Proposto un nuovo approccio dal basso per la riduzione delle emissioni

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Alla Conferenza Mondiale sui Cambiamenti Climatici di Copenhagen nel 2009 venne raggiunto un Accordo in base al quale i Paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo avrebbero sottoscritto entro gennaio 2010 target nazionali di riduzione volontaria delle emissioni di gas serra, al fine di mantenere alla fine del secolo la temperatura media globale entro i 2 °C rispetto all’era pre-industriale. 

Dagli impegni presentati dai 42 Paesi industrializzati e 44 di quelli in via di sviluppo un gruppo di 30 scienziati, provenienti da 25 Istituti di ricerca e coordinati dall’UNEP, ha acquisito dati che sono stati elaborati in uno studio pubblicato alla vigilia della Conferenza di Cancún (2011), dal titolo “Emission Gap Report” in cui si affermava che se fossero mantenuti gli impegni assunti con il “Copenhagen Accord” si avrebbe un riduzione delle emissioni soltanto del 60% rispetto a quanto necessario per mantenere la temperatura globale al di sotto dei 2 °C. (cfr: “Bisogna colmare il divario”, in Regioni&Ambiente, n. 12 dicembre 2010, pag. 9).

In particolare, si indicava che per l’obiettivo prefissato al 2020 c’era ancora un gap compreso tra i 5 GtCO2 (equivalenti alle emissioni globali dei trasporti su gomma) e i 9 GtCO2 (dato questo che si riferiva ad uno scenario business as usual).

Ma è possibile colmare questo divario?
Secondo i ricercatori della Società di consulenza olandese ECOFYS, leader mondiale e punto di riferimento per quanto concerne i temi delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, che hanno pubblicato uno Studio su Nature, due dei quali avevano partecipato al redazione del Rapporto dell’UNEP, la risposta è affermativa.

Noi proponiamo un nuovo approccio, che chiamiamo ‘inserirsi nel divario’, che si compone di 21 principali iniziative coerenti che insieme potrebbero innescare riduzioni di gas ad effetto serra di circa 10 miliardi di tonnellate equivalenti di anidride carbonica (GtCO2) entro il 2020, oltre ai benefici delle riduzioni indotte di emissioni inquinanti in atmosfera” (cfr: Kornelis Blok, Niklas Hohne, Kees van der Leun & Nocholas Harrison - “Bridging the greenhouse-gas emissions gap”- Nature Climate Change, published on-line 17 june 2012).

Atteso che il processo negoziale UNFCCC in questi due anni e mezzo non ha fatto progressi tali da evidenziare impegni più ambiziosi delle Parti, che nel frattempo alcuni Paesi in via di sviluppo hanno aumentato la linea base a cui sono collegati i loro impegni, riducendone quindi la portata, e che le stime indicano che gli obiettivi del Protocollo di Kyoto non saranno raggiunti, gli studiosi stimano che nel frattempo il divario potrebbe essersi incrementato di 1-2 GtCO2.

La parte più innovativa di questo approccio “wedging the gap” è che le 21 iniziative proposte messe insieme ed attuate da semplici cittadini, dalle città, dalle imprese, dalle amministrazioni, avrebbero la potenzialità di colmare il gap.

Pur riconoscendo che i governi nazionali sono responsabili per l’attuazione e l’ambizione di aumentare impegni ed azioni, secondo gli autori dello Studio alcune iniziative “dal basso”, guidate da attori sub-sovrani e non statali motivati da interessi aggiuntivi per la riduzione delle emissioni potrebbero dare nuovo impulso all’azione internazionale sui cambiamenti climatici. Gli eventuali successi potrebbero avere un impatto sugli impegni dei Governi nazionali, in caso contrario, i Governi nazionali potrebbero sentirsi liberati dalla pressione di implementare e rafforzare i propri impegni dal momento che potrebbero contare sul successo delle iniziative, promosse da altri.

Inoltre, molte delle iniziative proposte generano anche benefici significativi per la “crescita ‘verde”’, stimolando lo sviluppo economico sulla base di soluzioni ecologicamente sane e fornendo ulteriori motivazioni al proprio impegno.

Di seguito vengono menzionate le 21 iniziative proposte, per ognuna delle quali è stato analiticamente conteggiato l’apporto in termini di riduzione delle emissioni.
Le riduzioni delle emissioni da parte delle 1.000 più grandi imprese mondiali
Le riduzioni delle emissioni nella catena di approvvigionamento
Le riduzioni delle istituzioni finanziarie
Le riduzioni volontarie delle aziende
Le riduzioni volontarie dei consumatori
Riscaldamento e raffreddamento degli edifici
Il divieto di lampade ad incandescenza
Efficienza degli apparecchi elettrici
Riduzione delle emissioni di auto e camion
Aumento della produzione di energia solare fotovoltaica
Aumento della produzione di energia eolica
Accesso all’energia attraverso opzioni a basse emissioni
Abolizione dei sussidi per i combustibili fossili
Riduzione delle emissioni dei trasporti internazionali aerei e marittimi
Riduzione dei gas fluorurati (UFCs, PFCs, SFs)
Riduzione della deforestazione
Riduzione delle emissioni in agricoltura
Riduzione maggiore di metano e inquinanti atmosferici
Stufe e fornelli per cucinare più efficienti