubricata con numero 2008/2030).

Per queste ragioni, lo strumento proposto prevede:
1. individuazione urgente delle aree di intervento per il contenimento dell’emergenza fitosanitaria relativamente agli organismi sopra citati, nonché l’individuazione delle urgenti misure di messa in sicurezza per il loro contenimento;
2. coordinamento dei servizi fitosanitari regionali, delle Regioni e degli enti locali per le suddette azioni;
3. coordinamento dell’attività di formazione, ricerca e sperimentazione, prevedendo l’istituzione di un tavolo di concertazione con enti ed istituti di ricerca pubblici e privati;
4. predisposizione e gestione di un albo degli operatori economici che possono effettuare interventi per l’eradicazione o il contenimento degli organismi nocivi oggetto dell’ordinanza, previa definizione in collaborazione con il servizio fitosanitario nazionale dei requisiti necessari;
5. adozione di azioni informative per fornire indicazioni circa i rischi della diffusione degli organismi nocivi sopra elencati, anche attraverso un piano di comunicazione a supporto dell’attuazione degli interventi previsti; 6. Adozione di azioni informative per fornire indicazioni circa i rischi della diffusione degli organismi nocivi sopra elencati, anche attraverso un piano di
7. comunicazione a supporto degli interventi previsti.

Una task-force sarà, poi, dedicata specificatamente a questa tematica.


Tarlo Asiatico (Anoplophora chinensis e glabripennis)


Denominato anche Cerambicide dalle lunghe antenne (il doppio della lunghezza del corpo nel maschio ed appena più lunghe nella femmina) di colore nero bluastro con macchie bianche, come il suo corpo allungato e robusto (2-4 cm), è originario dell’Asia (Cina, Corea, Giappone e Taiwan), dove predilige le piante del genere Citrus (negli ultimi anni in Cina per l’infestazione di questo coleottero sono stati abbattuti 50 milioni di alberi di agrumi) e ha provocato gravi danni anche a molte latifoglie, soprattutto dei generi Acer, Populus e Salix.

Questo coleottero xilifago è praticamente votato alla distruzione della pianta infestata, il cui tronco viene scavato dalle sue larve e pupe, da cui esce all’aperto come adulto a fi ne maggio - primi di giugno, praticando dei fori.
Dotato di buone capacità di volo, è in grado di spostarsi e di infestare altri alberi, su cui la femmina con le sue mandibole fa delle incisioni nelle quali deposita le uova, una per ogni incisione.

Dopo 40-50 giorni il tarlo adulto muore, ma dalla schiusa delle uova dopo 15-20 giorni, a seconda della temperatura, le larve cominciano a mangiare il legno fi no a diventare di 5-6 cm di lunghezza, per poi impuparsi all’inizio della primavera.
Già negli anni ’80 in Olanda erano avvenute alcune segnalazioni di Anoplophora chinensis su piante del genere Acer importate dalla Cina.
Analoghe segnalazioni sono successivamente avvenute in Inghilterra nel 2000 e in seguito si sono registrate sporadiche presenze in Francia (2003), in Croazia (2007) e in Germania, dove nel 2008 un grosso carico di Acer palmatum in vaso, importato dalla Cina, conteneva quasi 3.000 piante infestate dal tarlo asiatico.

Tuttavia, in tali casi il tarlo asiatico non si è diffuso sul territorio. Il primo rinvenimento di una certa entità è avvenuto in Italia nel 2000, in un vivaio di Parabiago in Lombardia, regione dove, dopo diversi anni di monitoraggio, risultava che il coleottero era presente a Milano e in 30 comuni limitrofi.

Essendo un insetto da quarantena nell’Unione europea, in base alla Direttiva 2000/29/ CE concernente le misure di protezione contro l’introduzione e la diffusione negli Stati membri di organismi nocivi a vegetali o prodotti vegetali, il MIPAAF con Decreto 9 novembre 2007 disponeva misure aggiuntive di lotta obbligatoria per il cerambicide asiatico, tra cui l’abbattimento di tutte le piante attaccate e poste entro un raggio di 20m, a seguito del quale anche la Commissione UE con Decisione del 7 novembre 2008 stabiliva misure di emergenza per impedire la sua introduzione e diffusione nella Comunità.

Successivamente la sua presenza è stata riscontrata nelle province di Lecco, Varese e Brescia, a partire dal luglio 2008 nel Lazio e nel giugno 2009 nel Trevigiano, tanto che un’ Ordinanza del Presidente della Regione Veneto del mese successivo defi niva le misure obbligatorie per il controllo del coleottero e l’eradicazione delle piante infestate, reiterate l’anno successivo con un Decreto, dopo l’accertamento di un nuovo focolaio, sempre nella provincia di Treviso.

La Regione Emilia Romagna - Servizio Fitosanitario, allertata dal rischio di una introduzione del tarlo asiatico anche nel suo territorio, ha avviato già nel 2008 una campagna di informazione ai cittadini affi nché segnalino tempestivamente eventuali avvistamenti dell’insetto o sintomi del suo attacco. Se si è giunti allo stato di emergenza, vuol dire che è diffi cile da debellare e sono necessari interventi preventivi e tempestivi per evitare che questo parassita si diffonda su tutto il territorio nazionale con gravi danni ambientali.

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